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Universo: James Webb, il telescopio spaziale del prossimo futuro

di Simone Iavolato

Un gioiello da 8 miliardi di dollari, frutto della collaborazione fra NASA, e CSA, Il Webb aprirà nuovi orizzonti nell’osservazione della volta celeste. L’obiettivo? Studiare la struttura su larga scala dell’infinitamente grande.

 

Gli astrofisici sono persone dai gusti semplici. Basta un nuovo telescopio da 8 miliardi di dollari e saranno le persone più felici del mondo (o dell’universo, ora che possiamo osservarlo meglio). Questo nuovo gioiellino è il James Webb space telescope, per gli amici JWSP, in onore di James Webb, importante direttore della NASA durante le prime missioni spaziali. Partenza stimata per marzo 2021, salvo imprevisti (e ce ne sono stati già molti). È considerato l’erede spirituale di Hubble, ormai sulla strada del pensionamento.

Full optional e modulo scientifico di serie.

Il Webb segna un salto di qualità. Il sistema ottico comprende uno specchio primario da 6,5 metri composto da 18 pannelli esagonali in berillio, ed è solo la punta di diamante delle nuove tecnologie implementate. Uno scudo termico a 5 strati protegge la delicata strumentazione, eliminando le interferenze provenienti da Luna, Terra e Sole. Il modulo scientifico integrato contiene 4 strumenti scientifici per la misurazione dello spettro luminoso. L’impianto criogenico mantiene la temperatura ottimale ( -223° C) per la misurazione delle frequenze dell’infrarosso. Ed è proprio sull’infrarosso che puntano gli scienziati, grazie al fenomeno noto come “spostamento verso il rosso” (o redshift). Infatti, a causa di un effetto gravitazionale, la luce di oggetti nello spazio profondo arriva a noi alterata, cioè con frequenze più basse, appunto tendenti al rosso.

Nessun passo per l’uomo, anni luce per l’umanità

Tranquilli, non c’è bisogno di scomodarsi troppo per guardare galassie lontane, è la luce che viene da noi. Il presupposto base è alquanto semplice: più guardiamo lontano, più vediamo cose “vecchie”. Ad esempio, puntando i nostri strumenti verso Alfa Centauri, vedremo com’era 4,3 anni fa. Questo perché si trova esattamente a 4,3 anni luce da noi. In altre parole, se metti like a qualcuno su Alfa Centauri lo saprà tra 4 anni e mezzo e potresti dover aspettare una risposta per circa 9 anni! Detto questo è ovvio che più riusciamo guardare lontano, più potremo andare “indietro nel tempo” per scoprire come si è evoluto l’universo nel corso di milioni di anni.

Parola d’ordine “collaborazione”

L’arduo lavoro svolto da centinaia di ingegneri, fisici e scienziati è qualcosa di impressionante. Il progetto coinvolge NASA, ESA (Agenzia Spaziale Europea) e CSA (Agenzia Spaziale Canadese). Alla nascita dei primi programmi spaziali, però, era la competizione il motore che spingeva team di studiosi a tentare missioni tanto ambiziose. Oggi è invece lo spirito di collaborazione tra numerosi paesi che permette di raggiungere obiettivi mai sperati prima. Per questa missione gli scienziati alzano il tiro. Il James Webb non sarà, come Hubble, in orbita intorno alla terra, ma verrà posizionato in L2, un punto di Lagrange in cui l’abbraccio gravitazionale tra terra e sole lo manterrà in posizione stazionaria in orbita intorno alla nostra stella. Questo permetterà sia migliori osservazioni, essendo più lontano dalla luce del sole, sia di mantenere le comunicazioni con il centro di controllo. Non sono ammessi errori! Una volta in posizione, a 1,5 milioni di km dalla Terra, sarà impossibile modificarlo o ripararlo.

Non ci resta che attendere il 2021. Nel mentre, se sei un liceale appassionato di astronomia, hai tutto il tempo di studiare astrofisica e magari un giorno lavorare proprio con il JWSP.

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