Sezione Narrativa:
- “Desiderio”, GIORGIO MONTEFOSCHI - Ed. La nave di Teseo - “Biscotti della fortuna”, GABRIELE PEDULLA’ – Ed. Einaudi - “La natura è innocente”, WALTER SITI – Ed. Rizzoli
Sezione Narrativa giovani under 30
- “Baci amari e musica d’Autore”, MARTINA ATTALI – Ed. Longanesi - “Gli occhi vuoti dei santi”, GIORGIO GHIOTTI – Ed. Hacca - “L’Esercio”, CLAUDIA PETRUCCI – Ed. La Nave di Teseo
SUPER FLAIANO INTERNAZIONALE DI LETTERATURA ALLA CARRIERA
JAVIER CERCAS Saggista, scrittore e giornalista di El Pais, il cui ultimo libro uscirà il 2 luglio e l’autore lo presenterà in anteprima nazionale il 4 luglio a Pescara alla serata di Premiazione del Flaiano di Letteratura e Italianistica. PREMIO SPECIALE FLAIANO DI NARRATIVA - “La valigetta dell’accordatore”, ANGELO FABBRINI – Passigli Editore - “Camillo & Son, Vita e morte di due grandi giornalisti tra Italia e America”, FRANCESCO DURANTE - Ed. Carabba
Francesco Durante scrittore, professore universitario e critico letterario, racconta il lavoro straordinario di Camillo e Camille Maximilian Cianfarra ed erano padre e figlio, giornalisti tra L’Italia e l’America.
Camillo senior, detto Chan, era nato nel 1878 a Lama dei Peligni, in Abruzzo. Seguì tutti i grandi fatti del tempo.
Morì nel 1925 dopo essere stato arrestato per aver passato alla “Chicago Tribune” i documenti che accusavano Mussolini di aver ordinato l’assassinio di Matteotti. Camillo Junior, detto Cian, nato a New York nel 1907 e cittadino americano, fu una grande firma del “New York Times”. Vaticanista e autore di The Vatican and the War (1944) e The Vatican and the Kremlin (194)
19° Premio Internazionale Flaiano di Italianistica - La Cultura italiana nel mondo
- “Performing Commedia dell’Arte, 1570 – 1630”, NATALIE SCHMITT (Istituto Italiano di Cultura - Chicago)
- “ La Divina Commedia: l’epica cantata da Dante”, SANGJIN PARK (Istituto Italiano di Cultura - Corea)
Premio Internazionale Flaiano di Letteratura 2020 javier cercas
Javier Cercas è nato nel 1962 a Ibahernando, Cáceres. I suoi primi libri, profondamente letterari e con velati rimandi auto biografici, sono i racconti di El móvil (1987), di cui nel 2003 (trad. it. Il movente, 2004) riproporrà solo il testo che dà il titolo al volume, e i romanzi El inquilino (1989; trad. it. Il nuovo inquilino, 2011) ed El vientre de la ballena (1997; trad. it. La donna del ritratto, 2008). La sua produzione saggistica e giornalistica è stata invece raccolta in Una buena temporada (1998), Relatos reales (2000) e La verdad de Agamenón (2006; trad. it. Tornare a casa, 2011). Se nelle pubblicazioni precedenti si era affidato al noir o alla metafinzione, C. ha trovato la sua voce più autentica in Soldados de Salamina, combinando elementi fittizi e reali nel ricercare una microstoria capace di rompere il silenzio imposto dai vincitori della guerra civile e di restituire dignità ai vinti. Tale indagine è inoltre un pretesto per elaborare una struttura metanarrativa. L’esperimento si è ripetuto in La velocidad de la luz (2005; trad. it. La velocità della luce, 2006), dove sono gli orrori vissuti da un reduce del Vietnam il motivo centrale intorno cui si costruisce la narrazione. I punti culminanti di questa evoluzione verso un romanzo che sconfina nell’inchiesta, al di là della parentesi di Las leyes de la frontera (2012; trad. it. Le leggi della frontiera, 2013) sulla delinquenza giovanile degli anni Settanta e Ottanta a Girona, sono però Anatomía de un instante ed El impostor (2014; trad. it. L’impostore, 2015). Il primo, nel sondare le cause dell’irruzione armata del tenente colonnello Antonio Tejero nel Parlamento spagnolo il 23 febbraio 1981, obbedisce a un’impostazione di stampo saggistico, ma C. abbina ai dati di fatto la sensibilità del romanziere che si addentra nelle zone d’ombra e nelle pieghe psicologiche tralasciate dalla storiografia. L’originalità dell’autore consiste nel giocare con i generi e la raffigurazione di sé, riuscendo a offrire un paradigma alternativo di rilettura del passato e di analisi del rapporto tra narrazione e storia. Ne è un ulteriore esempio El impostor, incentrato su Enric Marco, impostore che per decenni ha sbandierato la sua condizione di sopravvissuto all’olocausto. C. ne traccia un ritratto sfaccettato, con un minuzioso lavorio di scavo biografico, per poi intrecciare la dimensione soggettiva con quella collettiva e personale. Marco diviene quindi emblema della codardia umana, ma anche specchio della coscienza di chi scrive, sempre sulle tracce della verità, eppure costretto a porsi costanti domande su come raccontarla.
Finalista Premio Flaiano di Narrativa 2020
giorgio montefoschi Desiderio (La nave di Teseo)
Giorgio Montefoschi è nato a Roma. Tra le sue numerose opere ricordiamo La casa del padre (1994, Premio Strega), Il segreto dell’estrema felicità (2001), La sposa (2003), Lo sguardo del cacciatore (2003), L’idea di perderti (2006), Le due ragazze con gli occhi verdi (2009), Eva (2011), La fragile bellezza del giorno (2014), Il volto nascosto (1991, 2015) e Il corpo (2017). La nave di Teseo ha ripubblicato il suo romanzo d’esordio Ginevra (1974, 2019), Il Museo Africano (1976, 2019) e L’amore borghese (1978, 2020). “Il vero protagonista del libro è il desiderio allo stato puro, irragionevole e cieco, senza età e senza amore. Desiderio tra un uomo e una donna che saranno amanti sempre e comunque, anche nelle vite in cui si reincarneranno. Matteo e Livia sono due personaggi che rimangono nell’anima, con un languore, una scia di dolorosa malinconia, come la Micol di Bassani, come certi amanti di Moravia. Come capita con i classici, che diventano esperienze nella vita del lettore. Livia è un sogno sfuggente che appare e scompare, seduttiva come seduttivo è Matteo nella sua fedeltà assoluta e cieca al desiderio di Livia, per cui è pronto a mettere tutto in discussione, anche la stessa Livia che non è all’altezza della sua passione. Nei tre tempi del romanzo risalta la permanenza del desiderio contro l’impermanenza della vita ‘ufficiale’: non che quest’ultima sia falsa e l’altra vera. Ma la vita ufficiale cambia e passa, il desiderio, immutato, rimane identico a sé... Hai scritto un romanzo bellissimo.” E. S.
Finalista Premio Flaiano di Narrativa 2020 gabriele pedullà Biscotti della fortuna (Einaudi)
Gabriele Pedullà (Roma, 1972) insegna Letteratura italiana presso l’Università di Roma Tre e scrive per “Il Sole 24 Ore”. Autore di diversi libri di saggistica, con Sergio Luzzatto ha curato l’Atlante della letteratura italiana (Einaudi 2010-12). Presso Einaudi ha inoltre pubblicato la raccolta di racconti Lo spagnolo senza sforzo (2009, Premio Mondello Opera Prima; Premio Verga; Premio Frontino) e il romanzo Lame (2017, Premio Carlo Levi; Premio Martoglio). È tradotto, o in corso di traduzione, in sette lingue.
“Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, sentenziava il grande Hercule Poirot. Nei racconti di Gabriele Pedullà una coincidenza è appena un’avvisaglia, due sono l’annuncio che qualcosa di inatteso sta per accadere, ma tre coincidenze non si dovrebbero augurare neanche al proprio peggior nemico. O forse neppure esistono più le coincidenze, per le donne e gli uomini seduti al tavolo da gioco di Pedullà. E nella curiosità che li spinge ad alzare ogni volta la posta – rimettendo in discussione verità e certezze – conviene riconoscere piuttosto l’opera di un genio maligno in vena di buffonerie. Giacomo avrebbe solo voglia di dormire; l’ingegner Luigi Bassetti cerca di fare carriera con la cucina cinese; Olindo ha nostalgia della nebbia; Eliana e G. rievocano la giovinezza leggendaria del loro amico Vale... A fare da innesco a queste storie c’è sempre un viaggio – sospirato, temuto, ricordato – che puntualmente si rovescia in smarrimento. Perché, come una foschia, un alito oscuro soffia in queste pagine dove nulla è prevedibile, e quando alla fine il pericolo si manifesta apertamente il primo a pagarne le conseguenze è proprio chi credeva di esserne al riparo. A cominciare dal lettore.
“Chi dice che di notte la città dorme? Ecco un privilegio dei bambini”. Come certi biscotti croccanti dai ripieni inattesi, i racconti di Gabriele Pedullà si divorano in fretta per arrivare alla sorpresa. Chi se ne intende sa che i piú buoni controbilanciano il dolce con un retrogusto amaro. Ma i biscotti migliori in assoluto, se li prepara chi ha mano sopraffina, celano un pericolo. E ogni tanto l’ultimo boccone si rivela letale. Un’acrobazia stilistica traboccante d’intelligenza e di divertimento. Un gioco di prestigio in cui niente risulta prevedibile. Con queste storie, al tempo stesso esilaranti e minacciose, Pedullà percorre una nuova, misteriosa forma di racconto.
Finalista Premio Flaiano di Narrativa 2020
walter siti La natura è innocente (Rizzoli)
Walter Siti, nato a Modena nel 1947, vive a Milano. Ha insegnato nelle università di Pisa, Cosenza e L’Aquila. è il curatore delle opere di Pier Paolo Pasolini. Attualmente collabora con “La Stampa” e “Il Riformista”. Con Resistere non serve a niente è stato vincitore del Premio Strega 2013. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo Bruciare tutto (Rizzoli, 2017, ora disponibile in Bur).
Ho scelto due “tipi” generalmente condannati dalla società: li ho ascoltati per mesi, mi stanno simpatici; potrebbero essere miei figli. Se li ho scelti non è solo perché amo le stranezze; la ragion per cui ho raccontato insieme le loro storie è più sotterranea e radicale: perché, sommandosi, i miei due eroi hanno fatto quello che avrei voluto fare io.
Nati alla periferia umana e urbana di due città italiane a pochi anni di distanza, percorsi dalla comune fierezza di chi deve guadagnarsi il proprio posto al sole, Filippo e Ruggero hanno due storie dall’incipit simile. Le loro vite, perciò, si muovono divergenti nella realtà e nel racconto che ascoltiamo dalla voce lucida e insieme partecipe di Walter Siti. Filippo ha vent’anni quando, sorvegliato dall’ombra dell’Etna, uccide la madre fedifraga e così amata, gesto estremo e vulcanico come il suo sentimento per lei. Ruggero ne ha qualcuno in più quando in America, col nome d’arte Carlo Masi, inizia la sua carriera di pornoattore; tornato a Roma, incontrerà Giovanni del Drago, l’uomo che farà di lui una principessa. In bilico tra tragedia e fiaba, quelle di Filippo e Ruggero sono vite amorali, davanti alle quali sospendere il giudizio, ma sono anche la filigrana attraverso cui, con una scrittura immersiva, Siti affronta il suo buio più segreto proprio mentre sperava di allontanarsene; perché i romanzi sono più intelligenti del loro autore e si parlano tra loro. Siti ci consegna un libro potente e disperato, scommettendo su una letteratura che sia ancora capace di farsi domande e di accettare l’imprevisto come risposta.
Finalista Premio Flaiano di Narrativa Giovani 2020
martina attili Baci amari e musica d’Autore (Longanesi)
Martina Attili è nata a Roma nel 2001. Inizia a studiare musical all’età di sei anni e a scrivere e comporre canzoni a quattordici. Nel 2017 partecipa alle selezioni di Area Sanremo rientrando tra gli otto vincitori. Nel 2018 si presenta alle audizioni di X Factor con un inedito scritto e arrangiato da lei, Cherofobia. La sua esibizione strega pubblico e giuria e il brano diventa virale prima ancora dell’inizio dello show. Il singolo Cherofobia conquista il disco di platino, totalizza milioni di visualizzazioni su YouTube e streaming su Spotify, dà il nome all’ep e al tour di concerti 2019.
Martina è una attiva testimonial del Centro Nazionale Contro il Bullismo / Bulli Stop. Attualmente Martina è al lavoro su nuovi progetti musicali per Sony Music. Questo è il suo primo romanzo.
Sara ha sedici anni e grandi sogni. Sara gareggia nella Nazionale di pattinaggio sul ghiaccio, finché un incidente le ruba il futuro che aspettava. Sara soffre, vive, combatte contro una paura grande come è grande il vuoto che c’è al mondo. Sara ha un’amica che è l’altra metà della sua anima e una famiglia che, come tutte le famiglie, è una gabbia ma anche un trampolino. Sara si innamora del ragazzo sbagliato, poi di quello giusto ma al momento sbagliato. Sara fa un gran casino, si reinventa, rifiuta di credere a chi dice “è impossibile”, sbaglia, cade ancora ma non smette mai di provare a rialzarsi. Sara canta come un angelo, scrive pezzi da strapparti il cuore, non mangia mai, pesa come un uccellino eppure non puoi farla crollare, se non è lei a deciderlo. Sara è una ragazza come le altre. Difficile, incasinata, unica e alle prese con il compito più pesante di tutti, trovare la strada giusta in mezzo a mille sbagliate. Imparando che anche perdersi ogni tanto va bene, tenendosi sempre stretta la voglia di ritrovarsi.
Finalista Premio Flaiano di Narrativa Giovani 2020
giorgio ghiotti Gli occhi vuoti dei santi (Hacca)
Giorgio Ghiotti (Roma, 1994), poeta, scrittore, vive tra Roma e Milano, dove studia italianistica contemporanea e collabora con l’editore Bompiani. Ha esordito nella narrativa con la raccolta di racconti Dio giocava a pallone (nottetempo 2013) e nella poesia con Estinzione dell’uomo bambino (Perrone 2015). Ha inoltre pubblicato il romanzo Rondini per formiche (nottetempo 2016) e il saggio narrativo Via degli Angeli (Bompiani 2016) con Angela Bubba. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo, per la poesia, La città che ti abita (Empirìa 2017) e il saggio Costellazioni (Empirìa 2019). Scrive di libri sulle pagine culturali de “il manifesto” e ha collaborato con riviste e blog letterari quali “Nazione Indiana”, “Nuovi Argomenti”, “minima&moralia”.
Gli occhi vuoti dei santi è il ritorno di Giorgio Ghiotti al racconto e la conferma del suo grande talento letterario. Dodici racconti potenti e corrosivi, che raccontano vite colpite, deluse, innamorate, perdonate. Sembra di guardare il palcoscenico di un teatro: a volte è una stanza lasciata vuota, un’altra un palazzo troppo alto, o solamente una sedia, a fare da sfondo; ma poi la scrittura ci accompagna dentro, tra i corpi, le colpe, le nostalgie, i rimpianti e i sogni. Dodici storie nelle quali l’immaginazione brucia l’esperienza: un vecchio vedovo che, come un alchimista, tenta di riportare in vita la moglie umanizzandone gli abiti per vestire l’assenza. Un ragazzino crede di essere il prescelto da Dio e fa di tutto per redimere i peccati della sua famiglia. Un viaggio in macchina dal lago di Garda verso il sud Italia e un bambino che osserva la gamba assediata della madre domandandosi quale sia la forma del male, capendo anni dopo che l’amore è un incantesimo più risalente della morte. Due donne scoprono d’avere una spia in casa, una testina di terracotta capace di ricatti, malefatte e nevrosi; marito e moglie esorcizzano la vecchiaia aprendo la coppia al giovanissimo Freddy in un itinerario amoroso tra Roma, Berlino e il Messico. Cinque adolescenti, tra iniziazioni sessuali e serate nel bar di quartiere, sognano un futuro all’altezza dei loro desideri lontano dai casermoni di cemento dove sono nati. E poi ci sono i padri, “scarti superstiti dal mare, belli e perturbanti come le cose che non ci si aspetta”. Ghiotti narra anche ciò che non lo riguarda con la stessa commossa adesione, confermando una prosa illuminata dalla grazia e sostenuta dal respiro della poesia.
Finalista Premio Flaiano di Narrativa Giovani 2020
claudia petrucci L’esercizio (La nave di Teseo) Claudia Petrucci (1990) si è laureata in Lettere moderne a Milano, dove ha lavorato come copywriter, web content editor e social media manager. Ora vive a Perth, Australia. Suoi racconti e reportage sono stati pubblicati su “Cadillac”, “minima&moralia” e altre riviste.
Entra nel primo ricordo che trovi, come in una stanza. Stai a vedere che cosa succede e prendi appunti.
Giorgia incontra Filippo a una festa di laurea: lui si innamora della sua fragilità, lei si sente rassicurata dalla normalità di quel ragazzo laureato in Lettere, che ha dovuto rinunciare al giornalismo per dedicarsi al bar dei genitori. Come molti coetanei, la loro vita di coppia si scontra con ambizioni negate e costanti problemi economici, così Giorgia non riesce più a trattenere la sua inquietudine, che esplode quando ritrova per caso Mauro, il suo vecchio maestro di teatro. La recitazione era già stata per lei l’ancora di salvezza nei momenti più bui del suo passato, e il palco ora sembra finalmente riaccenderla. Ma incendiare un’anima irrequieta può diventare un esercizio rischioso se l’attrice protagonista perde di vista il confine tra realtà e finzione. Filippo e Mauro si troveranno complici e avversari al tempo stesso, sedotti da un gioco pericoloso per riconquistare Giorgia: scrivere il copione per la sua vita perfetta. In questo folgorante romanzo d’esordio già in corso di traduzione in Francia e in Germania, Claudia Petrucci racconta il confine ambiguo tra l’amore e il possesso con una scrittura limpida, avvincente, magnetica.
19° Premio Internazionale Flaiano di Italianistica La Cultura italiana nel mondo
natalie schmitt Performing Commedia dell’Arte, 1570 - 1630 (Istituto Italiano di Cultura - Chicago)
L’approfondito studio della prof.ssa Schmitt si concentra in primo luogo sulle tecniche di improvvisazione e sugli stili sviluppati e perfezionati da artisti e compagnie della Commedia, per poi investigare il ruolo, la funzione, l’uso e l’importanza delle maschere. Questa parte di approfondimento e analisi storica è poi seguita da una ricognizione sulla commedia dell’arte ai giorni nostri, offrendo così, tanto ai professionisti del teatro, quanto ai lettori appassionati della materia che agli studiosi, uno sguardo d’insieme sul passato e sul presente della Commedia dell’Arte, sulla sua fortuna e su come essa segni tuttora profondamente il teatro contemporaneo mondiale.
L’autrice, Prof.ssa Natalie Crohn Schmitt è professoressa emerita di Teatro e Inglese presso la University of Illinois in Chicago; tra le sue opere si segnalano, Actors and Onlookers: Theatre and Twentieth-Century Scientific Views of Theatre, Befriending the Commedia dell’Arte of Flaminio Scala: the Comic Scenarios, Performing Commedia dell’Arte 1570-1630; la Prof.ssa Schmitt ha pubblicato oltre cinquanta tra articoli e contributi sulla teoria del teatro da Aristotele a John Cage, e di critica teatrale dalla drammaturgia medievale al teatro sperimentale contemporaneo. La Prof.ssa Schmitt è stata co-fondatrice e direttrice del Looking Glass Theatre, Providence, Rhode Island. Tra i suoi riconoscimenti spiccano due National Endowment for the Arts Senior Fellowship, una Illinois Humanities Institute Fellowship, una Stanford Humanities Associate Fellowship e il primo premio dell’Illinois Humanities Council Literary Award. Per American Theatre in Higher Education, è stata Conference Planner per la sezione Teoria e Critica del teatro e Co-Chair della medesima sezione; è stata membro del comitato esecutivo e tesoriere della American Society for Theatre Research. In ambito editoriale è stata Associate Editor dell’Educational Theatre Journal ed è attualmente Associate Editor del Journal of Dramatic Theory and Criticism. 19° Premio Internazionale Flaiano di Italianistica La Cultura italiana nel mondo sangjin park
La Divina Commedia: l’epica cantata da Dante (Istituto Italiano di Cultura - Corea)
Il professor Sangjin Park è uno studioso di Dante Alighieri, ha già tradotto e inserito le annotazioni de La Divina commedia oltre ad aver pubblicato tre libri di tipo accademico sulla poetica di Dante. In questo libro cerca di analizzare gli aspetti orali della letteratura di Dante. Il libro inizia con la riaffermazione che Dante era uno scrittore che scrisse durante il periodo di transizione dalla ‘cultura della trascrizione’ (inizio del ’300) alla cultura della stampa. Dante era ansioso di essere uno scrittore-intellettuale pratico che offre la grazia della conoscenza e della speculazione a più tante persone, come confessa nel suo Convivio. In quel tempo, poche persone avevano la capacità di decifrare i testi e, per raggiungere il maggior numero di persone, Dante Alighieri dovette prestare attenzione al modo in cui i suoi libri venivano proposti al pubblico in trascrizione o attraverso la recitazione. Dante avrebbe voluto che la scrittura de La Divina commedia fosse immersa in una forma di immagine acustica anziché di ‘immagine visiva’, attraverso la quale il lettore riconoscesse le lettere con le orecchie invece che con gli occhi. Tutto ciò è anche collegato con la scelta di scrivere La Divina commedia in italiano volgare, considerato come una lingua diffusa nel popolo maggiormente rispetto al latino che era stata a lungo la lingua principale. Questo libro è destinato al lettore comune pur basandosi su una ricerca accademica. Il contributo principale del libro sta nel fornire un modo per incontrare la Divina commedia nei tempi e nei luoghi danteschi, nonostante l’ambiente che circonda il lettore attuale. L’autore ha sviluppato la sua teoria, che la Divina commedia è un’opera ricca di oralità, facendo riferimento e citando l’opera di alcuni autori quali: Platone, Aristotele, Omero, Virgilio, Tommaso d’Aquino, Jorge Borges, Ferdinand de Saussure, Giacomo Leopardi, Erich Auerbach, Jorge Borges, Martin Heidegger, Jacques Derrida e Giorgio Agamben. I suoi studi approfonditi di questi autori costituiscono la base accademica su cui è fondata la teoria del libro. Questo saggio contribuisce a misurare il valore universale della Divina Commedia e a mettere in evidenza, nell’era postmoderna, il suo rinnovato prestigio letterario.
Premio Flaiano Speciale della Presidenza di Narrativa
Angelo fabbrini La valigetta dell’accordatore (Passigli Editore)
Angelo Fabbrini (Pesaro, 1934) eredita, assieme al fratello Vittorio, il mestiere di accordatore dal padre Giulio, e negli oltre sessant’anni in cui ha svolto questo mestiere si sono rivolti a lui i più grandi pianisti dell’ultimo secolo. Nel suo laboratorio di Pescara ha ospitato tecnici inviati dalle aziende di tutto il mondo per familiarizzarsi con il suo modo di preparare i pianoforti, e i suoi strumenti hanno più volte attraversato gli oceani, dagli Stati Uniti al Giappone, al seguito degli artisti per cui sono stati appositamente preparati. Se si considera che Fabbrini si avvale di un numero ristretto di collaboratori e ha acquistato e poi rivenduto oltre 200 gran coda Steinway, e che ne possiede alcune decine che mette a disposizione in tutti i maggiori teatri ai più valenti pianisti, sarà chiaro che la sua storia non è solo quella di uno straordinario artigiano del suono, ma anche quella di un valente imprenditore e di un testimone davvero eccezionale.
Angelo Fabbrini si racconta in questo libro intrecciando emozioni e ricordi legati alla sua vita professionale e privata, ripercorrendo oltre sessant’anni di attività nel mondo dei pianoforti. Un continuo peregrinare tra paesi, teatri, salotti e laboratori, lavorando a fianco di grandi artisti e mettendosi sempre alla prova, perché in quel mondo tutto è perfettibile. È un mondo a volte magico, e un filo di magia si coglie quando l’autore confessa che da ragazzo aveva ascoltato un pianoforte il cui suono “evocava cori femminili e sezioni di archi”. Fabbrini, come descrive nel capitolo La ricerca del piano perduto, ha inutilmente rincorso per anni quel pianoforte senza mai venirne in possesso. Nel mondo della musica, e in particolare del grande pianismo internazionale, Angelo Fabbrini è insomma un vero mito. Molti dei più grandi virtuosi del pianoforte suonano solo sui gran coda da lui accordati, e spesso lo vogliono al loro fianco nelle loro tournées in tutti i paesi del mondo. Il suo rapporto con i grandi artisti, talora di vera e propria amicizia, lo rende così la principale fonte di conoscenza non solo del mondo del grande pianismo internazionale, ma anche di alcuni dei suoi principali protagonisti, da Arturo Benedetti Michelangeli a Maurizio Pollini, da Krystian Zimerman a Andràs Schiff, da Alexis Weissenberg a Martha Argerich. Quanti segreti potrebbe rivelare Angelo Fabbrini, se solo lo volesse! Il lettore dovrà invece scoprirli da solo tra le righe di questo memoir.
Premio Flaiano Speciale della Presidenza di Narrativa
francesco durante Camillo & Son Vita e morte di due grandi giornalisti tra Italia e America (Carabba)
Francesco Durante nato ad Anacapri è stato uno scrittore, professore universitario e critico letterario. Ha insegnato Cultura e letteratura degli italiani d’America all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ed è stato autore del monumentale Italoamericana. Storia e letteratura degli italiani negli Stati Uniti (Mondadori, 2001-2005; edizione americana, Fordham University Press, 2014), nonché di numerosi altri libri e saggi di argomento italoamericano. Ha curato i Meridiani Mondadori Romanzi e racconti di John Fante e Opere di Domenico Rea. Ha pubblicato due frortunati libri su Napoli: Scuorno (Mondadori, 2008) e I napoletani (Neri Pozza, 2011). Con Rudolph J. Vecoli ha scritto Oh Capitano! La vita favolosa di Celso Cesare Moreno in quattro continenti (Marsilio 2014; edizione americana 2018). Ha tradotto opere di Bret Easton, Ellis, Raymond Carver, John Fante, William Somerset Maugham, William Dean Howells, Geroge Arnold e altri. è stato redattore capo centrale de “Il Mattino“ (cui collabora), del “Corriere del Mezzogiorno” e di tre periodici femminili : “Grazia”, “D-la Repubblica delle Donne” e “Marie Claire”. è stato il direttore artistico del Festival Salerno Letteratura, è stato direttore editoriale della Leonardo, la casa editrice di Leonardo Mondadori ed è stato consulente dell’editore Nari Pozza. Ha scritto per la rivista americana online “Words Without Borders”.
Si chiamavano entrambi Camillo Cianfarra ed erano padre e figlio. Camillo senior, detto Chan, era nato nel 1878 a Lama dei Peligni, in Abruzzo, e a diciott’anni era in America, dove diresse “Il proletario”, organo degli italiani affiliati al Socialist Labor Party impegnato in un aspro conflitto con gli anarchici di Paterson, la città da cui, nel 1900, Gaetano Bresci partì per assassinare re Umberto I. Seguì tutti i grandi fatti del tempo: dal terremoto di Messina all’assassinio di Joe Petrosino alla prima guerra mondiale. Morì nel 1925 dopo essere stato arrestato per aver passato alla “ChicagoTribune” i documenti che accusavano Mussolini di aver ordinato l’assassinio di Matteotti. Camillo Junior, detto Cian, nato a New York nel 1907 e cittadino americano, fu una grande firma del “New York Times”. Vaticanista e autore di The Vatican and the War (1944) e The Vatican and the Kremlin (194), dopo la Liberazione ebbe un ruolo importante rispetto alla questione di Trieste, allora scenario della Guerra Fredda. Morì nel 1956 nel disastro dell’Andrea Doria.