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Saliceti protagonista della Repubblica Romana del 9 febbraio 1849

Sul social di Loris Di Giovanni viene ricordato questo personaggio, uno dei protagonisti della Repubblica romana del 1849. 

 

Saliceti è una figura, seppur ancor poco studiata, d’ideali civili e politici tesi unicamente alla resurrezione libera e unita di tutta l’Italia.

È, comunque, un personaggio controverso: mazziniano, poi murattiano, infine legato a Cavour; in ognuno di questi passaggi, che al lettore meno attento potrebbero sembrare discordanti, egli è e resta sempre un “uomo delle Istituzioni”, un esempio nobilissimo al quale oggi dovrebbe ispirarsi chiunque prenda il timone dello Stato. Nacque nel 1804 a Ripattoni, all’epoca frazione di Mosciano Sant’Angelo, oggi di Bellante (TE) da Giuseppina Ippoliti e da Giuseppe che era, al contempo “dottore fisico” (ovvero medico) e come il figliolo lo sarà appresso, anche avvocato.

GLI STUDI ED IL LAVORO

Avviato agli studi liceali per assecondare la di lui passione per le materie classiche si laureò in utroque a Napoli; il suo primo lavoro fu quello di Cancelliere nella Pretura di Nereto dove subì l’influenza dell’allora Pretore Ferdinando Mozzetti da tutti nomato per la rara preparazione nel diritto romano. Nel 1825 si trasferisce a Teramo dove esercita la professione forense per soli cinque anni. Difatti il documento oggi donato al Museo reca la data 1828. Pur non avendo compiuto un adeguato periodo di tirocinio si distinse nel foro teramano grazie al sapere giuridico affidato alle sue cure. Gli diede grande rinomanza una causa vinta come patrono di parte civile a favore dell’Amministrazione Finanziaria contro funzionari corrotti. Quando Antonio Michitelli lasciò la cattedra di Giurisprudenza al Real Collegio teramano fu il giovane avvocato di Bellante a sostituirlo. Dopo la morte di Apruzzese venne a Napoli indetto, nel 1835, un concorso per l’assegnazione della cattedra di Diritto Civile. Contro ben 39 agguerriti e più esperti candidati conquistò la cattedra a soli 32 anni!

LE COSPIRAZIONI SETTARIE: CARBONERIA E GIOVINE ITALIA

All’inizio del soggiorno teramano era entrato a far parte della Carboneria, prestando il rituale giuramento di fedeltà in circostanze ambientali suggestive narrateci dal biografo Gaetano Zenobi. Più tardi, convinto della necessità di proclamare la Repubblica, fondò la prima Congrega della Giovine Italia in provincia di Teramo e divenne ben presto fiduciario di Giuseppe Mazzini non solo in Abruzzo, ma anche nel Mezzogiorno e in Sicilia. Fu sospettato di aver incentivato con lettere dai toni incendiari la rivolta di Penne del 1837. Lo salvò il trasferimento per lavoro a Napoli, sfuggendo in tal modo la Corte Militare che punì con la fucilazione gli altri settari. Abbagliato dalla luce del Maestro il Saliceti ne assecondò l’azione.

LA POLITICA E L’ESPERIENZA DI GOVERNO

Più complessa appare la sua attività politica che, come ricordato poc’anzi, nella parte iniziale fu velata dal carattere clandestino, sia nei moti di Penne del ‘37 che in quelli dell’Aquila del 1845. Quando nel 1848 fu eletto Deputato nel secondo parlamento Napoletano, nei soli sette giorni di durata dello stesso, ricoprì il prestigioso ruolo di Ministro di Grazia e Giustizia. Due le riforme che avviò ma che per le ragioni esposte non videro mai la luce: l’allontanamento dei Gesuiti dal Regno e la riforma del Codice e della Magistratura.

LA REPUBBLICA ROMANA

Nel momento in cui Ferdinando II ordinò ai propri gendarmi di reprimere una sommossa popolare, Saliceti lasciò Napoli per recarsi a Roma dove mazziniani e democratici si opponevano al governo di Pio IX.

La sua azione fu molto attiva tanto da consentirgli di entrare nel Comitato Repubblicano in seno al quale restò per circa un anno uscendone di poi per far posto Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi. Quando ritornò a capo della Repubblica Romana scrisse un proclama contro il potere temporale del Papa mutuando stile e parole dall’amico di Civitella del Tronto, Carlo Armellini. Ripetendo concetti già espressi, di fatto la Costituzione della Repubblica Romana fu in assoluto la più democratica in Europa a quei tempi, in cui convergevano gli ideali liberali e mazziniani, e superò anche la mai applicata Costituzione Francese del 1793.

La legge e la Costituzione proponevano, in sunto: • la Libertà di Culto. Ufficialmente parziale in quanto i cittadini potevano essere solo cattolici o ebrei, mentre agli stranieri era concessa qualunque religione essi professassero, anche si ci furono aderenti non confessionali, come lo stesso Giuseppe Mazzini, e atei dichiarati come Giuseppe Garibaldi), • la Laicità dello Stato • abolizione della pena di morte e della tortura (fu il secondo, essendo il Granducato di Toscana il primo Stato del mondo ad abolire de jure la pena capitale nella sua Costituzione). • abolizione della censura • libertà di opinione • istituzione del matrimonio civile • il suffragio universale maschile ( ufficialmente non vietò il voto alle donne ) • l'abolizione della confisca dei beni • abrogazione della norma pontificia che escludeva le donne e i loro discendenti dalla successione familiare • riforma agraria e diritto alla casa, tramite la requisizione dei beni ecclesiastici • la divisione dei poteri • l'abolizione della leva obbligatoria Bisognò attendere più di un secolo perché queste riforme, cancellate poi dalla reazione pontificia, diventassero realtà in tutta Europa. L’attuale Carta Costituzionale si richiama, come è noto, per gran parte dei principi fondamentali, alla Costituzione della Repubblica Romana.

L’ESILIO

Caduta nella metà del 1849 la Repubblica, pochi giorni dopo lo statuto redatto proprio dal nostro, Saliceti, dopo esser passato inosservato tra le file della soldataglia nemica che cingeva e dominava Roma, raggiunse Marsiglia, ove sbarcò con Gallotti e Pisacane, il 30 luglio del 1849, passando successivamente a Parigi dove, perseguitato dalla polizia napoleonica, riparò a Londra. In questa città si ricongiunse al Mazzini che aveva fondato, tra gli esuli e gli immigrati, il Comitato Nazionale Italiano, al quale egli aderì nel 1850 divenendo, assieme a Montecchi, Armellini e Saffi, uno dei membri più autorevoli del Comitato Direttivo.

PRECETTORE NELLA FAMIGLIA DI CARLO MURAT Per interessamento del Pallavicini lasciò l’Inghilterra per tornare in Francia dove entrò come precettore e consulente legale nella famiglia di Carlo Murat, figlio secondogenito di Gioacchino, che emigrò in America.

GLI ULTIMI ANNI

Nel 1860 tornò a Napoli per spostarsi successivamente a Torino. Quivi occupò una cattedra di carattere giuridico all’università. Di poi ebbe la nomina a Presidente di cassazione, ruolo conservato fino alla morte che lo gremì nel 1862, all’età di 58 anni a Torino.

SALICETI TORNA A BELLANTE Nella terza decade del giugno 1877 le ceneri di Aurelio Saliceti furono trasferite nel “Cimitero degli Illustri di Napoli”, dove tutt’ora riposa assieme ai compagni di lotta Ongaro e Pisacane.

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