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Venerdì, 21 Gennaio 2022 12:45

Abruzzo. Oltre 1000 visoni morti in allevamento: intossicati da carne deteriorata o infettata

la piccola zampetta del visone deceduto. la piccola zampetta del visone deceduto.

Le immagini esclusive diffuse dalla LAV e realizzate con investigazione sotto copertura, mostrano migliaia di corpi di visoni accatastati in cassette di plastica (della frutta) all’interno della cella frigorifera presso l’allevamento e proprio in prossimità delle carni (polli broiler) destinate alla alimentazione dei visoni (circa 30) che sono sopravvissuti alla intossicazione.

Le pareti interne della cella frigorifera risultano inoltre intrise del sangue degli animali, a dimostrazione che non è la prima volta che viene utilizzata per stoccare carcasse. La notizia della morte dei visoni è stata appresa e diffusa dalla LAV che proprio a fine anno, il 29 dicembre, ha ricevuto dalla ASLn. 1 Regione Abruzzo - Avezzano-Sulmona-L’Aquila (e con mesi di ritardo rispetto alla istanza presentata) i dati relativi quello che sarebbe dovuto essere il normale monitoraggio che la LAV svolge da oltre un anno per conoscere gli esiti dello screening anti-covid disposto dal Ministero della Salute per intercettare focolai in questi allevamenti e dai quali, invece, è emerso un fatto gravissimo di malagestione degli animali: sulla base dei documenti che la LAV ha potuto acquisire risulta che in data 30 agosto 2021 si è verificata la “morte improvvisa e massiva di 1.035 animali” e le cause sarebbero imputabili ad una grave, e dolorosa, intossicazione alimentare. Subito nei giorni successevi l’acquisizione di queste informazioni, la LAV è riuscita ad “infiltrare” una persona nell’allevamento e documentare con immagini esclusive, la macabra scoperta. L’allevamento di visoni è a Castel di Sangro (AQ). I fatti sono stati confermati proprio oggi dalla stessa ASL1 (Il Messaggero Abruzzo, Pag. 42 del 21/01/2022).

“È scandaloso come l’Industria della pelliccia continui a farsi vanto dei propri sistemi di certificazione cosiddetti Responsabili, come il progetto Welfur, ed in particolare in riferimento al Benessere Animale quando invece è palese che gli animali soffrono oltre che per le gravi privazioni cui sono sottoposti anche per la scarsa attenzione e cura con cui vengono gestiti” – dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free. L’episodio di Castel di Sangro, con la morte di 1.035 visoni per intossicazione alimentare è l’ultima scandalo delle pellicce “made in Italy” scoperto dalla LAV dopo l’annuncio dei 2 focolai di coronavirus – nel 2020 a Cremona, e 2021 a Padova – e la documentazione a novembre 2020 delle violazioni alle minime norme di biosicurezza da parte degli allevatori”.

Conclude Pavesi.

Subito esclusa l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2 ed altre infezioni virali tipiche dei visoni (come il Cimurro), dagli esiti degli accertamenti anatomo-patologici condotti su almeno 54 carcasse e che la LAV ha potuto acquisire risulta che tutti gli animali morti presentano ematomi sottocutanei a livello dell’addome con lacerazione della parete addominale e fuoriuscita delle anse intestinali, congestione polmonare, congestione epatica, iperemia cerebrale, reni di colore rossastro.

Una morte caratterizzata da sofferenza estrema. Gli accertamenti tossicologici per sospetto avvelenamento e condotti su fegato, contenuto gastrico, contenuto apparato digerente hanno dato esito negativo. Esami batteriologici hanno rilevato presenza di flora polimicrobica e batteri anaerobi in fegato, intestino, reni, polmoni, milza di tutte le carcasse. I ceppi batterici risultano essere Escherichia Coli e Enterococcus faecalis. Sulla base degli accertamenti diagnostici condotti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo-Molise (laboratori di Isernia e Teramo) è dunque confermato che la causa principale della morte improvvisa - e dolorosa - di 1.035 visoni sia dovuta ad una intossicazione alimentare, a causa della somministrazione di carne evidentemente deteriorata o infettata.

Nel video diffuso dalla LAV, frutto di una investigazione sotto copertura, l’allevatore viene ripreso senza alcun dispositivo di protezione individuale proprio mentre è a stretto contatto con i visoni (nonostante da oltre un anno siano vigenti misure di biosicurezza disposte dal Ministero della Salute), e mostra il macchinario da lui stesso costruito per la “normale” soppressione dei visoni a fine ciclo produttivo per ricavarne pellicce. La normativa (Reg. CE/1099/2009) che regola questa delicata operazione per evitare sofferenza agli animali prevede, per i mustelidi (visoni), il ricorso ad “esposizione diretta o progressiva di animali coscienti a una miscela di gas contenente più del 40 % di biossido di carbonio” e segnala come parametri fondamentali da monitorare la concentrazione del gas, la durata della esposizione, la temperatura del gas. Inoltre, al fine di evitare situazioni di stress o episodi di aggressione, è necessario abbattere un singolo animale per volta.

 

La “camera a gas” improvvisata dall’allevatore, presumibilmente utilizzata in questi anni, consiste invece in una cassa (in legno e metallo) che, come emerge dalle dichiarazioni, viene riempita con gli animali e collegata allo scarico di una motosega. Sempre sulla base delle dichiarazioni rilasciate dall’allevatore, gli animali venivano poi scuoiati in uno stanzino senza prestare alcuna attenzione alle minime norme sanitarie. Presso l’allevamento di Castel di Sangro sono attualmente presenti solamente 33 visoni “riproduttori” sopravvissuti alla intossicazione. Come previsto dal divieto di allevamento e uccisioni di animali per la produzione di pellicce, diventato effettivo con l’entrata in vigore l’1 gennaio della Legge di Bilancio 2022, questi 33 visoni insieme agli altri circa 6.000 presenti negli altri 4 allevamenti italiani dovrebbero essere ceduti a strutture gestite da associazioni sulla base di disposizioni che saranno definite con Decreto Interministeriale (Ministero della Transizione Ecologica, delle Politiche Agricole, della Salute) entro il 31 gennaio.

LAV ha già scritto una lettera ai ministri dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, della Sanità, Roberto Speranza, e della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, con cui chiede, tra le altre cose, e relativamente al periodo della dismissione, di “ribadire il divieto di uccisione dei visoni presenti negli allevamenti”. Nel mentre è comunque confermato che nessun allevatore potrà più lucrare sulla uccisione dei visoni che sono ancora presenti negli allevamenti, proprio per il divieto esplicito di ucciderli al fine di ricavarne pellicce.

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