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Abruzzo/Incompatibilità D'Alfonso. I giudici si pronunciano: sceglierà dopo convalida

"proclamazione c'è già stata", dice M5s condannato alle spese legali: "impugneremo" la sentenza del Tribunale de L'Aquila. 

 

Il Tribunale civile dell'Aquila ha rigettato il ricorso presentato dal M5S, che è all'opposizione in Consiglio regionale, con il quale si chiedeva l'incompatibilità del governatore Luciano D'Alfonso, eletto senatore del Pd lo scorso 4 marzo, con la carica di presidente della Giunta abruzzese. Il tribunale, secondo quanto si è appreso, ha condannato alle spese legali i pentastellati.

I giudici si erano riservati la decisione dopo l'udienza che si è svolta due giorni fa: nella sentenza hanno accolto la tesi difensiva secondo la quale la scelta tra le due cariche elettive dovrà essere effettuata dopo la convalida da parte della Giunta per le elezioni del Senato della elezione a senatore.

M5s non condivide, "impugneremo sentenza"

"Riteniamo l'ordinanza del Tribunale de L'Aquila, riguardante la decadenza di Luciano D'Alfonso, non condivisibile e quindi ne annunciamo l'impugnazione in tempi brevissimi. Il presidente D'Alfonso è stato già proclamato senatore dalla Corte d'Appello de L'Aquila il 16 marzo e da quel momento è divenuto a tutti gli effetti componente del Senato integrando l'incompatibilità sancita dalla Costituzione secondo cui "Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento" commentano così i ricorrenti. Il Tribunale, facendo propria la tesi di D'Alfonso e sorprendentemente in contrasto con numerosi pareri di illustri costituzionalisti, sostiene che il Senatore che si trova in situazione di incompatibilità possa optare per uno dei due incarichi fino a che non sia intervenuta la convalida della sua elezione da parte del Senato.

"Il Tribunale nella sentenza, di fatto, sostiene che la proclamazione non sia ancora avvenuta e avverrà solo a seguito del giudizio di convalida. Ma proclamazione c'è già stata: il 16 marzo da parte della Corte d'Appello. Inoltre, il tribunale non ha tenuto conto dell'esistenza del parallelo procedimento in Consiglio Regionale volto ad accertare l'incompatibilità e la permanenza nel ruolo di Presidente di Regione, in caso di sopravvenuta elezione al Senato. Questo procedimento si svolge, sulla base di leggi nazionali e regionali, in maniera del tutto autonoma dal procedimento senatoriale. Si può svolgere dinanzi alla Giunta per le elezioni regionale oppure dinanzi al Tribunale ordinario". Con l'ordinanza odierna, il Tribunale de L'Aquila ha dichiarato che il Consiglio regionale dell'Abruzzo non avrebbe mai potuto chiedere a D'Alfonso di optare tra uno dei due incarichi e mai avrebbe potuto dichiararne la decadenza dalla carica di consigliere regionale perché il procedimento legittimo sarebbe solo quello che si svolge dinanzi al Senato. "La domanda è: se a decidere è sempre e comunque la Giunta per le elezioni del Senato, che senso ha prevedere nell'ordinamento italiano anche la possibilità del Giudizio dinanzi alla Giunta per le elezioni della Regione o lo stesso ricorso al Tribunale ordinario?" commentano. "Per noi questa interpretazione non è condivisibile. Abbiamo avanzato al Tribunale una domanda chiara: dichiarare la sussistenza della incompatibilità, e la successiva decadenza, dalla carica di consigliere regionale e presidente di regione, non di certo da Senatore. In sostanza abbiamo chiesto se fosse possibile “appartenere”, contemporaneamente, al Consiglio regionale dell'Abruzzo e al Senato della Repubblica. Non ci sembra che sia stata data risposta a ciò. Pertanto, ricorreremo in appello."

Interviene l'avvocato Avv. Isidoro Malandra, che ha seguito il movimento 5 stelle nella causa: "Dichiara Silvio Paolucci che il M5S ha portato avanti una ipotesi, quella della incompatibilità del Dott. D'Alfonso, che 'fa emergere l'inconsistenza nell'approfondire il merito delle questioni amministrative'. Ora si dà il caso che i ricorrenti del M5S non sono gli estensori del ricorso avendo dato incarico al sottoscritto di trovare ragioni e argomenti giuridici per ottenere la decadenza del D'Alfonso dalla funzione di consigliere regionale e Presidente di Giunta. Quindi sarei io, secondo Paolucci, l'inconsistente nell'approfondire il merito delle questioni amministrative. Quanto ci sia di diffamatorio in tali affermazioni sarà oggetto di esame da parte mia. Per il momento mi limito a dire al bocconiano locale che le questioni che abbiamo affrontato con il ricorso per la decadenza di D'Alfonso attengono alla materia elettorale e non alla materia amministrativa (altrimenti si sarebbe pronunciato il Tar e non il Tribunale ordinario). Nello stesso tempo, mi viene da pensare che potrei sottopormi al giudizio del bocconiano locale ma a condizione di reciprocità: il Dott. Paolucci dovrebbe consentirmi di giudicare le sue capacità professionali. Purtroppo leggo che fa il “politico” fin dalla più tenera età e l'unico lavoro svolto è quello di consulente per la Provincia di Pescara, amministrata dai Ds quando lui rivestiva cariche politiche proprio nei Ds. Il curriculum pubblicato sul sito di Regione Abruzzo potrebbe però essere incompleto e allora è giusto attendere di sapere dal Dott. Paolucci se per caso ha mai speso le sue capacità professionali giocando senza rete, se è mai stato nel mercato delle professioni, dove gli inconsistenti soccombono. Nell'attesa mi applicherò per studiare i mirabolanti risultati raggiunti dall'ex bambino prodigio nella gestione della sanità abruzzese".

Rapino PD: "inconsistenza politica M5s"

“Ancora una volta i grillini hanno dimostrato tutta la loro inconsistenza politica, nonché la loro scarsa conoscenza dei Codici e delle questioni amministrative. Come sempre hanno cavalcando l’onda populista cercando di gettare fango sul governatore d’Abruzzo che, invece, stava solo rispettando e seguendo ciò che sancisce la legge”. Con queste parole il segretario regionale del Pd Marco Rapino interviene sulla decisione presa oggi dal tribunale Civile dell’Aquila, che ha rigettato il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle circa l’incompatibilità fra la carica di presidente e quella di parlamentare di Luciano D’Alfonso. “In questi mesi abbiamo assistito ad una bagarre indegna delle istituzioni politiche – continua Rapino -, durante la quale si è tentato di gettare fumo negli occhi dei cittadini con l’unico obiettivo di acquisire consenso elettorale. Oggi il tribunale dell’Aquila, però, ha certificato la correttezza dell’operato del Governatore D’Alfonso e ha stabilito che lui, e tutto il centrosinistra, non aveva torto nel dire che le dimissioni sarebbero state presentate nei termini di legge. Ma dopo questa decisione, invece di presentare delle scuse formali, il M5S continua a testa bassa ad ignorare ogni elementare forma di democrazia."

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