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Giovedì, 15 Luglio 2021 18:24

“E’ Tempo di disobbedire…(alla morte)” l'ultimo lavoro di Manuela Di Dalmazi

Rinascere con la Parola Poesia! E’ la prima forma di disordine, dunque la prima e unica forma di vita. E’ il presente che invoca il domani.

Questa è la chiave di lettura di questo elegante e per certi versi provocatorio lavoro di Manuela Di Dalmazi “E’ Tempo di disobbedire…(alla morte)”. Dove morte non è quella fisica ma , e lo si intuisce subito ali primi versi, quella spirituale, che in questi tempi arroganti di mercato, sta lentamente cedendo il passo, al più becero mercantilismo culturale, quello, di facile consumo, dove ormai fa da padrone il chiacchiericcio fastidioso del viscerume di massa. E questo il tempo delle maschere facciali di plastica di maniera, che tutto ingoia, che tutto trasforma in un tritacarne mediatico che inesorabilmente riduce l’uomo a personaggio e la sacralità della parola a spazzatura. Manuela, con questo libro, che in realtà, pur avendo ritmicità lirica, ad una prima lettura, nel suo nucleo più profondo è molto oltre l’idea di poesia. E’ un’audace operazione di alta filologia, rara in questi tempi di mediocrità . L’autrice, alla sua seconda silloge, si affida alle sue eleganze stilistiche per regalare al lettore colto il lirismo del suo universo. La limpidezza del racconto poetico, in Manuela, raggiunge di verso in verso, inaspettate latitudini, poiché riesce a sfuggire alla trappola delle ritmicità esteriori, ma scava nel profondo, nel mondo celato dalle imperanti falsità, spazzando, come uragano, le apparenze “estetiche” del nostro tempo che si muovono e si rappresentano come personaggi di una racconto tragico e che inevitabilmente avrebbero portato la decadenza lirica, e dunque il diritto di cittadinanza all’esistere del fluido armonico della parola. Manuela, non fa solo poesia , fa cultura della parola, appunto raffinata filologia, e dall’alto della sua saggezza di poeta, da nuova vita alla dignità del dialogo,e come da un miracolo inaspettato presenta al lettore, non più personaggi di storie assurde, ma persone. Questa è la vera forza della silloge di Manuela Di Dalmazi, una scrittura non banale, non ghettizzata in facili etichette, ma una rinascita umana, che da tempo si aspettava. L’autrice, non cade nel “carcere” della vita pratica, né si lascia smarrire in marginali narrazioni. Una scrittura, che nelle sue mani diventa racconto filosofico, come deve essere il lirismo di puro cristallo incorruttibile: è una prova di dialogo tra poesia e filosofia da sempre nemiche naturali l’una dell’altra, ma con la lingua, unica possibile, quella dell’intimità. Operazione filologica davvero complessa, ma Manuela ha nelle mani esperienze stilistiche di altissima levatura, e questa “genialità” l’ha sempre portata a innovazioni linguistiche ancorchè stilistiche, che ne fanno indelebile segno di personalità poetica.

Ad ogni lettura, ogni parola, ogni verso, più volte si palesa il carattere affabulante e musicale, una poesia di cristallina “ironica” malinconia, o ancor meglio di cromatismi che vengono da un cosmo lontano e portano ancor più, a noi, nel luogo della luce. Lirismo, quello di Manuela, figlio legittimo di frequentazioni, certamente di genesi interiore, di continua ricerca di sé stesso, un essere intriso di malinconia, poiché le voci, ancor più, scorrono nell’aria luminosa di infinite albe; un ritmare che pur venendo dal profondo scopre il tempo presente, e nel suo verso diventa una nuova sacralità, una scoperta di un universo di bellezze, appunto una sorta di mitologia. A conclusione, la scrittura di Manuela, in questa raccolta, appare come una “epifania divina” o una nostalgia di un altro tempo, ma in realtà, le cadenze, le tonalità, i ritmi della sua voce lirica, donano al lettore una rinascita palesemente tangibile sebbene ne conservi ancora i segni del diluvio epocale. Una nuova aurora, avvistata all’orizzonte, una bellezza assoluta, che, lo ripetiamo, ad ogni lettura, vibra nell’aria, e si colora di mitologia, come fosse un richiamo perpetuo ad un dibattito tra intimità e realtà Scuola di alta poesia, dunque e Manuela Di Dalmazi ne è degna maestra.

francescodirocco

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