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Chieti. Incendi ex Seab: M5S chiedono di revocare le autorizzazioni e rispolverano una legge del '34

M5S: “Gli incendi all’interno di questa azienda sono un fatto non più trascurabile. Stop a chi non è in grado di garantire sicurezza alla salute dei cittadini”

 

 

A fare il punto della situazione in conferenza stampa, il Consigliere Regionale, Sara Marcozzi e i Consiglieri Comunali, Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo che ripercorrono i precedenti storici piu’ importanti all’ex-Seab


- 18-19 luglio 2009. Devastante incendio spento solo dopo tre giorni di lavoro da parte dei VVFF. Fumi sino a Ortona.
- 22 maggio 2010. Bruciata una struttura in plastica.

- 19-20 dicembre 2011. In fiamme un deposito di plastica compressa. Intervennero 7 squadre dei Vigili del fuoco.
- 14 novembre 2012. A fuoco rifiuti indifferenziati di plastica e cartone. Intervenute 4 autobotti.



I pentastellati sostengono che quello dell'ex-Seab è un dossier “pieno di incidenti e negligenze”

Si leggono i passi della vicenda dell'impianto.
Nell’Agosto del 2009 una prima sospensione parziale di sei mesi, limitatamente a una parte dell’impianto.

 

Nel 2010, a seguito dell’incendio del 2009, l’impianto viene sottoposto a sequestro preventivo e contestualmente il Tribunale di Chieti nomina un Commissario Giudiziario per garantire il proseguo dell’attività di messa in sicurezza.


Sempre nel 2010 Regione Abruzzo invia intimazione e diffida avverso negligenze dell’azienda.

Nel 2012, a seguito di una verifica condotta dai Vigili del Fuoco del Comando di Chieti, viene sospeso il CPI (Certificato di Prevenzione Incendi). La Regione provvede alla sospensione parziale per 3 mesi dell’impianto a causa delle problematiche attinenti la gestione dell’impianto.

 

Attualmente l’azienda svolge la propria attività in regime di prorogatio in quanto l’autorizzazione decennale è scaduta nel 2016 ed è stata temporaneamente rinnovata. Il 14 Aprile 2017 è stata programmata la conferenza dei servizi per il rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale).

 

 

L'analisi del M5s sottolinea che l'Arta, deve accertare la regolarità dei controlli del gestore su prevenzione dell'inquinamento e limite di emissione, inoltre,che abbia abbia informato l'autorità competente.

 

Altro paio di maniche su quello che può fare il sindaco/podestà di Chieti.
Il M5S ripesca una legge del '34 che porta ancora la dicitura podestà e a costui, oggi sindaco, si conferisce il potere di soluzione della situazione. Si tratta dell'Art. 217 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 “Quando vapori, gas o altre esalazioni, scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbri che, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podestà prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza. Nel caso di inadempimento il podestà può provvedere di ufficio nei modi e termini stabiliti nel testo unico della legge comunale e provinciale.”


Secondo M5s la Regione dovrebbe, come legge consente, di procedere, a seconda la gravità, a diffida, sospensione dell'attività per un tempo determinato, chiusura dell'installazione, nel caso in cui l'infrazione abbia determinato esercizio in assenza di autorizzazione.

 

Chieti: situazione di precarieta’ ambientale non piu’ sostenibile

L’intera area comunale è da anni in stato di forte degrado ambientale. Dall’incendio del deposito di rifiuti di Colle Marcone, alla discarica di Santa Filomena, al SIR di Chieti Scalo che aspetta da 10 anni la bonifica. In questo contesto, il Comune di Chieti detiene lo straordinario primato di Capoluogo di provincia con il più alto numero di impianti di trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti. Ben 19!

 

Fra l’altro, alcuni di questi impianti, sono autorizzati alla gestione di grossi quantitativi, fra tutti ricordiamo il TMB di Deco Spa con capacità di 270 mila tonnellate.

 

Il M5S chiede inoltre una moratoria sull’autorizzazione dei nuovi impianti, intervenendo con modifica al Piano Regolatore Generale del Comune, attivando uno stringente Piano della Qualità dell’Aria e l’attivazione di una Task Force in capo al settore Ambiente del Comune con risorse e personale dedicate all’attività di gestione e controllo di queste realtà insistenti sul territorio, affinché i gravi episodi di Chieti Scalo o Colle Marcone, evidentemente causati da incuria e mancanza totale di controllo, non si verifichino mai più!

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