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Mar 24, 2017

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Mar 22, 2017

Teresa De Sio a Sulmona per l’anteprima del tour “Teresa canta Pino”

Sabato 22 aprile – ore 21 - teatro comunale     Teresa De Sio ha scelto ...

il 15 gennaio erano state rubate due teche porta ostie e un calice

 

 

15 perquisizioni tra abitazioni, sedi societarie ed uno studio commercialistico, dislocate tra Toscana, Trentino Alto Adige, Campania ed Emilia Romagna. Operazione “RAMBO” della Guardia di Finanza di Livorno, con il coordinamento del Comando Regionale Toscana, e funzionari dell’Agenzia delle Dogane labronica, il 7 febbraio hanno eseguito l’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Livorno, Dott. Antonio Pirato, di applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di due imprenditori livornesi e di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di ulteriori due persone (sempre residenti a Livorno), per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una complessa frode fiscale.

 

L’Autorità Giudiziaria ha disposto, inoltre, su richiesta della locale Procura della Repubblica, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per oltre 4 milioni di euro su conti correnti, denaro, autovetture e immobili nella disponibilità di 6 imprese (2 ditte individuali e 4 società) e di 7 degli 8 indagati, a vario titolo coinvolti nel sodalizio criminale e denunciati, a vario titolo, per reati tributari.

 

Gli illeciti ipotizzati a carico delle 8 persone fisiche denunciate – tra cui il titolare di uno studio commercialista, non raggiunto da provvedimenti cautelari - vanno dall’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, all’infedele ed omessa presentazione delle dichiarazioni, fino all’occultamento di documentazione contabile; nei confronti di 7 soggetti è stata, altresì, contestata l’associazione per delinquere.

 

Le indagini, in particolare, hanno preso avvio da un controllo fiscale eseguito nei confronti di una ditta individuale operante a Livorno nel settore della vendita di prodotti informatici e hanno fatto emergere l’esistenza di un’organizzazione finalizzata ad evadere l’Erario, riconducibile al dominus livornese destinatario, insieme al suo “braccio destro” in custodia cautelare domiciliare. Obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria, invece, a carico dei due formali rappresentanti legali delle società di comodo rei di aver sistematicamente emesso fatture per operazioni inesistenti a 3 imprese delle province di Bolzano ed Avellino.

Le attività svolte dagli Organi inquirenti, dirette personalmente dal Procuratore della Repubblica, Cons. Ettore Squillace Greco e dai Sost. Proc. Dott.ssa Arianna Ciavattini e Sabrina Carmazzi, hanno consentito di individuare, all’interno della menzionata associazione, 9 persone giuridiche (2 ditte individuali e 7 società), con un giro di fatture false, tra emesse ed utilizzate, pari a circa 60 milioni di euro.

 

Iniziate nel 2015, leindagini hanno permesso di ascrivere l’ipotesi fraudolenta al sistema del “carosello fiscale”, attuato tramite triangolazioni fra le società coinvolte al semplice scopo di evadere l’Iva, nel settore del commercio dei prodotti elettronici (quali telecamere, macchine fotografiche, cellulari, computer, navigatori satellitari, ecc.), destinati alla grande distribuzione nonché al commercio al dettaglio via web. Gli imprenditori, infatti, hanno appositamente costituito ditte individuali e società cd. “cartiere”, aventi sedi formali tra le province di Livorno, Pisa e Bologna, ma di fatto tutte gestite a Livorno. Le imprese, prive di struttura imprenditoriale, acquistavano ingenti quantità di prodotti hi-tech direttamente dai fornitori comunitari (francesi e tedeschi); in realtà la merce non veniva consegnata alle ditte che avevano effettuato l’ordine, ma direttamente agli effettivi destinatari, beneficiari della frode, due persone di Bolzano e un imprenditrice avellinese. Le cartiere quindi, venivano interposte, facendo da filtro, nelle transazioni commerciali tra i fornitori europei e le società operative campana ed altoatesina, effettuando gli acquisti comunitari di beni, che poi rivendevano sul territorio nazionale solo formalmente, perché la merce era già stata recapitata ai destinatari, accollandosi, conseguentemente un debito I.V.A., che poi non versavano all’Erario.

Dal punto di vista documentale le operazioni erano contabilizzate nel seguente modo: le ditte\società di comodo - inadempienti agli obblighi tributari – ricevevano le fatture dai fornitori comunitari, senza applicazione dell’I.V.A. (in virtù del meccanismo del cd. Reverse charge, applicato per le cessioni all’interno di Stati dell’Unione Europa), procedevano poi ad emettere fattura, rivendendo il bene - questa volta con applicazione dell’imposta sul valore aggiunto - a favore dei predetti acquirenti effettivi, ad un prezzo imponibile inferiore a quello praticato dai fornitori comunitari (dunque, sottocosto) contravvenendo a qualsivoglia logica di guadagno. Con l’applicazione dell’I.V.A. al 22% il prezzo complessivo della merce era di poco superiore a quello originario: quindi, i beneficiari ricevevano i prodotti ad un prezzo unitario indebitamente (ed estremamente) concorrenziale, che consentiva loro di collocarsi in una posizione privilegiata sul mercato. Per tutti i soggetti interposti, il meccanismo garantiva, invece, un elevato profitto, rappresentato dall’I.V.A. non versata all’erario, illecitamente ripartita tra il dominus della frode e gli amministratori (reali e di fatto) delle cartiere.

Le investigazioni hanno permesso di fare piena luce sul ruolo di primissimo piano svolto dal soggetto livornese dominus della frode, peraltro già noto alle Fiamme Gialle labroniche in quanto denunciato nel 2011 per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e omesso versamento di I.V.A..

 

Tutte le decisioni operative, riguardanti la gestione delle attività di acquisto e vendita delle diverse imprese, venivano assunte in una nota e frequentata palestra nel centro livornese, gestita sempre da uno degli indagati, che aveva fissato il suo quartier generale e presso cui le Fiamme gialle e i funzionari doganali hanno sequestrato documentazione contabile ed extracontabile riconducibile alle imprese cartiere ed eseguito copia forense dei computer utilizzati per la gestione, la fatturazione e la rendicontazione degli acquisti e delle vendite.

Nel corso delle indagini è anche emerso il rilevante apporto, per la realizzazione del meccanismo fraudolento, del commercialista “di fiducia” dell’imprenditore, titolare di uno studio commercialista a Pontedera.

 

Contributo fondamentale, il suo, per ostacolare le attività di controllo: tenutario delle scritture contabili di tutte le imprese coinvolte e incaricato della registrazione delle fatture, il commercialista aveva fatto in modo di fissare presso il proprio studio la sede legale delle società e aveva presentato, per le stesse, dichiarazioni fiscali con importo pari a zero. In questo modo, le imprese non risultavano formalmente evasori totali (stante, appunto, la presentazione delle dichiarazioni), sebbene non dichiarassero all’Erario né redditi né volume d’affari. Denunciato, a titolo di concorso, per i reati tributari ascritti agli altri indagati, è stato oggetto di una perquisizione domiciliare e presso lo studio commerciale, dove è stata sottoposta a sequestro tutta la documentazione relativa al ritenuto meccanismo fraudolento.

L’attività ha consentito anche di quantificare, per il momento, in oltre 4 milioni di euro il profitto illecito percepito dai membri dell’associazione a delinquere: a conclusione della prima fase delle indagini, il Tribunale di Livorno ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del prezzo o profitto dei reati ascritti a ciascun indagato, fino a concorrenza di euro 4,3 milioni, al fine di scongiurare il rischio che questi si spogliassero delle disponibilità finanziarie e delle proprietà mobiliari ed immobiliari. In sede di esecuzione dei provvedimenti cautelari, che hanno visto l’impiego di 30 militari del Corpo e di 13 funzionali doganali, sono stati sottoposti a sequestro n. 2 immobili siti in Livorno del valore di circa 300.000 euro, 2 autovetture e disponibilità liquide.

Contestualmente, le perquisizioni domiciliari e presso le sedi formali ed effettive delle società sono state finalizzate all’acquisizione di documentazione contabile ed extracontabile prodotta dagli indagati, che consentirà, nel prosieguo delle attività, di quantificare nel suo complesso l’intera materia imponibile sottratta a tassazione.

L’attività si inserisce nel contesto delle investigazioni volte, sulla base delle direttive fornite dal Procuratore Capo della Repubblica di Livorno, all’individuazione e all’aggressione dei patrimoni illeciti da parte della criminalità economica, a tutela dell’Erario e delle imprese puntualmente ottemperanti agli obblighi fiscali.

Padoan elenca i 4 obiettivi da raggiungere insieme a Ue

Non si placano le proteste ad Aulnay-sous-Bois, nella periferia Parigi, a pochi passi dall'aeroporto Roissy Charles De Gaulle, dove in centinaia sono scesi in strada da giorni per protestare contro l'aggressione di cui è stato vittima Théo, un ragazzo di 22 anni, pestato e violentato dalla polizia la settimana scorsa. Secondo quando ricostruito dalla vittima in un documento audio consegnato dal suo avvocato a 'BfmTv', Théo si sarebbe ritrovato coinvolto per caso in un'operazione della polizia nel quartiere 'Rose des Vents'.

"Su una platea di circa 4 milioni di famiglie potenzialmente beneficiarie dei bonus per l’energia elettrica e il gas, ad oggi ne hanno usufruito, almeno una volta, circa 2 milioni.

'International Living', come ogni anno, ha stilato la classifica dei 10 paesi migliori in cui godersi la pensione.

 

E' accaduto nel fine settimana, un 27enne di Mosciano Sant’Angelo si reca dai Carabinieri Stazione Mosciano Sant'Angelo, e riferisce di aver subito una rapina ad opera di due sconosciuti.

 

Il giovane precisa che mentre si trovava in un comune dell’entroterra teramano a bordo della propria autovettura, veniva affiancato da due sconosciuti a bordo di una Fiat Punto non meglio indicata che lo costringevano fermarsi. Secondo il racconto dell’uomo, i due malviventi, sotto la minaccia di un coltello lo costringevano a consegnare duemila euro, dileguandosi per le vie circostanti.

I fatti raccontati dal giovane sin da subito destano dubbi da parte dei militari, e le immediate ed approfondite indagini espletate con l’ausilio dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Giulianova, coordinati dal Capitano Domenico Calore,consentono di fare luce sulla vicenda, accertando che il ragazzo aveva simulato la rapina per nascondere debiti di gioco alla famiglia.

Parte così la denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo per simulazione di reato.

 

arrestato 22enne, indagini su post-it trovati nel suo appartamento

Sono ormai anni che lo “Sportello dei Diritti” dimostra, cifre alla mano anche attraverso indagini demoscopiche spesso non pubblicate sui più importanti network, le conseguenze di una crisi economica che attanaglia il Paese e che troppo spesso si cerca di nascondere.

Patto di stabilità pienamente rispettato e debito soddisfacente, afferma Padoan. "Abbiamo ricevuto la risposta italiana e ora ne valuteremo i contenuti, affermano da Bruxelles." Intanto Gentiloni rassicura: 'Siamo fuori da procedure di infrazione'.

Vendica la moglie. Ora Di Lello è rinchiuso nel carcere di Torre Sinello

Grillo."Il MoVimento 5 Stelle vuole andare al voto il prima possibile.”

Si è costituto ai carabinieri di Vasto (Chieti) Fabio Di Lello, il presunto assassino che nel pomeriggio, davanti a un bar, ha ucciso con alcuni colpi di pistola Italo D’Elisa.

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