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Abruzzo/Italcaccia. Verì: "E' inevitabile prorogare l’attività almeno fino al 20 gennaio"

Verì bacchetta Imprudente, Ermesino: "100 euro a uscita per la caccia è un pò troppo".

L'associazione venatoria Italcaccia Abruzzo, attraverso il suo presidente, Francesco Verì chiede, senza mezzi termini, all'assessore regionale Caccia e Pesca, Emanuele Imprudente, la modifica all'attuale calendario venatorio. Per il presidente Verì è una "decisione irrinunciabile e irrimandabile se è vero che, al momento, la possibilità di cacciare beccacce e tordi è consentito solo fino al 31 dicembre". Si legge in una nota della Italcaccia.

"Un periodo, a dir poco, limitato considerando che in questa regione la caccia ha avuto inizio lo scorso 2 ottobre e, fino a questo punto della stagione, la presenza di turdidi e scolopacidi in Abruzzo è stata pressoché nulla". La richiesta di proroga, però, secondo il massimo dirigente regionale dell’Italcaccia, cammina su basi solide: “...la classificazione di specie "Lcast concem", "Secure", con demografia "Stabile" è in atto da alcuni anni”, scrive Verì, “che fanno seguito a un periodo di declino, per questo motivo la specie non è più oggetto di Piano di Gestione Internazionale, come lo era stata fino al 2009.

"La situazione di conservazione della beccaccia si è quindi modificata in meglio e questo è avvenuto in un periodo in cui la specie è stata oggetto di caccia in Italia, Francia, Grecia, Spagna ed altri paesi mediterranei fino a date variabili fra il 20 gennaio e il 20 febbraio, ne consegue che la caccia protratta fino a queste date non ha pregiudicato in alcun modo la conservazione della specie".

Si legge poi, "E lo stesso discorso va fatto anche per il tordo bottaccio (Turdus vhilomelos)il tordo sassello (Turdus iliacus) e la Cesena (Turdus vilaris)”.

A proposito Francesco Verì aggiunge: “la normativa vigente (legge 157/1992 e L. R. 10/2004 art.54) prevede per queste tre specie, quale arco temporale di prelievo, il periodo compreso tra la terza domenica di settembre ed il 31 gennaio. Pertanto nell'applicazione della più conservativa delle ipotesi, prendendo a riferimento per le tre specie di turdidi, la terza decade di gennaio quale inizio della migrazione prenuziale ed applicando la sovrapposizione di una decade, consentita dal documento "Guida alla disciplina della caccia nell'ambito della direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici - Direttiva Uccelli selvatici", la chiusura del prelievo venatorio proposta per le tre specie di turdidi al 31 gennaio, è in armonia con la direttiva 147/2009/CE "Uccelli", la legge 157/92, la legge regionale 10/04, le nuove posizioni ISPRA, la posizione ISPRA e del Ministero sulla decade di sovrapposizione e le più recenti acquisizioni scientifiche sulla migrazione pre-nuziale delle specie”.

“Per questo”, conclude Francesco Verì, “è opportuno effettuare una modifica al Calendario Venatorio, autorizzando il prelievo di questi capi di selvaggina per un periodo che vada almeno oltre la chiusura delle specie sopra descritte (prevista attualmente per il 31/12) e comunque almeno sino al 31 Gennaio 2020”.

“Una richiesta legittima ed equa”, aggiunge a ruota il presidente provinciale della sezione Italcaccia di Pescara, Gabriele Ermesino, “anche per i sacrifici e gli sforzi dei cacciatori. In una stagione venatoria, quando va benone uno, considerando gli impegni di lavoro, di famiglia, il maltempo e quant'altro, va a caccia non più di 4/5 volte all'anno, se teniamo presente che il costo per la licenza e degli altri adempimenti di legge, armamentario a parte, è di circa 500 euro, significa che si spende, grosso modo, 100 euro ad uscita“. “Un po' troppo”, chiosa Ermesino” per una passione che qualcuno chiama sport, No?”.

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Dicembre 2019 17:36
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