CALMA PIATTA è il 27° capitolo del libro per bambini in 30 capitoli, dal titolo Principessa Conny, scritto da Silvio MAdonna, di Montesilvano, in esclusiva sul nostro giornale, illustrazione originale. (Scaricabile stampabile in PDF -
I due giorni che seguirono furono di una calma assoluta: bonaccia in mare, pacati gli stati d’animo, assente ogni guizzo adolescenziale in Miki e nei suoi amici, capaci solo a volerlo di stupire il mondo con le loro fantasie senza confine. La trovata delle nozze, celebrate dalla Comandante e benedette dal Parroco e dal Santone, avevano rappresentato un momento straordinario: come per la festa del Grano, o del Natale, per mesi si sarebbe continuato a parlare di quelle ore vissute in una gioia corale. Sia a Scandicci, visto che i marchesi ne erano stati i testimoni, che ad Altrochè, dove gli ignari abitanti, al rientro della comitiva, dopo un iniziale sbandamento emotivo, si sarebbero lasciati andare ad un mese di debordanti festeggiamenti.
Quei due giorni servirono per cementare i rapporti tra i croceristi.
Marta e Mariella si appartarono sempre più spesso con i rispettivi cavalieri, Armando e Miki. Somiglianti tra loro in maniera indicibile, persino troppo da poter evitare qualunque ardita supposizione: lo avrebbe notato anche un miope che erano fratellastri, ma nessuno poteva affermarlo a vice alta. Miki ne era pienamente consapevole, Armando rifiutava di accondiscendere alla verità: aveva trovato un padre nelle nozze di sua madre, e associare a quel momento fortunato anche l’amicizia che lievitava in amore per Marta, era come toccare il cielo con un dito.
Chiara Padellà e Giacomino ormai facevano vita di coppia: mano nella mano, come due ragazzini alla prima cotta bollente, s’infilzavano negli occhi velati dalla commozione, alla ricerca continua di una mano da baciare lui, di una carezza da regalare lei.
Il Marchese Ciabattino, Ugo Stringa, era finalmente riuscito nella missione della sua vita: pronunciare le parole giuste alla sua amata, Giulia Merletti, la dolce Duchessa Sarta. Quali fossero state nessuno mai lo seppe, ma che fossero state toccanti lo dimostrava il gelo che tra loro si era sciolto in un lago bollente di profusioni affettuose.
Infine un’inedita relazione confidenziale tra Virginia Vaneggio, l’eterna sognatrice, e il severo Carmelo Codice: single irriducibile, votato alla causa di far rispettare la legge, il Duca Maresciallo, carezzandosi i baffi, non cessava mai di porre una scrupolosa attenzione alle sue parole. Che anche tra loro stesse sbocciando un patto d’amore?
I Marchesi nei due giorni d’attesa per arrivare a Venezia chiesero alla Comandante la gentilezza di poter avere un tavolo riservato: distanti dalla tavolata vociante e dal fuoco di fila di occhiatine dei loro amici croceristi.
Si sentivano avvolti da un desiderio irrefrenabile di parlarsi senza sosta: Miki non li aveva mai visti così uniti, partecipi, affiatati. Quasi stentava a credere che quei due, attempati ma gioviali, fossero i suoi genitori: si sentì fiero di loro, e felice a più non posso che quell’idea di partire per mare, all’inizio apparsa stravagante, si fosse dimostrata così indovinata.
Furono due giorni vissuti a scovare la gradevolezza della sauna, a lasciarsi andare a massaggi conditi da mille intrugli, a scommettere su chi resisteva di più alla tortura del bagno turco.
A convincere animatamente gli amici di Altrochè che gli uomini erano tutti uguali: che i cinesi, giallini nella loro pelle e con gli occhi tagliati, e gli africani, scuri addosso ma con i palmi delle mani bianchi d’avorio, fossero creature di Dio come loro. Non migliori, sicuramente non peggiori!
Due giorni nei quali Don Gianni e Angelo Creato si scambiarono innumerevoli pensieri a voce bassa, ognuno come sicuro mandante del proprio Signore d’appartenenza.
Due giorni e due notti stellate, che li videro passeggiare pigramente sui ponti guardando il cielo. Non occorreva dirselo, ma ognuno di loro, in cuor suo, cercava nel buio nitido infiammato da mille gocce fluorescenti i volti di due persone che, anche se assenti, non lo erano dai loro cuori: Marino Lampo, il Conte Luminiere, e Artur Dinaro, il Conte Prestasoldi. Scomparsi da questa vita, ma contemporanei nell’altra. In quella che c’è ma non si vede, che non si può toccare ma che ti sfiora solo a pensarla! Nessuno lo avrebbe ammesso neanche sotto tortura, ma a domandarglielo singolarmente avrebbe giurato di averli sfiorati sulla nave: discesi dal firmamento a ricordare che vivere è un’esperienza unica, e che non va sprecato neanche un minuto di tale dono.
Finalmente Venezia, con la sua perenne foschia e i palazzi aristocratici aggrappati all’acqua: il primo vero momento di stupore unanime per tutta la comitiva. Tra loro nessuno, Marchesi compresi, l’aveva mai vista.
CAPITOLI
5 - Effetto Titanic
27 - Calma piatta
28 - La Serenissima
29 - La Festa del Grano
30 - Estate fuggevole