Speciale Indycar: Il team NEWMAN-HAAS non partecipera' al campionato 2012. Intervista con il patron Carl Haas
New York, 2 Dicembre 2011 - Il mito NEWMAN/HAAS, ricco di oltre cento campionati vittoriosi, ha innalzato la bandiera bianca, colpito dal morbo finanziario. Un altro capitolo di storia automobilistica porta con se’ gloria, sacrifici, corse, piloti che difficilmente potranno essere ricopiati.
Newman/Haas era il team piu' stimato, amato e seguito nel mondo delle quattro ruote d'America. La sua mancanza verra' sentita fortemente dalla Indycar e dai suoi mille e mille seguaci.
Lassù, Paul Newman ha sicuramente versato una lacrima zeppa di rimpianto, ricordi, dolore per la "creatura" che condusse, con al fianco Carl Haas, compagno di avventura motoristica, negli angoli piu' impensati del globo onde conquistare gloria e rispetto.
Haas e' un visionario. «Uno dei più potenti personaggi della storia automobilistica americana» , divenuto famoso per il sigaro Honduras, che non lo abbandona mai, su cui sovrastano due enormi lenti. E’ nato a Chicago, dove vive con la signora Bernadette, e da dove dirige la sua colossale attività che iniziò diecine di anni fa. Nel 2001 rinunciava al suo apporto nel Consiglio dei Direttori della SCCA, per il gravoso lavoro prima nella Cart, quindi nella Champ Car ed quindi nella Irl. Carl uomo che non si ferma mai, sommesso e altero, docile e perentorio, nessuno riuscirà mai a decifrarlo.
Il suo palmares annovera una cornucopia di corse, successi e qualche debacle. Il team partecipa nella serie Indycar da 29 stagioni, dal 1983 al 2011: ha vinto 8 campionati, con 107 vittorie e 109 pole position.
- Carl, qual è stato il momento più elettrizzante della tua vita?
«Quando entrai in Formula one con la "Beatrice," in veste di sponsor»
- E il momento più bello della tua carriera di patron del team?
«Debbo citarne alcuni, uno più eccitante dell'altro. Per esempio, nel 1987 Mario Andretti sfiorò la vittoria a Indy. Nel1991, Michael Andretti a Laguna Seca ottenne la pole del Marlboro Challenge, che decise il campionato e la corsa per il figlio di Mario. Nel 1992, ancora Michael Andretti che per poco non vinse la 500 Miglia di Indy. Nel1993 Nigel Mansell vinse a Nazareth. In quella occasione il pilota inglese si affermò come l'unico pilota che abbia mai vinto il campionato CART ed il titolo mondiale di F.1. consecutivamente»
- Chi è più importante, la macchina o il pilota?
«Entrambi. Il pilota non vince senza una buona macchina e viceversa»
- Accetti facilmente la sconfitta?
«Non si può cedere facilmente. Così finisce lo scopo di vivere»
- Cosa devi alla fortuna?
«Io credo che se ingaggi un bravo pilota altamente professionale il successo non può mancare»
- Mario Andretti, Nigel Mansell, Sebastian Bourdais, Bruno Junqueira e tanti altri grandi atleti hanno corso con le vostre macchine. Hai due piloti che definiresti migliori?
«Ogni pilota porta con se’ un talento unico ed interesse per il team; è pressoché difficile sceglierne uno»
- Ovviamente per alzare la bandiera bianca avrai compiuto un grosso sforzo mentale e del cuore. E' stato difficile?
«Sono aduso ai contraccolpi dell'industria automobilistica, ma il dover abbandonare la propria creatura che hai "allevato" con amore e passione, e' come tradire una fede, un amore che non potra' tornare mai piu'. Con me hanno pianto Paul (Newman;ndr) ed i miei piloti. Quando lo incontrero' di nuovo, parleremo e ci consoleremo, pur sapendo di aver dato il meglio alla nostra carriera»
Sembra di osservare due volti su uno schermo sul quale sono impressi due personaggi, uno piu' forte dell'altro, belli, arditi, avvincenti, che il tempo non sapra' scolorire. Gli attori meritano un Oscar...