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Diaz. Le scuse 11 anni dopo

Sentenze

E' "il momento delle scuse". Il capo della polizia, Antonio Manganelli, torna sulla sentenza della Cassazione sull'irruzione alla Diaz di undici anni fa.

 

"Sono orgoglioso - premette - di essere il capo di donne e uomini che quotidianamente garantiscono la sicurezza e la democrazia di questo Paese, rispetto il giudicato della magistratura e il principio costituzionale della presunzione d'innocenza dell'imputato, fino a sentenza definitiva. Per questo, l'istituzione che ho l'onore di dirigere ha sempre ritenuto fondamentale che venisse salvaguardato a tutti i poliziotti un normale percorso professionale, anche alla luce dei non pochi risultati operativi da loro raggiunti".

Una sentenza, quella della Cassazione, a suo modo storica, che mette la parola fine (almeno dal punto di vista giudiziario) a una vicenda durata undici anni e segnata da infinite polemiche. Ma anche una sentenza che propone tutta una serie di problemi alla "macchina" della Polizia, che di fatto vede azzerati parte dei suoi vertici investigativi. "Il ministero dell'Interno ottemperera' a quanto disposto dalla Suprema Corte", assicura il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri.

Ma questo, di fatto vuol dire, che lasceranno i loro posti Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell'Ucigos ed attuale capo sezione analisi dell'Aisi, i servizi segreti interni; Francesco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine; Gilberto Caldarozzi, direttore dello Sco, il Servizio centrale operativo; e con loro i dirigenti di alcune importanti squadre mobili e di altri uffici territoriali. Nomi di spicco, divenuti familiari alle cronache, per successi investigativi anche recenti come l'identificazione e l'arresto dell'autore dell'attentato all'istituto Morvillo Falcone di Brindisi. Negli anni precedenti, prima e dopo la "macelleria messicana" di quella notte sventurata, diversi di loro hanno infilato nel loro 'cursus honorum' straordinari risultati nella lotta alla malavita, al terrorismo ma soprattutto alle mafie, con una lunga fila di grandi latitanti assicurati alla giustizia, primo tra tutti Bernardo Provenzano.

Ora che, con la condanna, e' arrivata anche la conferma dell'interdizione dei pubblici uffici, aspettano di conoscere il proprio destino. Nella consapevolezza, ribadita dal capo della Polizia, Antonio Manganelli, che l'istituzione non puo' che accogliere la sentenza della magistratura "con il massimo dovuto rispetto". agi

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