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Grande Pescara potrebbe essere fermata. Ma nessuno è interessato a farlo.

 Perchè nessuno, sinora, ha mai attivato un iter procedurale concreto?

 

Consiglieri regionali, Enti pubblici e cittadini: lo Statuto regionale concede ad ognuno di promuovere azioni per abrogare definitivamente il progetto iniziato nel 2014 con un referendum consultivo: la Grande Pescara.

La domanda è una sola: i contrari vogliono davvero fermare questo processo? E perché nessuno, oltre le vuote ampollosità di piazza e titoli di giornali, ha avviato una procedura per eliminare la legge per la nascita della Grande Pescara?

Nel 2014 un referendum consultivo nelle tre città di Pescara, Montesilvano e Spoltore ha decretato la vittoria della proposta Grande o Nuova Pescara, ancora è da decidere. Con l’insediamento della giunta D’Alfonso è nata poi la legge che ha iniziato il processo per la data X, prima fissata per il 2019 ora per il primo gennaio 2021 sino al 2024.

Le amministrazioni di Spoltore e Montesilvano contestano, vivamente, la validità del referendum e della procedura. Tutti concordi sulla fusione dei servizi per il reale risparmio e praticità ma sulle casse comunali e l’annessione: nisba. 

Poca diffusione, è stato votato nell’election day insieme a europee e amministrative, i cittadini non hanno compreso bene le conseguenze dell’atto... queste sono tutte argomentazioni, pertinenti, a questo cambiamento che andrebbe a cancellare ben due comuni annessi in uno. Peccato, però, che risultano tardive e prive di un progetto amministrativo che vada a bloccare questo iter.

Alcuni sostengono che i finanziamenti, tanto annunciati, tarderebbero ad arrivare, perchè la popolazione non raggiunge ancora, nonostante la fusione, il numero previsto. Intanto la Regione stanzierà 300mila euro per le prime spese. Le commissioni vanno avanti dei tre comuni. Il presidente della più importante in questo percorso, la Statuto, è Enzo Fidanza.

Eppure nel 2014 nessuno di coloro che oggi esprimono contrarietà si è dichiarato. Alcuni rispondevano un semplice “non si farà”, altri glissavano, tacevano per non perdere alcun elettore o perché le scelte costano.

I pro invece erano convinti e senza esitazione dicevano sì a questo progetto.

Il silenzio dei dissenzienti si è protratto anche dopo le risultanze del referendum, hanno cominciato ad attaccare solo dopo, in prossimità del varo della Legge D’Alfonso.

Oggi viene confermato da alcuni il proprio dissenso a questo progetto. Qualcuno ha parlato di ripetere il referendum.

Sarà una curiosa coincidenza di fattori a crear melina nelle commissioni della Grande Pescara con fraintendimenti ed equivoci. Ma perché rallentare i lavori quando i contrari potrebbero provare a cancellare la legge D’Alfonso? Nulla di concreto viene effettuato, nonostante lo Statuto regionale permetta di contrastare i provvedimenti. Perchè?

Forse è una riprova che questa Grande Pescara, adesso, la vogliono in molti, stanchi dei soliti volti dietro ai volti? Il fatto che alcuni politici da una parte desiderano mantenere l’elettorato e dall’altra non vogliono perdere il treno e avere un ruolo importante in questa estesa nuova realtà? A chi non piacerebbe diventare il sindaco della Grande Pescara? Chi avrebbe qualche chance per un assessorato? Chi potrà entrare nelle liste che contano e candidarsi? Chi avrebbe la coerenza di dire no? Il futuro sarà interessante per le risposte.

In ogni caso, se i 'dissidenti' fossero intenzionati ad abrogare la Legge D’Alfonso l’Art 31 dello Statuto recita “L'iniziativa legislativa appartiene a ciascun Consigliere regionale, alla Giunta regionale” oltre, “ai Consigli delle Province”, “al Consiglio delle Autonomie locali e agli elettori della Regione in numero non inferiore a cinquemila. Prosegue “ I Consigli comunali, provinciali e delle Comunità Montane, il Consiglio delle Autonomie locali e il corpo elettorale esercitano il diritto di iniziativa mediante presentazione al Presidente del Consiglio regionale di progetti di legge redatti in articoli ed accompagnati da una relazione illustrativa”.

Ad oggi sfuggono notizie di un tentativo.

Non solo rappresentanti politici, è contemplata anche l’iniziativa popolare, in Abruzzo disciplinata dalla L.R. 19 dicembre 2007, n. 44, che spiega i passi per indire il referendum abrogativo, consultivo e dell’iniziativa legislativa.

 Se 5mila elettori occorrono per l’iniziativa popolare, per il referendum abrogativo, ad esempio, deve esserci una raccolta di firme”, tenendo presente che oltre un milione erano l’ultima volta, è pari a “un cinquantesimo degli elettori, calcolati sulla base del numero totale di essi accertato nell'ultima revisione delle liste elettorali per l'elezione del Consiglio regionale in carica, oppure più Consigli comunali che rappresentano almeno un quinto degli abitanti della Regione, secondo i dati dell’ultimo censimento ufficiale, o due Consigli provinciali”.

I mezzi amministrativi e politici ci sarebbero e risulta insolito che nessuno dei dissidenti ne sia a conoscenza.

E allora perché dire no? Forse perché sarebbe difficile raggiungere i numeri? Forse perché nessuno in consiglio regionale vuole abrogare la Legge D’Alfonso? O forse perché tutti hanno fatto la bocca a questa nuova realtà e se accadrà vogliono esserci. La storia di questo referendum è veramente strana, ma ormai è accaduto, se qualcuno avesse voluto combatterlo, doveva farlo a suo tempo. Se i contrari vogliono far qualcosa che agiscano altrimenti è meglio adattarsi al futuro. Qualcuno lo sta già facendo alla grande.

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