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Castelli. Ritratti Castellani di Roberto Bentini

a cura di Diego Troiano. La memoria collettiva di un paese, in mostra fino al 5 ottobre 2018

Sala “Simone De Fabritiis” in via Francescantonio Grue, 24 Castelli Te

 

Pittore, modellatore, ceramista ed insegnante, Roberto Bentini nasce il 15 giugno 1927 a Massa Lombarda (Ravenna) e muore a Teramo il 27 giugno 2003. Studia dapprima alla Scuola d’Arte di Faenza e poi pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove fu allievo di Giorgio Morandi.

Durante la sua formazione, ed anche in seguito, fino all’età di oltre trent’anni si sposta fra Faenza, dove frequenta l’ambiente ceramico partecipando a varie mostre, ed il suo paese Massa Lombarda, dove continua ad abitare. Qui ha uno studio-laboratorio per esercitare con tranquillità la sua professione di pittore e modellatore. Nel 1962, a seguito dell’incontro con Serafino Mattucci, all’epoca direttore della Scuola d’Arte di Castelli, Bentini decide di accettare l’invito di questi a recarsi in Abruzzo per insegnare discipline plastiche in quell’istituto. L’impatto con un paese così piccolo e raccolto, diverso dal mondo che fino ad allora aveva conosciuto, fu senza dubbio difficile. Dopo le prime incertezze, però, il professore si ambienta a Castelli e dà vita ad uno stretto sodalizio con quello che diventerà il suo paese di adozione.

E’ appunto questo intimo rapporto che si vuole mostrare nell’esposizione: un’altra componente della sua personalità artistica, ancora inedita e legata a Castelli ed alla società castellana, volutamente separata da tutta la sua attività ben nota da altre pubblicazioni. Ad un certo punto della sua vita, dopo circa vent’anni di residenza in Abruzzo, Bentini capisce di aver tagliato definitivamente i ponti con le sue origini: qui cresce suo figlio Carlo e qui, da quel momento, si sentì a casa.

Era frequente nei primi anni ’80 incrociare il professor Bentini che si aggirava in paese e nelle campagne con un apparecchio fotografico in mano, attratto dai bellissimi paesaggi dominati dalle montagne, ma anche e soprattutto da quei suoi concittadini, cioè da quelle fisionomie particolari che lui incrociava quotidianamente a Castelli. Dapprima si accontentava di catturare e di riprodurre in stampe queste immagini, poi ad un certo punto, stando nel paese della ceramica, iniziò a traslare sulla maiolica queste figure. In questo passaggio, naturalmente, ci mise qualcosa di suo! Ovvero la sua tecnica pittorica e fu così che i soggetti man mano perdono la loro apparente e fredda riproduzione fotografica, per assumere una dimensione più vicina e sentita dall’autore: abbandona tutti i particolari inutili della figura, tutti gli orpelli che distraggono l’attenzione dell’osservatore sull’umanità e la tipizzazione del soggetto ritratto. Nasce così questa serie di maioliche che abbiamo chiamato, a distanza di tempo, “ritratti castellani”, quasi tutti eseguiti su mattonelle di piccole dimensioni, raramente piattini, quasi sempre firmati e datati.

Diego Troiano ricorda:  "Nell’opera fu coinvolto anche il figlio Carlo, all’epoca studente, che realizzò allo stesso modo alcune mattonelle: questo forse rappresentò per lui una delle poche esperienze artistiche vissute in stretto contatto con il padre. E lo stesso Carlo che mi racconta oggi che la produzione durò pochi anni, si protrasse fino alla metà degli anni ’80 e, con meno opere, negli anni successivi A distanza di tempo, la scorsa estate, lavorando per un articolo sullo stesso Bentini, mi si posero, casualmente, davanti agli occhi alcune di queste mattonelle. Fui subito attirato dall’aspetto emotivo di rievocazione e di ricordo collettivo che queste persone, oramai a distanza di tempo, suscitavano nell’animo dei castellani di oggi: gli stessi che li avevano conosciuti, e me li presentavano, mi raccontarono di loro, dei loro nomi e cognomi, dove abitavano, i loro mestieri, le loro battute. Pensammo quindi a questa mostra! Una mostra non solo su Roberto Bentini, ma anche sulla memoria collettiva di un’intera comunità. Per questo, a distanza di tempo, abbiamo cercato in paese quei ritratti nelle case dei loro figli e dei loro nipoti! Ci siamo poi resi subito conto che questa memoria, per chi aveva conosciuto le persone ritratte, era viva fino a qualche anno fa e largamente condivisa, ma purtroppo oggi non più! Il ricordo sta, con il passare degli anni, scomparendo! Questa mostra vuole essere appunto questo, un modo per rievocarlo, condividerlo e trasmetterlo."

Ultima modifica il Martedì, 21 Agosto 2018 21:24
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