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Calcio/Russia. Il tempo dei mondiali.

di Massimo Sanvitale

Le luci del mondiale si spengono sempre su un calcio diverso, sospendendo lo scorrere di un tempo esclusivo. È il 13 luglio 2014 quando Mario Götze segna il gol più importante della sua vita, al minuto 113’. Al fischio finale, inizia l’attesa.

 

Tra un mondiale e l’altro, il calciofilo appaga la sua dipendenza spendendo se stesso nel calcio quotidiano. Il dato tecnico torna a indossare gli abiti del protagonista, è più avvezzo alle dialettiche senza fine che appassionano per morboso sfinimento. Ma quando arriva il mondiale, si è tutti pronti ad azionare nuovamente il suo cronometro magico, ogni volta si riparte da dove si era finito. Dal gol di Götze, dunque.

Finiva il culto mistico del tiki taka più puro e il mondo applaudiva convinto una Germania perfetta, bella per geometria e talento, nata dalle idee politiche di una federazione vera. Davanti ai tedeschi sgorgavano le lacrime di Leo Messi, il calciatore più forte del mondo. Era il suo mondiale, in Brasile, contro gli occhi del nemico di sempre. La storia lo aveva sedotto per poi voltargli le spalle, al punto che oggi la vittoria del mondiale russo appare per Messi un atto dovuto. La sensazione è che lo debba al suo popolo, quasi a parziale risarcimento di non aver vinto quel mondiale lì.

E il Brasile? L’ultima coppa risale al lontano 2002. Sia chiaro, è un tempo lungo solo per loro, orgogliosi detentori di cinque titoli. Li abbiamo lasciati sconfitti per 7 a 1 dalla Germania, forse l’umiliazione più lacerante per i verdeoro dopo il Maracanazo. Il Futebol Bailado sembrò sgretolarsi schiacciato dalla forza della modernità, il pensiero ordinato che travolge le idee immaginifiche dell’improvvisazione. Però quel giorno mancava Neymar. Il fuoriclasse del PSG può adesso contare su una struttura di squadra che gli cade addosso come una taglia giusta. Il Brasile ha affrontato – chissà se consapevolmente – la sfida di transizione posta dal progresso, così che oggi possano giocare a reciproca integrazione i vari Fernandinho e Casemiro con Coutinho e Neymar, un pizzico di nuova Europa con l’eterna grazia di chi in campo danza. Sono loro i grandi favoriti.

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Nel nostro continente si calcia un pallone meno romantico, ma arrivano squadre da osservare con cura. Lo diciamo sottovoce perché mai sottovalutarli, ma forse la Germania non è la squadra della passata edizione. È in atto un cambio generazionale che quando si concluderà, statene certi, sarà stupendo. Oggi è incompleto e la mancanza di un centravanti dovrà essere compensata dall’esperienza del centrocampo. Mediana che, al contrario, rischia di essere una fragilità francese. Tanta corsa e fisicità ma poca qualità pura, Deschamps avrà bisogno di qualcuno che porti su il gioco (Pogba mezzala sganciata?). La Spagna è fortissima, i senatori sono mescolati ad una gioventù audace e portatrice sana di un tasso tecnico strepitoso. Tanti esordienti – forse l’unico limite – anche tra i sicuri protagonisti: Isco, Saul, Asensio, Carvajal, sono, insieme ad altri, alla loro prima competizione internazionale con la nazionale maggiore.

Di storie ce ne sarebbero tante, ciascuna delle quali meriterebbe autonoma trattazione e semiseria sacralità espositiva. Si potrebbe dire della Colombia di Falcao e James, dell’Uruguay cuore indomito pronto ancora una volta a dare battaglia, della Croazia intrisa di fascino e mai così talentuosa, dell’Egitto di Momo Salah guidato da Hector Cuper El Hombre Vertical, del geyser sound islandese come grido vichingo della più piccola popolazione mai qualificata, dell’eterna fascia al braccio per El Gran Capitàn messicano Rafa Marquez, del Portogallo di CR7 che si presenta da campione d’Europa, e di tanto altro. Non racconteremo, invece, di storie azzurre.

La forza del mondiale ci chiamerà a sé, questo è certo, impossibile non avvertirne l’energia. Ma non sarà lo stesso. I nostri cuori batteranno al ritmo di qualcun altro, mentiranno a loro stessi mentre, foderati di cuoio, rifuggiranno dalla realtà che ci vede fuori. Saremo costretti a derubare altri delle loro emozioni, sperando di riuscire a declinarle al presente. Erigeremo muri sulla memoria, il ricordo porta nostalgie troppo dure da sopportare.

Ultima modifica il Giovedì, 14 Giugno 2018 11:22
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