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Pescara. Diodati si dimette per la seconda volta.

 Sindaco: “Si sente nell’aria un inconfondibile odore di trasformismo”

"Sono rientrato in giunta perché credevo non fosse giusto tradire né la fiducia di coloro che mi avevano sostenuto con il loro voto né quella dei cittadini che si aspettavano, da questa amministrazione, la realizzazione di interventi e progetti per rendere Pescara una città migliore, che guardi al futuro e che dia opportunità". Così inizia la lettera di dmissioni pubblicata iri sul social da Giuliano Diodati, assessore dimissionario per la seconda volta. Spiega che ha fatto del suo meglio come assessore allo sport ma aggiunge "ho dovuto soprattutto fronteggiare ostacoli politici e correnti contrarie."

Parla di "individualismo e cecità politica senza precedenti, per ogni progetto, per ogni singolo intervento mai collegialità, mai una benché minima visione di crescita". E va sullo speicifico: "Penso al progetto sull'area di risulta che sembra partorito da chi in questa città non ci vive e quindi non ne conosce le esigenze e le difficoltà" e la riqualificazione del campo Rampigna, "giunto ad approvazione solo dopo innumerevoli e durissimi scontri con la stessa maggioranza". Commenta, "Un Pd che sembra la mattina si svegli su Marte". "Osteggiato" sul progetto alternativo ai parcheggi estivi sulla strada parco, "fino all'inverosimile, da quello stesso Pd che, quando era all'opposizione attaccava duramente la decisione dell'amministrazione del centrodestra di consentire il parcheggio proprio su quella strada. Mi chiedo dov'è finito quel Pd?" E al Sindao Alessandrini si rivolge contestando: "rappresenti una delle città più importanti della nostra regione, avresti dovuto essere guida e collante delle diverse anime di questo partito, invece ti sei prestato ai soliti giochi di potere che nulla hanno a che fare con il bene comune".

Il Sindaco Marco Alessandrini risponde con una nota. "Io credo che non ci siano ragioni amministrative dietro le dimissioni di Giuliano Diodati dalla Giunta. Dimissioni che sono la prevedibile conseguenza della scelta che ha portato alla perdita della Provincia di Pescara, orchestrata da chi ha bene in mente un percorso che probabilmente già da diverso tempo non è con il centrosinistra. Di che cosa parliamo? Parliamo di un assessore che ho rivoluto in squadra alla prima occasione utile dopo l’avvicendamento del settembre 2017 e che in questi mesi ha governato, non senza distinguo sull’operato di un’Amministrazione di cui è stato parte per la maggior parte del mandato. Un amministratore che oggi - a sei mesi dalle elezioni comunali e a tre da quelle regionali - si chiama fuori, sentendosi improvvisamente alieno dai progetti strategici per Pescara, pur avendo sempre avuto piena possibilità di agire politicamente con le sue importanti deleghe e di confrontarsi liberamente con la maggioranza. Parliamo di un vizio antico della politica italiana, peraltro tornato oggi molto in voga, che è quello di dire cose vecchie con il vestito nuovo, fare finta che il proprio passato non esista e che ciò che si è promesso e raccontato alla pubblica opinione per essere eletti possa assumere improvvisamente forme e colori diversi per un non meglio precisato bene comune".

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