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Camillo Chiarieri: il mio libro sull'epopea romantica della gente d'Abruzzo mai raccontata prima.

“Ho scritto questo libro pensando a un bambino di quarant’anni fa, un ragazzetto con la testa piena di curiosità e tanta voglia di scoprire e sapere.” Camillo di allora sta ancora aspettando queste pagine. Così Camillo Chiarieri autore di Storie della Storia in Abruzzo spiega il suo secondo lavoro editoriale che sarà presentato a Pescara nella sala consiliare il 10 luglio alle ore 17,00.

 

Le immancabili illustrazioni di Valerio Perilli e le storie raccontano i luoghi e la gente d'Abruzzo come mai fatto sino ad ora. Incontro Camillo Chiarieri cercando di scoprire di più sul volume, prima della presentazione ufficiale, moderata dalla scrivente. Lo vedo nel Municipio di Pescara, dimagrito, stanco ma allegro, “Arianna non mi fa dormire!” E chiedo “Chi è Arianna?” Camillo mi guarda sorpreso, “mia figlia, Arianna”, e scappa una risata. Dopo qualche foto per l'articolo, parto con le domande.

Dici sempre che da piccolo ti chiedevi perché non sentivi mai parlare della tua regione e della tua città, Pescara. Cosa in particolare avresti voluto sapere?

“A quei tempi mi chiedevo quale storia avessero da raccontare quelle montagne così imponenti; cosa significassero i disegni nella pietra visti nell’antica chiesa dove si erano sposati gli zii, da mio padre chiamata San Clemente; chi avesse costruito così tante torri e castelli sparsi per ogni dove. “

Avrai domandato a qualcuno, a chi?

“A molte persone diverse, anche alla maestra, ma nessuno aveva saputo rispondermi. “

Come cercavi di soddisfare la tua curiosità?

“mi ero messo a cercare nei libri di storia della biblioteca della scuola, si parlava solo di Roma, Firenze e della Magna Grecia, delle Signorie e delle Repubbliche Marinare, Abruzzo mai, come se non esistesse.”

Camillo, come e quando hai cercato di conoscere la regione Abruzzo, cosa è scattato?

“Il vero incontro con l’Abruzzo ci fu anni dopo, quando finalmente presi la patente e fui libero di andarmene a zonzo tra strade e stradarelle. La prima occasione fu alla fine del liceo: la mia classe era molto alternativa e in occasione dei 100 giorni agli esami, invece di far rotta verso il trafficatissimo santuario di San Gabriele, decidemmo (con tutta l’incoscienza di chi guida l’auto da una manciata di settimane) di dirigerci verso il gran Sasso fino a Rocca di Calascio.

Quali luoghi ti colpirono nelle tue 'zingarate” abruzzesi?

Un po' tutto, dal quadrato magico di San Pietro ad Oratorium ai colossali mandroni sparsi su versanti scoscesi, fino ai quartieri raffinatissimi e desolati di Navelli e Carapelle. Ricordo notti di San Lorenzo trascorse con le tende montate appena sotto la Rocca di Calascio, la vecchia 500 di un amico, morta sul Voltigno,s alvati da un vecchio boscaiolo che mobilitò tutta la famiglia per aiutarci. Da perderci la testa per l'Abruzzo.

Tu hai fatto un lungo percorso di studi, passando per l'Università di Firenze, hai scelto di essere una guida turistica per amore, in una regione che ambisce al gran turismo massiccio e alla fine i numeri non sono quelli che la potenzialità annuncia. Perchè?

“Volevo rendere giustizia a questa terra, far sapere a più persone possibile tutto ciò che avevo scoperto, mostrare le sue bellezze come fa un padrone di casa orgoglioso della sua dimora curata stanza per stanza.”

Per quanto tempo hai svolto il lavoro di guida turistica?

“L’ho fatto per più di un decennio, poi qualche anno fa mi è venuta voglia di raccontare l’Abruzzo a chi aveva più di tutti diritto, finalmente, di conoscerlo: gli abruzzesi.

La novità raccontata nel tuo libro?

“l’epopea romantica ed epica della nostra gente che non è studiata, conosciuta e raccontata, tanto che la maggior parte degli abruzzesi la ignora completamente. “

Questo libro è dedicato a tua figlia, per conoscere “le sue origini” e “il suo retaggio”.

"mi piace immaginare Arianna tra qualche anno, mentre vede il tramonto, lo stesso visto da me, mentre legge un libro sui castelli incantati abitati da fate guerriere, boschi magici, torri stregate e sterminate pianure percorse da principesse combattenti. E che lei sorridendo tra sé si dica: “Sì, io conosco quei luoghi: sono Roccacasale, Tagliacozzo, Campo Imperatore, San Bartolomeo in Legio e San Giovanni in Venere. Io conosco tutti quei luoghi, perché sono la mia casa.”

Ultima modifica il Giovedì, 30 Giugno 2016 12:18
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