Una delle visite delle giornate FAI nei 12 Comuni in Abruzzo è a Montedorisio in provincia di Chieti, la visita è a cura dei volontari della Delegazione FAI di Vasto.
Da Largo Madonna delle Grazie alla scoperta delle fortificazioni medievali che una volta cingevano e proteggevano il borgo incastellato, con una sorpresa finale, la torre dei Celestini, torre di Castelluccio. Porta Carbonara, Porta Cupello (in direzione Cupello), Porta Castello (presso il maniero) e infine la Porta che sorgeva di fronte alla chiesa di San Francesco, dove adesso è presente il palazzo comunale.
Il Castello
L'apertura durante giornate FAI permette di visitare i resti del castello, accompagnati dal racconto dei narratori lungo un percorso che prenderà il via da piazza Umberto I, davanti all'edificio scolastico costruito nel 1925. Proseguirà con la scoperta dei resti più antichi dell'edificio fortificato, ubicati nell'attuale auditorium, e con la visita di alcuni ambienti di proprietà privata che, eccezionalmente, saranno aperti alla fruizione dei visitatori. Un vero e proprio tuffo nel medioevo, epoca affascinante e misteriosa, attraverso un percorso che si intreccia e si completa, in un gioco di rimandi, con il percorso nel borgo di Monteodorisio, avente ad oggetto le antiche torri medievali. Visita guidata anche nel museo Archeologico del Vastese, allestito al secondo piano del corpo di fabbrica del castello. All'interno del castello, in un ideale connubio fra antico e moderno, saranno esposte e offerte all'ammirazione dei visitatori, le opere di arte contemporanea della mostra 'Inclusioni', realizzate dagli artisti Ettore Altieri, Antonio D'Annunzio, Antonio Di Campli, Carla Di Pardo, Paolo Dongu, Claudio Gaspari, Davide Scutece, Giorgia Tiberio.
Alcuni ambienti sono di proprietà privata e quindi saranno fruibili eccezionalmente durante le Giornate. Il castello ospita un museo archeologico che apre al pubblico solo in occasioni speciali
Storia
Il castello ebbe origine verso la fine del sec. X per opera del Conte dei Marsi Odorisio. Più volte rifatto, conserva oggi la forma dell'ultimo rifacimento del sec. XV, epoca in cui era feudatario Giacomo Caldora. Dalla consultazione di alcune fonti archivistiche si è appreso che già a metà del Cinquecento - il documento è del 1582 - il castello di Monteodorisio risulta ‘diruto', e tale condizione persiste fino al 1700 quando la situazione di degrado del castello è attestata da un documento del catasto onciario del 1743, che colloca il castello tra i beni feudali di Giovanni Battista d'Avalos, nel quale si legge che "... camminando più sopra si trova un largo in dove si vede eretto il castello, situato sopra un promontorio, consistente in quattro baluardi e sue cortine tra essi, con altre abitazioni e comodi, le quali al presente sono tutte dirute osservandovene poche all'impiedi...". Dalla predetta documentazione, pertanto, si può ricondurre la data di inizio del degrado alla seconda metà del Cinquecento fino a giungere alla scomparsa completa delle cortine e della torre più vicina al tessuto urbano nella prima metà dell'Ottocento. Con molta probabilità l'impianto originale doveva possedere pianta rettangolare, con quattro torrioni rotondi e scarpati angolari, questi ultimi orientati sui punti cardinali. Attualmente si conserva soltanto l'intera cortina del lato maggiore nord-ovest ed il corpo di fabbrica lungo il lato minore sud-ovest con i relativi tre torrioni. Sono invece perduti i due rimanenti lati di sud-est e nord-est, nonché il torrione orientale. Le torri sono realizzate in muratura mista di mattoni e pietrame, di forma cilindrica e con basa scarpata, probabilmente in origine merlate e dotate di caditoie. La torre maggiore, dell'altezza complessiva di m. 16,30, è coronata da un doppio fregio: quello superiore composto da una fascia di ovoli, e quello inferiore da archetti intrecciati, con sottostante fila di archetti ciechi in laterizio. Si tratta di una decorazione particolare e raffinata che peraltro non si ritrova in nessun'altra struttura castellata abruzzese, anche se è altamente probabile che si tratti di un'aggiunta molto tarda. Le altre due torri oggi presenti appaiono mozze e protette da una copertura inclinata. Il corpo di fabbrica si articola su due livelli fuori terra ed un piano seminterrato - destinato a deposito - collegato con l'esterno e con accesso dall'interno del corpo di fabbrica mediante una botola situata nell'androne delle scale a tre rampe. Al secondo piano è ubicato il museo Archeologico del Vastese, nelle cui sale sono custoditi ed esposti reperti archeologici rinvenuti nei comuni dell'entroterra vastese. Si possono ammirare corredi funerari di varie epoche, fra cui i corredi delle tombe tardoromane di Villalfonsina, la zanna di un elephas antiquus, vissuto circa trecentomila anni fa nei pressi di Scerni, l'alfabetario in lingua osca da Casalbordino, la chiave votiva rinvenuta a Tufillo con dedica in lingua osca ad Herentas (Afrodite), la collezione di reperti votivi relativi al santuario frentano scoperto a Fonte San Nicola, tra San Buono e Carpineto Sinello. Il percorso museale si conclude con le testimonianze archeologiche della villa romana di Polercia, presso Cupello, e dell'abbazia medievale dei Santi Vito e Salvo di San Salvo.
Alla scoperta di antiche dimore
All’interno di alcune dimore sarà allestita la mostra di Arte Contemporanea “Inclusioni”
Il percorso si snoda nel centro storico di Monteodorisio ed include l'ingresso in beni privati, resi fruibili eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI d'Autunno. Palazzi signorili edificati nell'arco dell'Ottocento, quando a Monteodorisio si registra un rinnovamento dell'edilizia abitativa e si assiste al rifacimento di alcuni edifici residenziali oltre che della chiesa di San Giovanni Battista, di cui si demolisce la preesistente.
Fase costruttiva, questa, in netta contrapposizione alle crescenti fasi di degrado delle opere storiche: il castello, le mura e le torri, le porte di ingresso al borgo, il palazzo baronale, le chiese, patrimonio peraltro già in stato di abbandono nel secolo precedente. Non risulta, infatti, che allora la comunità e gli amministratori pubblici si siano fatti carico di salvaguardare le fabbriche medievali, civili e religiose.
Il punto di incontro per i visitatori è il banchetto FAI, allestito in Largo Palazzo, antistante palazzo Fanghella-De Cristofaro. Da qui ha inizio il percorso, alla scoperta di antiche dimore, finora mai aperte al pubblico che permetterà di conoscere le vicende delle famiglie che le abitavano nell'800 che, a loro volta, hanno delineato la storia più recente del borgo. Le famiglie che più di altre segnano la storia di Monteodorisio, coincidono anche con quelle più facoltose: quelle dei Suriani, Fanghella e De Cristofaro, cognomi che peraltro ricorrono nell'elenco dei sindaci del comune. Il palazzo Fanghella-De Cristofaro, costruito nel 1880, è la prima tappa del percorso. L'edificio, che si sviluppa su due piani oltre quello seminterrato, denota caratteristiche strutturali, distributive e formali aderenti ad un impianto di tipo rigorosamente geometrico, rispetto ad un asse di simmetria che attraversa l'androne, il cortile ed il vano scala. Nel percorso si procederà con l'ingresso nel cortile dell'ex palazzo baronale, all'inizio di via Roma, per poi raggiungere, in via Pietraguscio, il palazzo di proprietà di Giovanni Raimondi; quindi, in largo Odorisio, si accederà al palazzo 'Giuseppe De Cristofaro', quest'ultimo molto segnato dal tempo e dall'incuria, ma che in compenso ha mantenuto il suo aspetto originario. Su via Roma sarà possibile accedere al palazzo del medico De Cristofaro Alfredo, all'interno del quale sarà possibile ammirare l'allestimento della cucina che ancora conserva le caratteristiche del tempo, per poi raggiungere la cosiddetta dépendance di palazzo Suriani, una volta adibita a fondaco e a frantoio e adesso proprietà Cupaiolo Ughi. Infine si entrerà nell'antica segheria di palazzo Suriani, dove sono ancora presenti le seghe a nastro e i cerchi in ferro per la costruzione delle botti e delle ruote dei carri trainati dai buoi. La mostra diffusa di arte contemporanea, 'Inclusioni', farà da filo conduttore lungo tutto il percorso, impreziosendo le antiche dimore con luci e colori.