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Abruzzo/terremoto. Allevatori e pecore davanti a Montecitorio: “ridateci la nostra vita”

Salumi e formaggi abruzzesi a rischio, non c'è più il mercato turistico.

 

 

“Ho perso gli animali non la dignità”, “Le parole non aiutano a mungere”, “Meno chiacchiere piu’ stalle”, “Senza stalle l’Abruzzo muore”. E poi gli striscioni della Coldiretti “La burocrazia uccide piu’ del terremoto” o “L’Italia migliore merita giustizia”.

 

Sono centinaia gli agricoltori e gli allevatori abruzzesi di Coldiretti giunti dalle aree terremotate insieme ai “colleghi” di Marche, Umbria e Lazio questa mattina davanti Piazza Montecitorio. Con loro anche alcune pecore sopravvissute alle stalle crollate e tanti sindaci dei Comuni

 

In piazza Montecitorio, un grande tavolo è stato apparecchiato con i prodotti locali salvati dalle macerie, dalle mortadelle di Campotosto al caciofiore aquilano, dai salumi teramani al pecorino di Farindola o a quello Amatriciano, che rischiano ora di sparire per le difficoltà del mercato locale provocate dalla crisi in corso.

 

“In Abruzzo a risentire maggiormente della situazione attuale è sicuramente il settore caseario – spiega Coldiretti Abruzzo - il crollo delle vendite sta colpendo maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte, anche in ragione del fatto che nelle zone colpite dal sisma è molto radicata l’attività di allevamento. L’abbandono forzato delle popolazioni e la fuga dei turisti hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende che, oltre a non vendere, devono comunque mungere tutti i giorni con la necessità di trasformare il latte o cederlo a qualche caseificio, peraltro in una situazione in cui molte strutture di questo tipo sono inagibili. In difficoltà c’è comunque anche il settore dei salumi – aggiunge Coldiretti Abruzzo - dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori che si trovano nelle zone del cratere. Ma l’assenza di acquirenti - continua la Coldiretti - sta interessando un po’ tutte le produzioni. Il patrimonio di ulivi dell’Abruzzo è stato poi praticamente decimato dagli effetti del maltempo con quasi 1 milione di piante d’olivo a terra. E non se la passa meglio il settore agrituristico, che ha subito il drastico calo delle prenotazioni a causa della “paura” collegata al sisma. A tal proposito, ciò che chiediamo – sottolinea Coldiretti Abruzzo - è incentivare il turismo nelle regioni colpite dal sisma prevedendo la detraibilità delle spese sostenute dai turisti per i soggiorni nelle strutture ricettive agrituristiche che potrebbero essere considerate oneri deducibili a lato della dichiarazione dei redditi”.

 

In Abruzzo 282 stalle crollate, gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore sopravvissuti, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti, mentre si è ridotta del 30% la produzione di latte per lo stress provocato dal freddo e dalla paura delle scosse.

 

Occorre accelerare nel percorso di realizzazione delle stalle provvisorie previste con i nuovi bandi ma anche abbattere gli adempimenti burocratici per gli agricoltori che vogliono acquistare da soli le strutture.

 

Rafforzamento, la riparazione e ricostruzione degli immobili, il ripristino delle reti viarie e misure concrete di sostegno alle imprese terremotate, dall’erogazione immediata dei fondi previsti dal decreto legge Sisma Italia. Questo chiede Coldiretti

Letto 404 volte Ultima modifica il Martedì, 07 Marzo 2017 17:34
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