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Mercoledì, 09 Dicembre 2020 17:48

Un indovino mi disse, in viaggio con Terzani

SPAZIO LIBRI

a cura di Alleva Irma

Nel penultimo appuntamento di Spazio Libri di questo anno unico nel suo genere e che rimarrà nella storia e nella memoria vi propongo il libro, Un indovino mi disse di Tiziano Terzani che definirei illuminante per i motivi che vi spiegherò man mano. Ma ve lo propongo anche perché racconta di un anno in particolare, il 1993, che per lo scrittore fu significativo , che lo mise alla prova scombinando i suoi piani, quello che in fondo stiamo provando anche noi.

Nel 1976 un indovino cinese avverte Tiziano Terzani, corrispondente dello "Spiegel" dall'Asia: "Attento. Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare mai". Nel 1992 Terzani si sente stanco, dubbioso sul senso del suo lavoro. Gli torna in mente quella profezia e la vede come un'occasione per guardare il mondo con occhi nuovi. Decide di non prendere aerei per un anno, senza rinunciare al suo mestiere. Il risultato di quell'esperienza è un libro che è insieme romanzo d'avventura, autobiografia, racconto di viaggio e reportage.

Terzani, autore sfaccettato, profondo, riconoscibile e uomo di mondo quale era trasforma il lettore in un compagno di viaggio, lo conduce con sé negli spostamenti fisici attraverso la sua amata Asia e nei percorsi paralleli della mente che mai si accontenta di ciò che vede e che anzi vaga alla ricerca continua del senso più ancestrale. Tutto questo diventa ancora più vero grazie all’ammonimento dell’indovino cinese che lo costrinse a viaggiare per quell’anno senza prendere l’aereo ma avvalendosi solo di treni, navi e taxi.

Perché provocare la sorte se proprio quella ti fa un cenno, ti dà un suggerimento? Al tavolo della roulette quando il nero è uscito tre o quattro volte di seguito ci sono giocatori che, contando sulle probabilità statistiche, puntano allora tutto quel che hanno sul rosso. Io no. Ripunto sul nero. Non è in questo senso che la pallina mi ha fatto l’occhiolino? E poi a me l’idea di non volare per un anno intero piaceva di per sé. Soprattutto come sfida. Pretendere che un vecchio cinese di Hong Kong potesse avere la chiave del mio futuro mi divertiva moltissimo. Mi pareva di fare un primo passo in un terreno ignoto. Ero curioso di vedere dove altri passi in quella direzione mi avrebbero portato. Se non altro mi avrebbero indotto a fare, per un po’, una vita diversa da quella di sempre.”

Perché leggerlo? Per allargare l’orizzonte su ciò che l’Occidente e la globalizzazione riversavano e continuano a riversare sul resto del mondo, per confrontarsi con la cultura orientale così diversa dalla nostra e per questo ricca di fascino e ci si accorgerà che quattrocento pagine sono volate via tra aneddoti, testimonianze, riflessioni personali, descrizioni di luoghi e di persone e la sensazione di una vita, quella dell'autore, riassaporata appieno.

La profezia era la scusa, La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare al mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c'è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare.”