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Martedì, 11 Gennaio 2022 11:26

Sperimentare "Liceo Breve" nelle scuole di Abruzzo e Molise. USB è contrario.

4 anni e non più 5, aumentano le ore. "Liceo Breve, meno scuola per tutti!"

Si legge in una nota dell'USB:

"Dopo la ministra Valeria Fedeli e successive, anche Patrizio Bianchi, Professore ordinario di economia applicata all’Università di Ferrara, titolare della Cattedra Unesco “Educazione, Crescita ed Eguaglianza”, attualmente a capo del Ministero dell’Istruzione, si adopera con determinazione per depotenziare l’istruzione pubblica, in questo caso attraverso l’estensione a mille scuole della sperimentazione del “Liceo Breve” con durata di quattro anni piuttosto che cinque. Anche nel nostro territorio ci vengono segnalate improvvide attivazioni di questa sperimentazione. L’intenzione di ridurre il percorso scolastico in Italia non è nuova.

Negli anni si è parlato di accorpare scuola primaria e medie inferiori, di unire queste ultime con le superiori e, da alcuni anni, si insiste sul taglio di un intero anno di scuola negli istituti superiori.

Le motivazioni sono sempre le stesse: adeguarci alla media europea che prevederebbe il termine della formazione secondaria a 18 anni (ciclo formativo di 12 anni) accedere alla formazione universitaria con un anno di anticipo e al mercato del lavoro quanto prima. Il sistemi scolastici europei non sono affatto omogenei, vi sono paesi in cui la scuola termina a 18 anni, i quali tuttavia hanno una articolazione dei percorsi non equiparabili ai nostri, e vi sono paesi, tra cui quelli del Nord Europa, in cui il percorso termina a 19 anni esattamente come da noi. La ridicola pretesa di doversi adeguare alla media europea al ribasso è chiaramente un espediente; perché dovremmo conformarci solo per quanto riguarda questo aspetto?

Perché invece, come chiediamo da tempo, non adeguiamo agli standard europei gli stipendi di docenti e lavoratori della scuola, le dotazioni strutturali, il numero di alunni per classe, le risorse dedicate al funzionamento delle istituzioni scolastiche, ecc. E la lista potrebbe continuare ancora per molto. È evidente che lo scopo è sempre lo stesso e accomuna tante cosiddette novità, l’alternanza scuola lavoro, il proliferare di progetti e “collaborazioni” con aziende private e il mercato, la didattica per competenze: ridurre il tempo-scuola e abbassare il livello di istruzione complessivo della popolazione scolastica, fare cassa con ulteriori sostanziosi risparmi, produrre cittadini sufficientemente istruiti e specializzati, ma non educati a pensare. In sostanza creare manodopera disponibile a lavorare alle condizioni dettate dal mercato e non in grado di produrre pensiero critico sull’esistente, cittadini inermi di fronte ad ogni cambiamento peggiorativo delle loro condizioni di vita e lavoro. Ogni provvedimento degli ultimi 20 anni, dalla riforma Gelmini ad oggi, va in questa direzione. Ridurre di un anno il tempo della scuola porterà ad accentuare ancora di più il gap tra gli studenti che provengono da famiglie abbienti, in grado di garantire ai figli esperienze, cultura, conoscenze e gli studenti che queste possibilità non hanno, indebolendo ulteriormente il ruolo di ascensore sociale che la scuola pubblica e statale ha avuto per molti anni, in barba ai principi costituzionali. Ci pare oltremodo assurda l’idea di aumentare il monte ore annuale da 900 a 1050, per consentire il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento in tempi più brevi, dopo che per anni tutti i ministri del dicastero dell’istruzione hanno tagliato ore di scuola per via dell’eccessiva fatica che quel numero di ore avrebbe comportato per gli studenti. Ora improvvisamente il problema sembra svanito. Come ovvio corollario le ricadute negative sugli organici saranno, come sempre, pesantissime, con tagli di personale (stimati almeno 40.000 docenti in meno a regime) e sfruttamento intensivo delle inadeguate strutture scolastiche pubbliche, spesso fatiscenti.

Alla luce di tutto questo USB Scuola invita tutti i docenti a presentare una mozione di rigetto della sperimentazione del Liceo Breve, in primo luogo per tutelare i cittadini di domani, i nostri studenti e il loro diritto allo studio, ma anche per rigettare il piano di ulteriori tagli mascherato che si cela dietro questa sperimentazione (circa un miliardo e mezzo di euro risparmiati secondo i calcoli del quotidiano della Confindustria il Sole24ore). USB Scuola prosegue nel suo percorso di difesa del diritto allo studio che si coniuga con il diritto al lavoro e al rilancio dei Servizi Pubblici.

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