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Pianella, Giorno della memoria

Lunedì 28 gennaio alle ore 19.00 presso L’Officina del Talento al civico 5 di Via Umberto I a Pianella l’associazione Cultour Pianella celebra il Giorno della Memoria con un intervento del Prof. Marco Patricelli sulla figura di Witold Pilecki.

 

Diversi anni fa il Professore e Loris Di Giovanni, assieme all’amministrazione di Vicoli avevano reso omaggio a questo grande eroe della libertà intitolandogli il giardino comunale con una cerimonia solenne alla quale partecipò l'allora ambasciatore polacco a Roma, Tomasz Orlowski e con lo scoprimento di una lapide scolpita per l’occasione sulla pietra bianca della Majella e offerta dall’UNPLI.

Diciannove anni or sono con la Legge 20 Luglio 2000, n. 211 si istituiva il "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.”. L’articolo 1 ce ne da il senso:

"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."

Elie Wiesel, scrittore statunitense di origine ebraica, sopravvissuto all’olocausto, Nobel per la Pace nel 1986 soleva dire:

"Il carnefice uccide sempre due volte, la seconda attraverso l'oblio".

Alla memoria che si affievolisce con la scomparsa dei sopravvissuti dei campi di sterminio, occorre sostituire il "dovere della memoria, il dovere della storia". Tale azione diventa ancora più importante dato che si moltiplicano in modo inquietante le manifestazioni di antisemitismo, se non addirittura quelle di negazionismo! Assumono allora un'importanza essenziale manifestazioni come quella di oggi perché per usare le parole di Primo Levi “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia”. L’abdicazione del senso morale, l’indifferenza, la perdita della memoria erano le preoccupazioni maggiori dello scrittore, che fu deportato ad Auschwitz e che, scampato al lager, tornò in Italia per raccontare le atrocità viste e subite.

L’Associazione Culturale “Cultour Pianella” - animata da Silvia Cancelli, Serena D’incecco, Anna Bruna Giansante, Tina Parone, Linda Coletti e da Loris Di Giovanni – ha voluto dedicare una serata di approfondimento con una conferenza del prof. Patricelli, insegnante di Storia dell’Europa contemporanea all’Università d’Annunzio di Chieti ee consulente del TG1 Storia, che racconterà la storia di Witold Pilecki : il volontario che rivelò al mondo l’orrore di Aushwitz.

“Il Volontario”, il libro da cui prende spunto la conferenza, ha vinto il Premio “Acqui Storia” ed è stato tradotto in polacco e in francese: in Polonia è un best seller, adottato anche dalle università. L’autore è insignito dell’onorificenza di “Bene Merito” della Repubblica di Polonia. Dai suoi libri sono stati tratti docufilm e docufiction trasmessi in Italia e all’estero. Tiene regolarmente conferenze e seminari a livello internazionale, in Italia e in Europa.

Definito dalla critica un saggio travestito da romanzo il Volontario racconta la romantica storia del tenente di cavalleria Witold Pilecki, uomo colto, appassionato di arte e di agricoltura, marito amorevole e padre di due figli, ma soprattutto patriota. Sullo sfondo di una Polonia aggredita nel 1939 dal Terzo Reich e dall'Urss, spartita tra Stalin e Hitler con il Patto Ribbentrop-Molotov, Pilecki entra in clandestinità ed è tra i fondatori dell'esercito segreto polacco. Nel 1940 si fa addirittura catturare dalla Gestapo per una “missione impossibile”. Si fece rinchiudere volontariamente ad Auschwitz per testimoniare al mondo cosa accedeva nel lager nazista - suo il primo documento in assoluto sullo sterminio degli ebrei - e per creare un movimento di resistenza.

Dopo circa mille giorni riuscirà avventurosamente a evadere, poi continuerà a combattere e cadrà prigioniero nell'insurrezione di Varsavia. Alla fine della guerra, giunto in Italia, si offrirà nuovamente volontario per tornare in Polonia e cercare di sottrarla allo stalinismo.

Scoperto, imprigionato, torturato e condannato a morte dopo un processo farsa, verrà giustiziato con un colpo alla nuca. Il suo corpo non e' stato mai restituito ai famigliari e nella Polonia comunista era vietato persino nominarlo.

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