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Serie B. Pescara- Novara, Zeman: “Mi ero dimesso il primo settembre”.

Domani, con inizio ore 17:30, il Pescara ospiterà il Novara di Eugenio Corini.

Le preoccupanti condizioni di classifica avrebbero imposto una vigilia di concentrazione, invece mister Zeman decide che sia giunto il momento adatto per la deflagrazione di una bomba attesa. Questa conferenza, a dire la verità, ce la saremmo aspettata prima. Era inevitabile che accadesse, il rapporto tra squadra, allenatore e dirigenza palesava ogni suo vizio di incompatibilità logica. Il susseguirsi di partite incolori, casuali nel gioco e nel risultato, lasciava immaginare uno Zeman demotivato, lontano dai pensieri dei suoi calciatori.

Oggi, in buona sostanza, giunge la conferma di quanto poteva già intuirsi. Così il mister: “Il primo settembre mi ero dimesso, poi la società mi ha convinto a rimanere. Ero arrivato a marzo con altri progetti, avevo 42 giocatori ed era difficile se non impossibile lavorarci. Avevo fatto una lista dei giocatori che dovevano restare e di quelli che dovevano andare via ma non si è fatto nulla”.

Nel merito della vicenda, il mister ha ragione. Il progetto Zeman – ammettendo che nel calcio esistano progetti – non apre a compromessi, è un’unica via dogmatica. La società, nell’atto di scegliere l’allenatore boemo, doveva adeguare i propri piani alle circostanze. Prosegue il mister sul rapporto con il presidente Sebastiani: “Con lui sto benissimo a tavola, ma sul calcio la pensiamo in maniera completamente diversa, abbiamo esigenze differenti”.

Naturalmente attendiamo una risposta dalla dirigenza, chiamata in causa con decisione. Non meno dure le parole sulla squadra: “Loro vorrebbero un allenatore amico, invece io sono qui per lavorare. I ragazzi giovani non possono risolvere i problemi, dovrebbero essere trainati da quelli più esperti”. E ancora: “Io faccio quello che posso, ma è difficile lavorare”.

Ci si chiede, in un momento così delicato, come si possa andare avanti. Un allenatore non può dichiarare di allenare calciatori che non voleva, che avrebbe preferito cedere. Oggi si è rotto tutto. Il calcio vive di una professionalità passionale, la mera diligenza non è sufficiente. Zeman, storicamente, è un accentratore di responsabilità. Le sue idee, così discusse e così radicali, plasmano le forme di una stagione, assorbendo ogni altra questione. Attraverso la conferenza di oggi il mister ha inteso sbarazzarsi di questa sua presunzione di colpa, passando un pallone scomodo alla società.

Per il Pescara è il momento delle scelte: è giusto proseguire con Zeman? Come si può pianificare l’imminente mercato con questo clima? È saggio svendere i pezzi pregiati – spesso in panchina – solo per sfoltire la rosa? In questo oceano di polemiche irrisolvibili, domani si gioca per evitare di collocarsi in zona playout. Proietti sta recuperando e domani sarà tra i convocati, sicuramente non tra i titolari. Qualche indicazione che proviene dagli allenamenti fa pensare ad un esordio dal primo minuto di Elizalde, al posto di Mazzotta. Kanoute è in vantaggio su Carraro per il ruolo di regista. Coulibaly dovrebbe giocare da mezzala destra. Dubbio tra Zampano e Crescenzi per il ruolo di terzino destro. In caso di sconfitta, Zeman, con ogni probabilità, sarà esonerato.

La partita di domani servirà soprattutto a capire come i giocatori hanno intenzione di reagire alle parole del mister. Non c’è più tempo per ragionare, il rischio di deriva è sempre più concreto.

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