Stampa questa pagina
Giovedì, 22 Marzo 2018 18:14

Parlamento alla prima votazione. Domani elezione presidenti Camere

Presidenti delle Camere. Venerdì le due Assemblee saranno chiamate (rispettivamente alle 11 a Montecitorio e alle 10:30 a Palazzo Madama) ad adempiere al loro primo atto della legislatura: l'elezione dei successori di Laura Boldrini e Pietro Grasso.

 

Ecco, in dettaglio, le procedure per eleggere chi siede negli scranni più alti di Montecitorio e Palazzo Madama. Le sedute saranno presiedute da Roberto Giachetti (Pd) e dal senatore a vita Giorgio Napolitano: il primo è il più anziano dei vicepresidenti della Camera rieletti della scorsa legislatura; il secondo è il senatore più anziano d'età. E' previsto che entrambi i presidenti provvisori tengano un breve discorso prima di dare il via alle votazioni.

ALLA CAMERA: La votazione avviene per schede ed in modo segreto. Nella prima votazione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti l'Assemblea (comprese nel computo le schede bianche), ovvero 420 voti. Per il secondo e terzo scrutinio il regolamento di Montecitorio prescrive che il quorum si abbassi ai due terzi dei votanti, contando anche le schede bianche. Si prevede che i primi tre scrutini si terranno tutti nella giornata di venerdì. Per gli eventuali scrutini successivi, da sabato, è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti, contando pure in questo caso anche le schede bianche. Ciascun deputato esprime il proprio voto nella scheda all'interno di cabine allestite tra il banco della presidenza e quello del governo e la deposita in un'urna. Lo spoglio delle schede è pubblico ed avviene in Aula. Nel caso in cui fossero necessari più scrutini per eleggere il presidente, la seduta potrebbe protrarsi per più di una giornata; in ogni caso, formalmente si tratta di una seduta unica. Nelle ultime sei legislature il presidente e' stato eletto il giorno successivo all'inizio della seduta (quarto scrutinio).

AL SENATO: Anche a Palazzo Madama la votazione avviene a scrutinio segreto, ma il meccanismo assicura comunque l'elezione del presidente entro la quarta votazione. Al primo scrutinio è eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato, che è pari a 161 voti. Qualora non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale basta la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche. Se nella terza votazione nessuno ha riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno ad un ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti, e' eletto il più anziano di età. Pure a Palazzo Madama lo spoglio delle schede votate è pubblico e avviene in Aula.

I GRUPPI PARLAMENTARI ED I CAPIGRUPPO: Entro due giorni dalla prima seduta, e quindi il 27 marzo i parlamentari devono dichiarare a che gruppo aderiscono: a quel punto i gruppi sono convocati per eleggere i rispettivi presidenti.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: Da quando son eletti i presidenti delle due Camere il presidente del Consiglio uscente può salire al Quirinale per dimettersi: resterà comunque in carica per il disbrigo degli affari correnti fino alla nuova del nuovo premier.

GLI UFFICI DI PRESIDENZA: Le due Camere verranno convocate tra il 27 ed il 28 marzo per eleggere i rispettivi vicepresidenti, questori e segretari d'Aula.

Forza Italia, in un vertice con i leader del centrodestra a Palazzo Grazioli, insiste sul nome del capogruppo azzurro uscente a Palazzo Madama, Paolo Romani. Ma dal Movimento cinque stelle, che ha rinviato la riunione con gli eletti anche per il complicarsi della partita, arriva uno stop. "Il Pd - scrive in un post Luigi Di Maio - si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra, e lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile". Di Maio propone anche una riunione di tutti i capigruppo dei partiti in vista del voto.

La riunione dei capigruppi delle forze politiche per le presidenze delle Camera, a quanto si apprende, si terrà questa sera alle ore 20 presso gli uffici del gruppo M5s alla Camera. "Se si riparte nelle trattative si riparte", spiega il leader della Lega Matteo Salvini parlando con i cronisti a Montecitorio. E' tutto azzerato, quindi? "Mi sembra proprio di sì", replica Salvini, che sulla possibilità che il Pd si sieda al tavolo sottolinea: "Penso di sì. Era quello che auspicavamo".

"Cambino metodo e coinvolgano davvero tutti - ha detto il reggente del Partito Democratico Maurizio Martina, alla luce degli sviluppi del dialogo sulla presidenza delle Camere -. L'importante è non riproporre scelte precostituite e ragionare davvero di profili di garanzia. Finora lo schema che hanno usato sia centrodestra che Cinque stelle non ha dato uno sbocco utile e speriamo abbiano capito di avere sbagliato. Le massime cariche istituzionali devono essere patrimonio di tutti".

No di M5s a Paolo Romani potrebbe avere uno sbocco con l'indicazione di un nome alternativo. A questo vertice seguirà l'assemblea degli eletti della Lega con Matteo Salvini. L'ipotesi che sta girando con insistenza è quella di un cambio di cavallo con il lancio di Anna Maria Bernini. Nome su cui potrebbe convergere M5s senza troppi strappi al suo interno.

Sul versante Pd, è prevista per questa sera l'assemblea degli eletti, alle 18. Con il tentativo di sparigliare le carte, chiedendo a cinquestelle e centrodestra di azzerare tutto per riprendere il filo insieme sulle presidenze di Camera e Senato. Cosa che, allo stato, sembra molto difficile, con il movimento di Di Maio che punterebbe alla presidenza di Montecitorio con l'ambo Riccardo Fraccaro-Roberto Fico, con una crescita delle preferenze per il primo.