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Abruzzo/referendum. Il fronte del Sì, posti di lavoro “Basta bugie”

In Basilicata, dove si estrae l’80% del petrolio nazionale, i residenti impiegati nel settore sono appena 143”. Il Comitato abruzzese “Vota SÌ per fermare le trivelle” lancia l’allarme anche alla luce dei clamorosi arresti per il Centro Oli di Viaggiano e alle inquietanti intercettazioni che hanno spinto il ministro Guidi alle dimissioni

Il Comitato abruzzese “Vota SÌ per fermare le trivelle” confuta la posizione di questi giorni del fronte del no al referendum contro le Trivelle, “invitava all'astensionismo”, dicendo che il referendum del 17 aprile fosse “inutile e dannoso” e “ci faceva passare le trivelle in mare come isole felici”. I fatti sul Centro Oli di Viggiano e le intercettazioni che hanno portato alle dimissioni il ministro Guidi, sono un autogol secondo il comitato, sulla sicurezza ambientale di queste piattaforme e spiegherebbe “a chi conviene” il boicottaggio del referendum stesso. “Quello che si evince con certezza è che purtroppo il nostro governo è ancora schiacciato da una lobby novecentesca che ne impedisce l'innovazione e un sano sviluppo pulito”. Si legge in una nota del comitato Vota Sì per fermare le trivelle “Al di là delle eventuali responsabilità penali, sul piano politico le intercettazioni gettano comunque una luce inquietante sulle scelte del Governo Renzi e rafforzano l’opinione di chi chiede che siano gli italiani, e non un esecutivo neppure legittimato da un passaggio elettorale, a decidere sul proprio futuro”. E aggiunge “quanto stonano quelle parole di plauso pronunciate giorni fa nel Nevada (USA) dallo stesso premier quando, partecipando all'inaugurazione del il primo impianto 'ibrido' geotermia-termosolare al mondo, ne parlava come esempio di prestigio del made in Italy, come legame virtuoso tra energia e tecnologia” e precisava: “Se investiamo in tecnologia, possiamo creare un mondo nuovo...” commentano “peccato che questo valga solo fuori dall'Italia e che cronaca di ieri ci riporti ad un amaro risveglio.” E riferiscono “Non è vero – come afferma il Governo - che oggi sono proibite in assoluto trivelle in mare a meno di 12 miglia marine dalla costa: la Legge di Stabilità ha infatti reintrodotto il divieto solo per le nuove istanze ma non per le concessioni esistenti come, ad esempio, Rospo Mare o Vega.”

“Quali siano i risvolti concreti di una simile infausta scelta con danni enormi per la salute dei cittadini e per l’economia del territorio le associazioni di categoria, le associazioni ambientaliste e la parte più attenta della politica locale lo hanno detto da tempo. In Italia del resto c’è un caso concreto che consente di farsi facilmente un po’ di conti, ed è la Basilicata, la regione nella quale si estrae l’80% del petrolio nazionale, l’area che era stata ottimisticamente definita il Texas italiano.” “Ebbene la Basilicata era prima delle estrazioni petrolifere e lo è ancora oggi la regione più povera d’Italia (dati Istat), ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale (dati dell’Associazione Italiana Registro Tumori), ha oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive (dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti), ha perso in dieci anni la metà delle sue aziende agricole (dati della Confederazione Italiana Agricoltori) mentre nella sola Val d’Agri ci sono 8.000 persone tra disoccupati e inoccupati (dati CGIL) e, a fronte di 576mila abitanti “vanta” appena 143 residenti impiegati nel settore estrattivo" “Tutto questo benché i petrolieri paghino per le estrazioni in Basilicata royalties tra le più basse al mondo ma comunque decisamente significative (139 milioni di euro nel 2011) rispetto al quasi nulla delle altre regioni italiane, Abruzzo compreso.” Concludono “Sono questi i vantaggi per i territori garantiti dalle estrazioni di idrocarburi? I posti di lavoro in realtà non sono messi a rischio dal referendum ma da una politica cieca che non sa guardare al futuro. “

Ultima modifica il Venerdì, 01 Aprile 2016 15:38
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