FIAT SEGNA IL PASSO

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New York - Fiat, dove vai? L’orgoglio dell’automobilismo italiano nel mondo era giunto in pompa magna nel Pianeta Usa, sostenuto da un tam tam degno di Hollywood, deciso a far sudare freddo i pachidermi americani che, in fatto di finanza, non avevano piu’ fiato.

 

 

La speranza si reggeva sulla minuscola vezzosa fanciulla di Torino che, stando al parere del padre putativo Sergio Marchionne, doveva e si poteva imporre alla media di cento all’ora.

 

Ma l’intelligente dirigente italiano di origine chietina aveva fatto i conti senza l’oste. Le “Grandi” vetture di Detroit singhiozzavano perdendo milioni, anzi miliardi di dollari, stando al passo della debole situazione finanziaria della nazione. Lentamente, grazie anche alla decisione del Presidente Obama che concedeva un “prestito” – gia’ ripagato al 90% -, gli showroom che chiudevano bottega, riattivati dopo sei mesi di sosta, oggi tornano a respirare, un po’ meno un paio di Case tentennanti. Unica eccezione la General Motor che ha varcato la forca caudina cinese con ottimo risultato, e ripreso la sua lotta anche in Europa.

E la Fiat? Ricordiamo un servizio reclamistico del direttore di Repubblica, il quale non riusci a scovare piu’ aggettivi superlativi per il trionfale giro della Grande Mela, dove la speranza prese subito alloggio, dimenticando che la Fiat e’ italiana, torinese, ma capace di compiere passi talvolta scapestrati, vuoi i sindacati, vuoi le svolte politiche, chiudendo e riaprendo sedi dove migliaia di operai “italiani” svolgono un ottimo lavoro.

La Fiat 500, versione cabrio MILANO, ha fatto ingresso alla presenza della cantante Jennifer Lopez (che non ha acquistato ancora la vettura!!!) nella Speranza che basti a rilanciare le vendite di Fiat negli Stati Uniti, depauperate da direzioni locali degne di un capitolo a se', ma ahime’ nel mese di ottobre sono state acquistate 21.380 vetture Cinquecento, meno della meta’ delle 50 mila previste dall’amministratore delegato Sergio Marchionne.

 

Secondo le critiche dalla Capitale delle auto le difficolta’ sono dovute alla decisione di distribuire Fiat insieme a Chrysler e per questo lanceranno nuovi concessionari dedicati al marchio italiano. In una parola, David vuole abbattere Golia, sogno che neppure la Corvette, la Camaro (gia’ edizione 2012) o la Buick tentano di realizzare.

“Lo sviluppo dei concessionari Fiat e’ stato un fallimento”, commenta Scott Hogle, ex manager della Chrysler, tanto che gli utili del gruppo americano sono stati visti in rialzo a 600 milioni per fine d’anno, le vendite non vanno di pari passo. Marchionne afferma di aver previsto una progressione del 32%, a due milioni, ma nei primi nove la crescita e’ ferma al 21%.

 

In mezzo a questo maremoto finanziario va fatto rilevare il metodo “reclame” delle case americane – e straniere anche -. Basta aprire un canale televisivo sportivo per essere soffocati da una, spesso noiosa, processione di macchine che offrono il meglio a prezzi di concorrenza.

 

Ma la Fiat dove va?

 

Senza dubbio oggi marcia in un mondo piu’ tecnico, piu’ preparato, ma piu’ convulso di quando un meccanico privato doveva sostare un mese per ricevere pezzi di ricambio di una Fiat, perdendo il 70% della clientela.

 

Ma la mentalita’ moderna richiede una scuola pratica, che le giapponesi Toyota e Honda adottano a grandi passi.

 

Agli americani oggi interessa sempre piu’ il Marchio, ma chiedono, pagandolo, un servizio a largo raggio (fabbrica, saloni di vendite, propaganda) poiche’ di “carrozzelle” agghindate da colori, trainate da qualche cavallo ricordando le ”vecchie carrozze” del Central Park, le riservano agli entusiasti turisti.

La critica degli autisti americani? ”Per la 500 hanno fatto un buon lavoro ma non da “spaccatutto”. Dobbiamo curare la distribuzione”, risponde Marchionne.
Il che e’ tutto dire.