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Psicologia. Un confronto sulla maternità surrogata a Roma

il 10 febbraio a Roma. Binetti presenta il suo libro con esperti. Nicolò (SPI): Attenzione a senso di onnipotenza

 

Roma, 6 feb. - "Come accade a tutti, ci sono temi che ci appassionano più di altri, perché mettono in gioco le nostre credenze più profonde, i nostri valori e in alcuni casi la ragione stessa del nostro lavoro professionale e del nostro impegno sociale. Si tratta spesso di temi ad alta rilevanza etica, che riguardano principi e valori strutturali nel nostro sistema sociale e che nel corso del dibattito possono assumere un aspetto divisivo; ma solo nell’ascolto reciproco si scopre la loro fecondità e si ritrova la serenità di giudizio indispensabile per un confronto equilibrato, in cui ognuno esprime ciò che pensa senza rinunciare alle sue convinzioni. In questo clima è nato il libro sulla ‘Maternità surrogata, una maternità a tutti i costi’ che antepone il diritto di una persona a volere un figlio, alla complessità dell’esperienza umana con cui un figlio guarda alla sua famiglia e si chiede da dove viene, come sia arrivato al mondo e perché". A spiegarlo è Paola Binetti, esponente della co mmissione Affari Sociali alla Camera dei deputati, che venerdì 10 febbraio presenterà a Roma, alle ore 10:30 nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto (Via del Seminario 76 - Roma zona Montecitorio), il suo libro edito dalla Casa editrice Magi.
Tra le relatrici c’è Anna Maria Nicolò, neuropsichiatra infantile, psicoanalista e futura presidente della Società Psicoanalitica Italiana (SPI), che intervistata dalla Dire ricorda: “Esistono vari tipi di maternità: genetica, biologica, psicologica e simbolica, ovvero quella capacità che un genitore ha di permettere al bambino, contenendo le sue angosce, di sviluppare la possibilità di pensare come soggetto differenziato”.
- Cosa succede a una donna che ha una gravidanza surrogata? "Abbiamo purtroppo pochi dati che ci permettano di orientarci. Da troppo poco tempo si comincia ad usare la gravidanza di sostegno e possiamo perciò fare solo ipotesi. In queste situazioni certo si verifica una scissione tra i vari tipi e le varie fasi della maternità. La donna che dà il suo ovocita è madre quanto colei che lo porta in grembo o che cresce il bambino. Nella maternità classica questi aspetti si integrano, mentre in quella surrogata la donna che porta il bambino in grembo scinde un aspetto del suo essere madre”. Un evento“estremamente importante” della maternità sono, secondo la psicoanalista, “le fantasie che esistono in gravidanza, quando la madre si prefigura il bambino e lo investe in modo precoce. Ci sono studi che hanno osservato la differenza delle fantasie della mamma nei primi 3 mesi di vita del feto da quelle che si manifestano a partire dal 3 mese di gravidanza, quando è possibile in generale percepire più distintam ente i movimenti fetali. Ci possiamo domandare se e come questo aspetto cambierà le fantasie materne rispetto al bambino che la madre sta ospitando”.

Nicolò pensa che “oggi ci sono molte patologie legate al corpo e talora il corpo viene ripudiato, negato , usato come fosse lontano o diverso da noi . Il fatto è che le nuove scoperte scientifiche ci hanno aperto nuove possibilità, ma hanno anche sollecitato la nostra onnipotenza. L’onnipotenza che spinge ad agire sul corpo, come se fosse un contenitore che possiamo usare in tutti i modi, ci deve impensierire. La madre che scinde un tipo di maternità da un'altra sta amputando elementi importanti dentro di sé. Non possiamo prevedere le conseguenze di suddetta amputazione- ricorda la neuropsichiatra infantile- e quello che si verificherà e peserà nella vita di quella persona e del bambino . Anche la madre che ospita comunica molto precocemente con il bambino sul piano biologico, psicologico e fisico. Il bambino non è solo il prodotto di un fattore genetico ,è anche il prodotto del contesto abitativo del corpo della madre che lo ospita, oltre che delle sue fantasie. Il bimbo nella pancia, inoltre, rappresenta una parte del corpo della donna, il suo futuro", chiarisce Nicolò.
“È per finire “confondente- continua la dottoressa- legare la maternità surrogata o la gravidanza di sostegno all’omosessualità, perché anche una coppia eterosessuale può utilizzarla, e anche in quest’ultimo caso ripeterei lo stesso discorso. Personalmente non sono contraria alle coppie omosessuali. L’omosessualità è una scelta d’oggetto possibile e accettabile quanto e come l’eterosessualità. Se riuscissimo a liberarci da questa etichetta che fa coincidere gravidanza di sostegno e coppie omosessuali, saremmo più lucidi per capire e rifletterci sopra. Inoltre, se una coppia non riesce ad avere figli dovrebbe probabilmente prima accettarne il lutto, per poi comprendere che la creatività si esprime in tanti modi. Perché non poterli adottare i bambini? Senza escludere che di fatto si possono avere figli anche al di fuori di una coppia e poi crescerli all’interno È vero, è un terreno farraginoso- conclude la psicoanalista- ma conosco tante persone felici con figli adottivi meravigliosi. Non tutti i bambini adottati creeranno problemi, come non è vero che tutti i bambini biologici saranno sani. Sappiamo ormai con certezza che i figli di coppie omosessuali non si differenziano in nessun modo dai figli di coppie etero sessuali e sappiamo anche che sono esistite numerose e differenti configurazioni familiari. Una crescita sana- conclude la psicoanalista- non ha a che fare con la forma della famiglia, né con la scelta sessuale dei genitori”.

Ultima modifica il Lunedì, 06 Febbraio 2017 12:59
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