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Reddito di Cittadinanza; uno sguardo da vicino

 di Simone Merlonetti

Il reddito di cittadinanza è una proposta Movimento 5 stelle, cavallo di battaglia nel periodo elettorale, il governo Conte ha da subito riscontrato molte controversie di pensiero.

 

Il Governo M5s - Lega ha inserito il Redddito di cittadinanza nella Manovra di Bilancio per l’anno 2019, in aula martedì. Il reddito di cittadinanza potrebbe diventare realtà nel Marzo del 2019 (sempre che la Manovra venga approvata), in tale periodo temporale inoltre è previsto l’investimento di 9 miliardi +1 per la riforma dei Centri dell’impiego (che permetterà da Marzo di poter effettuare subito 4 000 assunzioni) al fine di intervenire e risolvere la situazione di povertà presente oggi in Italia.

Stando alle dichiarazioni del Vice-Premier Luigi Di Maio è una “Manovra storica”, poiché unica nel suo intento e nella sua conformazione.

Che cos’è il reddito di cittadinanza? E’ l’aiuto cospicuo economico che il Movimento 5 stelle voleva destinare a 9 milioni di Italiani che si trovano privi di reddito o che detengono redditi troppo bassi. La proposta mirerebbe all’eliminazione delle disuguaglianze sociali ed alla promozione del diritto al lavoro, all’inserimento di tutti nel mondo sociale. La povertà in Italia vede queste statistiche ISTAT: nel 2017 si stimano in povertà assoluta (incapacità di soddisfare i bisogni primari) 1 milione e 778 mila famiglie residenti in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui, un dato crescente rispetto al 2016. L’incidenza di povertà assoluta è pari al 6,9% per le famiglie (dal 6,3% del 2016) e all’8,4% per gli individui ( dal 7,9% del 2016). La crescita vede anche la povertà relativa ( difficoltà fruizione standard di vita medio della zona analizzata) con un aumento rispetto al 2016, nel 2017 riguarda 3 milioni 171 mila famiglie residenti (12,3% rispetto al 10,6% del 2016) e 9 milioni e 368 mila individui (15,6% rispetto al 14% dell’anno precedente). Come si può notare quindi il fenomeno povertà è un elemento crescente nel Paese, per cui vi è bisogno di operare ad una soluzione repentina.

Come funziona il reddito di cittadinanza? Riprendendo in esame i dati ISTAT, il centro statistico considera in povertà tutti coloro che vivono con meno di 780 euro al mese (ci si trova sotto la soglia di povertà) con variazione rispetto al numero componenti famiglia. Il reddito di cittadinanza quindi prevede un contributo economico in modo tale che chiunque possa raggiungere la soglia dei 780 euro mensili (esempio: se una famiglia con 3 componenti è in affitto, la madre ed il padre sono disoccupati ed hanno un figlio maggiorenne a carico, la proposta prevede l’erogazione di 780 euro al padre e 780 euro alla madre per un totale di 1560 euro al mese. Se invece la famiglia è composta da due persone con una pensione di 400 euro ciascuno, il reddito di cittadinanza avrà ad integrare quanto manca per raggiungere la soglia dei 780 euro, erogando 370 euro per ciascuno). Anche chi ha un lavoro full time ma è sottopagato ha diritto all’integrazione del reddito di cittadinanza tramite l’introduzione da parte del Movimento 5 stelle del cd. Salario minimo contrattuale che prevede il pagamento base di almeno 9 euro l’ora.

Come viene erogato il reddito di cittadinaza? Tramite un’apposita “carta di cittadinanza” 2019 ed un’ applicazione web e smartphone. La carta di cittadinanza è una soluzione tecnologica che serve a tracciare tutti i movimenti e le spese effettuate, impedendo il risparmio che verrà anzi penalizzato. Non sono nemmeno permesse spese “immorali” ma solo spese di prima necessità. Assieme a questo strumento si prevede anche l’inserimento di una nuova figura professionale chiamata “Navigator reddito cittadinanza”, una figura scelta tramite colloquio che avrà il compito di prendere in carico la persona beneficiaria del reddito di cittadinanza ed iscritta al centro impiego per seguirla passo passo nella sua formazione sino all’inserimento nel mondo del lavoro.

Lo scopo della iniziativa è quella che sia direttamente lo Stato a decretare chi ha bisogno del reddito sussidio e chi no (evitando quindi le procedure di richiesta).

A chi spetta richiedere il reddito di cittadinanza? Per ottenere il reddito di cittadinanza bisogna essere in possesso di determinati requisiti e per mantenerlo bisogna seguire determinate regole, mentre per le imprese che assumono beneficiari del reddito di cittadinanza sono previsti dei vantaggi. Tali requisiti richiesti sono: -avere più di 18 anni; -essere disoccupati o inoccupati(coloro che cercano per la prima volta lavoro); -avere un reddito ISEE pari a 9360 euro; -avere una pensione inferiore alla soglia povertà (in tal caso si parla di pensione di cittadinanza); -per chi ha una casa di proprietà l’importo del reddito di cittadinanza scende a 500 euro; -per chi ha una seconda casa, box o cantina di proprietà la quota patrimoniale non deve superare i 30 000 euro; -per gli stranieri occorre avere la residenza italiana da 5 anni; -per chi è titolare di un assegno di disoccupazione l’importo del reddito di cittadinanza sarà detratto dalla stessa somma di sussidio.

Per mantenere il reddito di cittadinanza invece queste sono le regole da seguire: -iscriversi al Centro impiego e rendersi immediatamente disponibile al lavoro; -iniziare un percorso nella ricerca attiva del lavoro; -offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali); -frequentare percorsi per la qualifica o riqualificazione professionale; -effettuare la ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno; -comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito; -accettare uno dei primi 3 lavori che vengono offerti.

Per portare a buon fine quanto presentato occorrano 16-20 miliardi di euro.

Tutto ciò può essere possibile? Se su fa un confronto con altri Paesi europei che hanno adottato tale politica ( ad esempio Lussemburgo, Olanda, Danimarca etc) si nota che l’Italia avrebbe condizioni meno restrittive di concessione e quindi avrebbe un programma anche più generoso. Il problema però non è l’iniziativa in se, in quanto nobile nel suo intento e con esempi internazionali di funzionamento, ma è la sua applicazione ad un Paese come l’Italia.

Per quanto ci siano persone bisognose di un aiuto del genere è anche vero che tante invece sono le persone che potrebbero approfittarsi della bontà di questa proposta. E’ una manovra che fa molta forza sulla fiducia e sulla correttezza degli interessati ed è facile cadere in situazioni spiacevoli sia dal punto di vista morale che finanziario. Basti pensare che secondo la Cgia di Mestre nel 2018 sarebbero 3,3 milioni di lavoratori irregolari che causano un danno al fisco di 43 miliardi di euro. Il lavoro in nero quindi causerebbe 77,3 miliardi di euro non dichiarati. In un quadro simile quindi è possibile sperare nella buona fede del prossimo (di tutti i prossimi) e non rischiare di corrispondere aiuti a chi magari percepisce in nero una buona quota di reddito? Solo la concretezza dei fatti darà il giusto responso.

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