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Elezioni. Democrazia più partecipata

di Enrico Gambacorta alla redazione

Gentile Direttore, mi consenta, in omaggio alla libertà di parola, quanto appresso. Attualmente il governo in carica rappresenta un italiano su quattro. Cioè con il 50% (più o meno) delle persone che vanno a votare si ottiene la maggioranza con il 25% + 1.

Si tratta di una rappresentatività sufficiente per una democrazia vera o si tratta di una povera democrazia dove impera la maggioranza della minoranza? Alla domanda perché la gente non va a votare?

Perché non ha fiducia nei candidati.

Al contrario, questa è la democrazia che vorrei. Ovviamente con gli opportuni raccordi costituzionali e legislativi. Premesso che tutti i cittadini, per un motivo o per un altro, fanno parte di una associazione. Si scelgono i responsabili delle più importanti associazioni del paese (20 o 30 di numero) che, quali rappresentanti di queste associazioni, per vari motivi, hanno a che fare con i cittadini di ogni genere e ceto: i Sindacati, le Associazioni di categoria, di volontariato, dei consumatori, la Confindustria, la Caritas, le Chiese (ricordo, ad ogni utile fine, che un credo è utile- Arthur Schopenhauer-). Questi rappresentanti, quasi tutti eletti o designati democraticamente, hanno il contatto diretto e continuo con l'intera popolazione, ne percepiscono i bisogni e i desiderata. I predetti potrebbero costituire un Comitato che si riunirebbe, per un paio di settimane, una volta l'anno o quando sarà necessario, in un albergo, con il rimborso spese. Il Comitato avrà la funzione legislativa, eleggerà il Presidente della Repubblica, esaminerà le necessità ed i bisogni del popolo, gli obiettivi da realizzare con l'elenco delle priorità e nominerà l'Esecutivo, scelto con una gara internazionale, preposto a mettere in atto le direttive affidategli dal Comitato e a curare la funzionalità della macchina burocratica con il diritto/dovere dello "spoil system". Il contratto tra Comitato e l'Esecutivo potrebbe essere quadriennale con la revisione annuale dell'operato da parte del Comitato e con la eventuale possibilità di disdetta del contratto stesso in caso della mancata realizzazione a quanto pattuito.

Il contratto stabilirà, inoltre, un appannaggio a favore del contrattista scelto che, a sua volta, sarà tenuto a prestare una cauzione bancaria che, ovviamente, in questo caso, dato il tipo di affido, non potrà che essere miliardaria.

Solo uno sciocco potrebbe affidare una simile gestione senza una congrua fideiussione. Lo stesso dicasi degli enti territoriali. Vantaggi. 1)-Si finirebbe di vivere tutto l'anno di propaganda elettorale e di elezioni. 2)-Si otterrebbero significativi risparmi strutturali con l'abolizione di tutti gli eletti e dei relativi costi connessi. Risparmi che potrebbero essere degni di miglior causa. 3)-Abolizione di una delle piaghe dell'attuale sistema: il controllore che si identifica con il controllato. Certo oggi non è così. Qualsiasi può gestire migliaia di miliardi di pubbliche risorse senza alcun tipo di responsabilità. Quanto ipotizzato sarebbe una rivoluzione non cruenta. Solo una rivoluzione può rimediare questa incancrenita situazione. Il tutto a costo zero. Condizione per realizzarla? Volerla. Fortissimamente volerla. Allora, vogliamo aspirare ad una democrazia più partecipata come ipotizzata o preferiamo accontentarci dello "statu quo"?

Magari questa ultima alternativa avrà pure la benedizione di qualcuno che, volendo sfoggiare quella cultura che non gli appartiene, sussurrerà a bassa voce :"quieta non movere"!

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