Lunedì, 10 Ottobre 2022 14:58

L'Aquila. Con la nuova maschera d'argento il vero volto di Papa Celestino V

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di Camillo Berardi

La pregevolissima opera è stata realizzata dallo scultore M° Marino Di Prospero di Tornimparte (AQ) e ha sostituito la precedente maschera di cera che presentava segni di deterioramento e raffigurava le sembianze del Cardinale Carlo Confalonieri.

 

 

Nel 1944 l’Arcivescovo di L’Aquila, Monsignor Carlo Confalonieri, volle festeggiare il 650° anniversario della canonizzazione di Papa Celestino V, i cui resti mortali riposavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio dove si trovano tuttora. L’Arcivescovo ordinò la ricognizione canonica delle spoglie del Santo e per la sistemazione delle stesse donò il suo anello episcopale e suoi paramenti arcivescovili che, in realtà, non erano consoni per essere indossati da un Papa e neanche da un eremita.

L’allestimento delle spoglie fu completato con la realizzazione della maschera di cera che coprì il volto del Santo, per la quale l’Arcivescovo Confalonieri volle utilizzare le fattezze del proprio viso: gli fu prelevato un calco con il quale fu realizzata la maschera che venne applicata sul cranio di Celestino V.

Questa decisione non fu esente da perplessità: il volto del vecchio Celestino V, vissuto molti secoli prima, ritraeva le sembianze moderne dell’Arcivescovo in carica a L’Aquila, che esercitò il proprio ministero episcopale per altri sette anni e che, successivamente, tornò più volte nel capoluogo d’Abruzzo anche dopo che fu elevato al rango di Cardinale. Le spoglie di Celestino V erano sempre là e mostravano costantemente le sembianze improprie dell’Arcivescovo.  

In eminenti ambiti ecclesiastici diversi da quelli aquilani, ma anche nella comunità locale, l’applicazione della suddetta maschera di cera destò sorpresa, perché non esisteva alcuna attinenza tra l’Arcivescovo di L’Aquila Carlo Confalonieri e Papa Celestino V che, peraltro, era stato elevato agli onori degli altari. La singolare figuratività della maschera di cera che ritraeva una persona diversa da San Pietro Celestino - e per giunta vivente - parve poco riverente e incongrua nei confronti di un umile anacoreta diventato Santo, che è stato sempre circondato da attenzione e devozione in tutto il mondo.

Dopo il terremoto che nel 2009 colpì al cuore il capoluogo d’Abruzzo, causando danni gravissimi anche alla Basilica di Collemaggio, risparmiando miracolosamente la lipsanoteca di cristallo che conteneva le sacre spoglie di Celestino V, le reliquie furono portate in pellegrinaggio nelle diocesi di Abruzzo e Molise. Al termine di questi numerosi viaggi, si notò che la maschera in cera che copriva il volto del Santo, in più punti aveva subito deterioramenti e segni di scioglimento generati da elevate temperature, nelle circostanze in cui l’urna era esposta al sole, specialmente nei periodi estivi. Peraltro, per molto tempo, l’urna è stata collocata sul grande basamento di una colonna crollata all’interno della basilica di Collemaggio, sotto la copertura provvisoria in plexiglass del tempio, che consentiva il passaggio dell’irraggiamento solare, generando un doppio effetto serra, sia all’interno della basilica, sia all’interno della lipsanoteca di cristallo.  Al termine dell’intensa “perigrinatio” delle spoglie di Pietro da Morrone, nel 2013 l’Arcidiocesi di L’Aquila decise di effettuare la ricognizione canonica delle spoglie di Celestino V, e dopo aver ricevuto il consenso della Congregazione per le Cause dei Santi per la rimozione dei sigilli dell’urna di cristallo e per operare sulle reliquie insigni, fu nominata la Commissione per farne la Ricognizione Canonica, al fine di ricostruire una nuova maschera d’argento con le vere fattezze del volto di Celestino e sostituire la precedente deteriorata e che, come già evidenziato, modellava in cera le sembianze dell’Arcivescovo Carlo Confalonieri. La ricognizione del cranio confermò anche che il foro rettangolare presente nella regione frontale del teschio, fu causato molto tempo dopo la morte di Celestino V.

La realizzazione della nuova maschera del Santo fu affidata all’autorevole scultore Marino di Prospero che per la ricostruzione utilizzò tecnologie moderne, ma tenne presente anche le immagini dell’iconografia esistente che riguardava Celestino V e si affidò al suo talento e alla maestria delle sue mani, per conferire alla fredda immagine ricostruita virtualmente con il laser scanner, un aspetto realistico, espressivo e solenne. 

 Oggi, grazie al pregevole lavoro dello scultore Marino Di Prospero, le spoglie di Celestino V mostrano dignitosamente i tratti originali del vero volto di uno dei Santi più importanti dell’Abruzzo e il Molise, il cui mito ha attraversato i secoli sino ai giorni nostri e continuerà ad affascinare studiosi e credenti di tutto il mondo.

Ultima modifica il Lunedì, 10 Ottobre 2022 15:07