IL TRISTE CASO DEL CAMPANILE DI MONTESILVANO COLLE E L’AVVENTO DELLA BARBARIE

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Montesilvano/cultura

di Camillo Chiarieri

È di due giorni fa l’Ordinanza del Sindaco di Montesilvano che sancisce definitivamente la pericolosità della Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesilvano Colle. Nel corso dell'ispezione dei Vigili del Fuoco è stata riscontrata l’instabilità del suo antico campanile a causa delle lesioni prodotte dal terremoto del 2009 e di un distacco della muratura in mattoni.


 

Il tempo trascorso dal 2009, con le nevicate e le piogge abbondanti degli ultimi anni, senza che nessuno facesse alcunché, ha peggiorato le condizioni di stabilità producendo rischi sulle strutture sottostanti e sulla meravigliosa passeggiata sotto la torre, dalla quale si gode un ampissimo panorama sull’Abruzzo collinare e sulle montagne, che è stata definitivamente chiusa.

Ora è evidente a tutti che al di là di qualche dichiarazione di questi giorni la situazione dell’antica chiesa verrà presto dimenticata: i soldi non ci sono e la gente comune, presa dai suoi tristi problemi e prostrata da questi tempi oscuri, ha da pensare ad altro piuttosto che a un vecchio campanile pericolante. Quindi molto probabilmente nessuno farà nulla, nei prossimi due/tre anni continueranno nevicate e piogge e alla fine il campanile, completamente marcio, crollerà su se stesso, sulla chiesa sottostante e sulla passeggiata del belvedere.

Secondo me il caso del vecchio campanile di Montesilvano Colle è esemplare di ciò che sta accadendo più in generale all’Italia e alla nostra terra, l’Abruzzo: la crisi ci piega la schiena e ci abbassa lo sguardo, tanto che non possiamo guardare oltre la punta dei nostri piedi. E allora scompaiono dalla nostra vista quello che siamo in realtà, la nostra storia, la bellezza che ci circonda. Non possiamo neanche più pensarci, perché la vita è talmente pesante, ci richiede una lotta così intensa e costante che non abbiamo la forza di occuparci d’altro, non ne abbiamo l’opportunità, non ne abbiamo il tempo, non ne abbiamo voglia.
E quindi presto dimenticheremo quello che abbiamo attorno di bello, di luminoso, di importante per la nostra storia e quindi per la nostra identità personale e di popolo. E quando “qualcuno” ci avrà resi definitivamente prostrati, sarà facile farci accettare ogni cosa: tipo l’Ombrina e la petrolizzazione che avveleneranno la nostra terra, o tipo il gasdotto che attraverserà l’Abruzzo passando in una zona ad altissima sismicità (e che, dovesse mai esserci un altro violento terremoto, ci cancellerà tutti nel più infuocato degli inferni).

Come, d’altra parte, abbiamo già iniziato a non vedere molte cose, a non indignarci per molte cose che 100 anni fa avrebbero causato vere e proprie rivoluzioni: la discarica di rifiuti tossici più grande d’Europa a Bussi che per anni ha fatto bere a tutta la Val Pescara acqua talmente venefica che a causa di questo moltissimi di noi moriranno in maniera terribile nei prossimi anni; i fiumi che sono fogne velenose e tossiche a cielo aperto; l’assoluzione all’Aquila dei grandi esperti di regime che hanno condannato a morte 300 e più persone. Per questi eventi pochissimi hanno alzato la testa e protestato: tutti gli altri, piegati, erano preoccupati a osservare la punta dei loro piedi e a supplicare il “favore”, che assicurasse loro il piccolo miserabile privilegio concesso munificamente dal potente di turno.

Molto spesso nel mio lavoro di Guida Turistica e Accompagnatore Turistico, quando mi trovo in siti archeologici di grandi antiche città romane, nelle quali vivevano decine di migliaia di persone e ora sono cumuli di rovine cancellate dal tempo e immerse tra le rampicanti, i miei viaggiatori mi chiedono come sia stato possibile che si sia sgretolata tanta grandezza, tanta civiltà, tanta forza.

Mi chiedono come abbia fatto a prevalere, su tanta bellezza, la barbarie.
Ecco, io quella barbarie non la vedo molto lontana da noi: quando il campanile di Montesilvano Colle sarà crollato nella totale indifferenza; quando gli abruzzesi depressi, sfiduciati e prostrati si faranno condurre definitivamente al macello da classi dirigenti e politiche avide e corrotte; quando respireranno l’aria avvelenata di petrolio, non sarà molto diverso da allora, non ci attenderà un futuro differente. Anzi, la barbarie già incombente non dovrà fare altro che prendere definitivamente il sopravvento.
E come tribù barbariche in mezzo alle spettacolari rovine di antiche civiltà che non compresero, e seppero usare solo come materiale di reimpiego per costruire rozze capanne, così già oggi i barbari italiani, governati da satrapi corrotti, non sanno che farsene di Pompei, della Reggia di Caserta, dell'Aquila, o delle antiche torri dei loro paesi, che un tempo furono orgoglioso simbolo della loro identità e delle quali oggi si attende, più o meno nell’indifferenza, il crollo.

Dimenticare e abbandonare a sé stesso il nostro patrimonio artistico e culturale (non solo i grandi monumenti, ma soprattutto i piccoli tesori del passato che appartengono alle nostre comunità, come il campanile del Colle di Montesilvano) significa non saper più vedere la Bellezza, non essere in grado trarre insegnamento dalla Storia, non poter più riconoscere la strada dalla quale veniamo e quindi essere condannati a perderci, smarriti, per le vie tortuose di un intricato futuro.
Per precipitare così nel buco nero della decadenza e dell'ignoranza, perfetti prodromi affinché presto si diventi solo un popolo di schiavi.