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Dimmi come scrivi ti dirò chi sei.

di Mauro Di Profio foto concessa da Elsa Abrugiato

Intervista alla grafologa Elsa Abrugiato

 

Vocali, consonanti e tratti di punteggiatura per lei non hanno segreti. Se la osservi analizzare la calligrafia, sembra una sicura Indiana Jones, ma invece di indossare il cappello a falde larghe, e cercare l’arca perduta, concentra le sue attenzioni sulle caratteristiche che rendono la grafia unica, ed evidenziano alcune strutture psicologiche della personalità.

La capacità di analizzare la calligrafia non ha nulla di magico, e il grafologo non è uno stregone, ma un professionista che attraverso anni di studio ha maturato conoscenza ed esperienza, che unite alla scienza, che ogni tanto viene in soccorso, ha acquisito la capacità di interpretare il modo di scrivere, e mettere in evidenza gli elementi distintivi del carattere.

Una persona che sa districarsi molto bene in questo labirinto di virgole, accenti, scritture contorte o lineari è Elsa Abrugiato di professione grafologa, e consulente peritale del tribunale.

Distinta, elegante e sicura di se ci ospita nel suo studio. Salta subito all’occhio una collezione di penne di tutti i tipi e colori; dal comune refill, alla stilografica a cartuccia e a stantuffo, alle matite che a definirle uniche non si sbaglia. In questa oasi di pace ci dice, riesco a decodificare ed interpretare ogni tipo di scrittura.

Oggi si scrive sempre meno. Gli smartphone si usano anche per prendere appunti, non si mandano più cartoline, non si scrivono curriculum a mano, a cosa serve la grafologia?

Risposta: In una società sempre più tecnologica, e con dei ritmi quotidiani velocissimi, la grafologia è lo strumento per recuperare il contatto con noi stessi, e con la nostra interiorità. Il costante e continuo bombardamento di notizie scambiato ogni giorno, ha reso la comunicazione estremamente semplificata, ma solo all’apparenza. La gestualità che accompagna l’azione dello scrivere, la presa della penna tra le dita, ci “costringono” in qualche modo a fermarci per concentrarci sui nostri pensieri, e a ben pensarci potremo annoverare la grafologia come fonte di informazione più attenta e scrupolosa. Dovendo scrivere una lettera o un documento per consuetudine prendo appunti con la mia inseparabile penna, prima di scrivere con il computer.

Da dove nasce la sua passione per la grafologia?

Parte da lontano, risale ad alcuni anni fa; ed è complice della mia parte più intima e riflessiva. Sono sempre stata incuriosita e spinta a scrutare tra le pieghe più nascoste dell’animo umano, e vi assicuro che la scrittura, per chi sa interpretarla, non mente. Iniziai ad appassionarmi alla grafologia quando risiedevo nelle Marche, complice il fatto che lì questa disciplina era già affermata. Mi iscrissi ad un corso che non potei ultimare a causa del trasferimento a Pescara. Nella mia nuova città mi iscrissi alla Scuola Patavina di Grafologia di Padova, dove ho terminato il percorso di studi e con la mia professione sono arrivata fino qua.

La grafologia è una scienza, una disciplina o cosa?

E’ una disciplina, anche se non sono poche le perplessità. Qualcuno non opportunamente informato, la considera alla stregua di una moderna stregoneria. Il grafologo viene visto come un mago, che attraverso la scrittura può predire il futuro. Nulla di più lontano dalla realtà! La grafologia ha origini antiche e le sue tecniche si sono sviluppate attraverso diverse scuole di pensiero, tutte con un unico comun denominatore e cioè riconoscerle il carattere di scientificità, elaborandone leggi e regole dopo ampia sperimentazione. Un quid pluris in grado di districare dubbi che altrimenti rischierebbero di restare insoluti.

La grafologia può aiutarci a conoscerci meglio per migliorarci?

Direi di si, pensate che Padre Girolamo Moretti, da tutti riconosciuto capostipite della grafologia italiana, afferma che la scrittura, sopra qualunque altra manifestazione materiale dell’uomo, è meravigliosamente adatta per personalizzarlo. Ognuno ha un personalissimo stile di scrittura, con tratti caratterizzanti unici, che si ripetono. Anche se, ad un primo esame la grafia appare diversa, mettendo in evidenza il nostro trascorso, il modo di percepire e introiettare le situazioni, ed il grafologo, grazie alle sue specifiche competenze, alcune acquisite anche in ambiti differenti da quello strettamente tecnico del peritale, è in grado di coglierne l’essenza dei significati e fornire un supporto per decodificare se stessi. L’unica scrittura che il grafologo non è in grado di interpretare è la propria, anche se, ovviamente, è una situazione impossibile da applicare.

La grafologia è una professione riconosciuta nel 2010, quanto può crescere ancora?

Il grafologo deve evitare di chiudersi nell’ambito di penna, inchiostro, calamaio e foglio di carta, e sfruttare al meglio l’era digitale che incentiva l’utilizzo di smartphone, tablet, e pc. Il futuro si evolverà sicuramente in tale direzione, ed il modo di esprimersi e comunicare futuro non può che risentire di questa tendenza. Questo è un processo inarrestabile, che promuoverà lo sviluppo di nuove metodologie di studio adeguate ai tempi. Alcune prerogative della grafologia classica dovranno essere necessariamente rivisitate e adeguate per essere al passo con i tempi. Questo è un processo che ha già avuto inizio.

In Italia è consuetudine per le aziende far ricorso al parere del grafologo prima di assumere un collaboratore?

No. Non è una consuetudine. Nell’ultimo periodo si è notata una inversione di tendenza soprattutto grazie ad aziende più giovani, dinamiche e versatili, molte hanno visto la partecipazione di figli con idee innovative, e sempre in maggior numero ricorrono al parere del grafologo per completare l’excursus conoscitivo del candidato. Il giudizio del professionista è la prova del nove che serve a verificare se le caratteristiche e la personalità emerse nelle fasi dei colloqui, siano effettivamente rispondenti a quanto la grafia riveli. Il parere del grafologo non è elemento determinante, ma fornisce un ulteriore strumento utile per una attenta valutazione.

Chi è il cliente tipo del grafologo?

Molto dipende dalla specificità del settore. Volendo trovare un punto in comune, sono persone ed aziende incuriosite e disposte a sperimentare nuovi metodi conosciuti sia individuali che collettivi.

Quanti tipi di scrittura esistono?

Non è possibile quantificare. Ogni scrittura è diversa dall’altra per la combinazione di elementi che la compongono, per esempio la pressione, l’inclinazione, dimensione delle lettere, curvelineità, o angolosità per dirne qualcuno. Poi va tenuto presente che la grafia nel corso degli anni può subire delle mutazioni, dovute al susseguirsi dei vissuti personali e pensate possono anche essere mutate dalle condizioni metereologiche.

Ci racconta un aneddoto simpatico legato alla sua professione

Ero studentessa ed una sera, a cena tra amici, una persona piuttosto scettica e supponente, che non annoveravo tra i miei amici, mi chiese con aria scherzosa di interpretare la sua scrittura. Scrisse su un foglio alcune righe e me lo consegnò. Aveva un atteggiamento del non ci credo mentre era in attesa del mio referto. Consegnai l’analisi e lui rimase talmente colpito e quasi in religioso silenzio. In separata sede mi confessò che gli avevo raccontato cose sue che a tutti aveva sempre celato. Non vi nascondo lo stupore generale, “misto al suo ma allora è vero”. Oggi siamo ottimi amici.

Per la grafologia le bugie hanno le gambe corte?

Beh, se non proprio corte, quasi. La grafologia suggerisce quando essere diffidenti e guardinghi. Qualcuno potrebbe dire “ a saperlo prima”, e voi cari bugiardi siete avvisati.

Mentre parla della grafologia Elsa è totalmente intrisa in essa, quasi fossero un corpo solo. Gioca con un tagliacarte di altri tempi facendolo scorrere sul palmo della mano. Poi con la simpatia, la signorilità ed il sorriso stampato, non di circostanza, mi accompagna alla porta. La ringrazio mentre vado. Elsa ha soddisfatto la mia curiosità.

Ultima modifica il Giovedì, 16 Giugno 2016 17:12
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