Lunedì, 03 Aprile 2023 18:02

"Tradizione musicale e culturale in Abruzzo"

Il 4 aprile all'Università D'Annunzio musica popolare la presentazione del volume

Domani all'Università D'Annunzio, all'auditorium del Rettorato, ci sarà la presentazione del volume "Tradizione musicale e culturale in Abruzzo", ispirato dalla Compagnia di Canto Popolare "Abruzzo forte e gentile", compagnia che a seguire terrà un concerto di musica popolare in sintonia con il processo di rilettura che la stessa Compagnia sta attuando dei brani della tradizione musicale abruzzese.

Si legge nell'introduzione di Licio Di Biase al volume: Il 18 luglio del 1881 Gabriele D’Annunzio, in una lettera inviata a Giselda Zucconi, scriveva: “Io studio le canzoni popolari abruzzesi. Che sublimità di ispirazione, Elda! Che melodie profonde e affascinanti! Non sembrano prodotti di un uomo, ma le voci della stessa natura! Nessuna parte d’Italia ha canzoni così belle e così splendidamente musicali; te ne manderò qualcuna. Ma bisognerebbe sentirle cantare dalle nostre contadine nei tramonti di porpora, né gialli silenzi di mezzogiorno, nei pleniluni fatali… Che fascino, Elda! Vengon le lacrime agli occhi e il cuore palpita in un desiderio ignoto. È la natura che canta”. Queste parole di D’Annunzio sintetizzano alla perfezione le sensazioni, le passioni e la carica emotiva insita nelle melodie del nostro territorio. Il Vate, nel periodo tra la fine degli studi al Cicognini di Prato e il trasferimento a Roma, era entrato in contatto col mondo del Cenacolo michettiano, dove c’era un grande confronto tra intellettuali che avrebbero lasciato dei segni nella cultura europea. E la musica, con Francesco Paolo Tosti in prima fila, era certamente un settore di approfondimento. Quel periodo D’Annunzio lo utilizzò anche per compenetrarsi nella cultura del territorio abruzzese. E percepì la pluralità delle diverse melodie diverse che caratterizzano paesi, borghi, vallate quasi a voler imprimere il proprio marchio identitario. Ma può una piccola regione come l’Abruzzo avere tante identità musicali? Certo, è il frutto della pluralità antropologica. L’isolamento millenario di tante aree della regione ha permesso la conservazione delle singole individualità, mentre altre aree hanno subito forti contaminazioni.