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Aumento Iva, rischio stangata da 382 euro di tasse a testa

L'Iva aumenterà, dal 22 al 25,2 per cento, la ridotta dal 10 salirà al 13 per cento, dal primo gennaio 2020 in assenza di misure "alternative".

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria questo ha confermato in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato a Palazzo Madama. Trovare i 23 miliardi necessari a bloccare le clausole di salvaguardia scongiurerebbe l'aumento che, altrimenti, non potrà essere evitato.

Aumento enorme per le famiglie

"382 euro di maggiori tasse a testa, l'aggravio sarà di 889 euro a famiglia". A segnalarlo è l'Ufficio Studi Confcommercio.

Cosa aumenterà?

Sono diversi i prodotti che subirebbero un ritocco del prezzo. Dal caffè ai voli aerei, passando per lo yogurt, le scarpe e le sigarette, le possibili variazioni potrebbero interessare svariati beni e servizi. Attualmente, sono tre le aliquote Iva: una al 4%, una al 10% e una al 22%. Se non venissero disinnescate la clausole di salvaguardia il primo gennaio 2020 scatterebbe un ritocco delle aliquote dal 10 al 13% e dal 22 al 25%.

In una tabella, Confcommercio ha stilato le possibili variazioni nelle tre fasce di aliquota.

- Tra i prodotti con aliquota al 4% troviamo ad esempio farina, pane, pasta, latte fresco, burro, formaggi, frutta e ortaggi freschi, olio d'oliva, conserve di pomodoro, giornali, libri scolastici, apparecchi ortopedici e protesi, mense,

- Rientrano nei prodotti con Iva al 10% carne, pesce, salumi, omogenizzati, yogurt, uova, surgelati, prodotti di pasticceria, marmellate, caramelle, elettricità, idraulico, elettricista, farmaci, voli aerei e treni interni, caffè e altre consumazioni al bar, alberghi

- L'Iva al 22% riguarda attualmente prodotti come caffè, bevande gasate, vini e alcolici, sigarette, abbigliamento, calzature, mobili, elettrodomestici e articoli per la casa, automobili, motocicli e biciclette, prodotti per la pulizia della casa, carburanti, spettacoli sportivi, smartphone, tablet, computer, saponi, shampoo, profumi ecc., parucchiere e servizi di estetica.

Tra i prodotti e servizi esenti dall'Iva ci sono invece le visite mediche specialistiche, l'istruzione e i servizi domestici. L'Iva è al 5% per le piante aromatiche (basilico, salvia, rosmarino, ecc) e i preparati per risotti. Gli ultimi aumenti Iva risalgono al 17 settembre 2011 dal 20% al 21% e al 1 ottobre 2013, quando si è passati dal 21 al 22%.

Ma nel Governo c'è chi garantisce, "Con questo governo non ci sarà nessun aumento dell'Iva, deve essere chiaro - spiega Di Maio -. Finché il M5S sarà al governo non ci sarà nessun aumento dell'Iva, al contrario. l'obiettivo è ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese". Gli fa eco l'altro vicepremier, Matteo Salvini, che scandice: "L'Iva non aumenterà. Punto. Questo è l’impegno della Lega. Siamo al governo per abbassare le tasse, non per aumentarle come hanno fatto gli altri governi".

Sì ma dove verranno trovati i soldi per disinnescare le clausole di salvaguardia? "Abbiamo le idee chiare in materia" ma "prima facciamo" le cose "e poi le diciamo" sottolinea Salvini. Dal M5S però arriva l'affondo: "Se Tria vuole un aumento dell'Iva può passare al Pd. Per anni il Pd altro non ha fatto che alzare le tasse ai cittadini, mantenendo privilegi medievali come i vitalizi, che noi abbiamo tagliato, e molto altro. Quindi se Tria è così desideroso di aumentare l'Iva può scegliere un'altra collocazione. Con questa maggioranza non esiste" dicono fonti pentastellate.

Dal salotto di Bruno Vespa, Tria ribadisce che "l'obiettivo sarà evitare l'aumento dell'Iva, proseguire la riforma fiscale anche dell'Irpef", nelle compatibilità degli obiettivi di finanza pubblica del Def, spiegando che per i target dei conti si possono anche prendere tagli di spesa. "Si possono trovare i soldi ma sono allocati, la decisione di dove toglierli e dove metterli è politica" scandisce Tria.

Su Flat tax o rimodulazioni dell'imposta sul valore aggiunto, il ministro ha chiarito che "circolano stime fatte un anno fa", aggiungendo che "si possono fare stime di ogni tipo di vari disegni possibili di modifica delle aliquote Irpef più o meno avanzate con una certa progressione, è ovvio che al Mef le stime sulle possibili misure sono fatte in continuità". Di certo "è legittimo che nel Paese si discuta di possibili riforme in una direzione o nell'altra", poi le decisioni saranno frutto del "dibattito politico" ma "tutto quello che faremo dovrà rispettare le compatibilità con la politica di bilancio", avverte.

Il quadro peggiora con la situazione peggiorativa di revisione al ribasso delle stime di crescita passate nel 2019 a 0,2% dal precedente 1%. Una stima "equilibrata" e "coerente", ha argomentato Tria, osservando che "il governo non ha peccato di ottimismo" e che la revisione è "ampiamente coerente con la situazione generale", dove pesano diverse variabili esogene. A ogni modo in Europa ed in Italia "non siamo in recessione", siamo davanti ad "un forte rallentamento" ma "con previsioni più ottimistiche" per i primi mesi dell'anno.

Pesa, ora più di prima, un debito a quota 132,8% del pil secondo le ultime stime. "Il debito pubblico è un problema da affrontare in modo serio", "è una sfida e un vincolo" ma, è l'osservazione, "la finanza pubblica italiana non rappresenta un rischio per nessun paese in Europa e nel mondo" e "non abbiamo chiesto mai un euro per la nostra finanza pubblica". Infine, non è mancato un chiarimento sul piano di privatizzazioni con i 'gioielli di famiglia' che resteranno saldamente nelle mani dello Stato. "Valutiamo di mettere sul mercato parti di quanto detenuto dallo Stato senza mettere in discussione il controllo delle partecipate del settore pubblico, si stanno vedendo le possibilità", ha garantito Tria.

L'Iva nasce 46 anni e fino a quest’anno è aumentata 9 volte, ricorda la CGIA di Mestre. Tra i principali Paesi della zona euro l'Italia è quello in cui è cresciuta di più: ben 10 punti, dal 12% del 1973 al 22% attuale, un record, ovviamente, poco invidiabile. Seguono la Germania, con una variazione di +8 punti (era all’11 adesso si attesta al 19 per cento), l’Olanda, con un aumento di 5 punti (era al 16 oggi è al 21 per cento), l’Austria e il Belgio, con degli aumenti registrati nel periodo preso in esame rispettivamente del +4% e del +3%. La Francia è l’unico Paese presente in questa comparazione che non ha registrato alcun incremento.

Ultima modifica il Giovedì, 18 Aprile 2019 16:16
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