L’Antitrust, di recente, ha acceso i riflettori sulla “Shrinkflation” (dall'unione dal verbo to shrink - ovvero restringere- e inflation -inflazione) la tecnica di marketing attraverso cui le aziende riducono la quantità di prodotto nelle confezioni, mantenendo i prezzi sostanzialmente invariati.
L’Autorità, in audizione alla Commissione d'inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, ha sottolineato che : "sta monitorando il fenomeno al fine di verificare se possa avere rilevanza ai fini dell'applicazione del Codice del Consumo, con particolare riferimento alla disciplina in materia di pratiche commerciali scorrette”.
"Questa tendenza- spiega Donato Fioriti, Presidente associazione consumatori “Contribuenti Abruzzo” - riguarda moltissimi prodotti di uso comune, tra cui pasta, saponi, bevande energizzanti, succhi di frutta, biscotti, cibo per animali e tanto altro. Inoltre i produttori, per rendere ancora più accattivante ciò che vendono, spesso associano al cambiamento nel quantitativo anche un cambiamento di packaging".
"Diverse associazioni - prosegue Fioriti - si stanno interessando della questione, tra queste Guardia Civica, anche se il modus operandi potrebbe apparire legale, sicuramente poco corretto, però, nei confronti dei consumatori. In pochi, infatti, si accorgono dei cambiamenti, notando un peso netto inferiore del prodotto o una confezione ridotta. Un tubetto di dentifricio che prima conteneva 75 ml, ad esempio, ora ne contiene 65. Le mozzarelle che venivano vendute in confezioni da 125 grammi oggi sono impacchettate nel formato da 100. Il prezzo resta identico".
“Abbiamo attivato un Osservatorio ad hoc ed il nostro team legale, guidato dall’ avv. Giovanni Scudieri, - riprende Fioriti- se ne sta occupando per valutare se la shrinkflation possa violare le norme del Codice del Consumo, dando vita ad una pratica commerciale scorretta”.
“In questo caso -conclude Fioriti- ci rivolgeremo tanto all’Antitrust quanto alle Procure, così si chiarirà definitivamente se si tratti di un'iter lecito o se , invece, si prefiguri un reato: di pratica commerciale scorretta o addirittura di truffa”.