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Soldi, statistica e cigni neri: la formula di Re Mida

di Simone Iavolato

Può un’equazione essere la causa di una crisi finanziaria senza precedenti?

A 10 anni dalla grande recessione del 2008 è il momento di rinfrescarci la memoria su uno degli eventi più significativi del 21° secolo. Con controverse manovre economiche, le autorità competenti sono riuscite ad evitare una catastrofe tale da far sembrare la crisi del ’29 una brutta giornata. Ma tutto questo non senza conseguenze, visto che milioni di persone hanno visto i propri risparmi polverizzati e il Pil di numerosi paesi è sceso vertiginosamente

Le cause furono molteplici e tutt’oggi difficili da comprendere, ma fra tutte, la portata di questa crisi non sarebbe stata tale senza uno strumento che permise a migliaia di operatori finanziari di estrarre soldi da altri soldi, senza immettere nel mercato alcun tipo di bene. Sembra che tutti avessero l’illusione di operare in un mondo fittizio, virtuale, da cui però uscivano soldi veri.

L’equazione funzionava così bene che fu ribattezzata dagli addetti ai lavori “formula di Re Mida”, dal mito di Re Mida, appunto, a cui Dioniso elargì il dono di trasformare tutto ciò che toccava in oro, un’analogia che rende bene l’idea. Sicuramente il mondo finanziario, preso com’è dell’osservare puntini su uno schermo, non ha tempo per soffermassi sulla morale della storia, nella quale il Re si rese conto che questo dono è in realtà una maledizione, non potendo neanche più prendere in mano il proprio iphone (o una spada) senza che diventasse un blocco d’oro.

La magica equazione

Fisher e Black si accorsero che le fluttuazioni di borsa seguono un andamento casuale. Ma allora come si può prevederne la direzione? Per loro fortuna qualcuno aveva studiato un problema analogo. Fu Einstein in persona a immaginare un modello per descrivere il movimento casuale delle particelle, che oggi viene indicato dalla magnifica espressione “passeggiata aleatoria. Il salto tra le due discipline è decisamente ampio, ma l’abilità dei due economisti fu quella di riuscire a rielaborare le intuizioni di vari studiosi prima di loro e dar vita ad una formula capace di prevedere il valore futuro di enormi pacchetti di titoli.

Evento cigno nero

Ma si sa, la realtà non è sempre rigida come un modello matematico. La teoria su cui si basa l’equazione ci dice che eventi estremi, come fluttuazioni troppo ampie della borsa, dovrebbero verificarsi una volta per secolo. Tutt’altra cosa è la realtà dei fatti, che ci presenta un quadro completamente diverso: dal 1987 ad oggi, il periodo di massima crescita del capitalismo finanziario, si sono verificati almeno 10 eventi estremi del genere, rappresentati dal crollo di titoli azionari. Nicholas Taleb, esperto di matematica finanziaria, parla a tal proposito di “evento cigno nero”. Nell’antichità un cigno nero era sinonimo di impossibile, perché tutti i cigni osservati erano solo e soltanto bianchi. Quando i primi esploratori dell’Australia scoprirono numerosi cigni neri, l’espressione assunse il significato opposto: ora indica una assoluta certezza può venir smentita in qualsiasi momento dell’esperienza. Lo scoppio della bolla speculativa del 2008 è solo l’ultimo dei numerosi cigni neri che ci sono passati davanti, di cui nonostante tutto continuiamo a negare l’esistenza.

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