"Noi ci costituiremo parte civile nel processo. Amarena è stata l’ennesima vittima non solo della pericolosità sociale d’individui cui pure si concede il porto d’armi, ma anche del clima d’odio nei confronti dei grandi carnivori", così si legge in una nota dell'associazione animalista.
"Uccisione di animali aggravata da crudeltà ed esplosioni pericolose in un luogo abitato." Questi i reati che il procuratore di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, contesta al 57enne di San Benedetto dei Marsi accusato di aver ucciso l'orsa Amarena, mettendo in fuga i suoi due cuccioli. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che immediatamente ha presentato denuncia alla Procura per uccisione di animale, commenta: "Apprezziamo la decisione del pm, la giustizia farà il suo corso, anche se non restituirà Amarena ai suoi figli e a questa vita. Ma chi l’ha uccisa deve pagare".
I fatti. L’orsa Amarena, uno dei simboli del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), è stata uccisa a fucilate nella notte del 31 agosto scorso alla periferia di San Benedetto dei Marsi (AQ). L’autore del reato fu subito identificato. Il 5 settembre il Pnlalm informò che i due cuccioli di Amarena erano vivi e, dopo essersi divisi per un breve periodo, si erano ricongiunti e che sembravano essere in buona forma. Il 3 novembre il Parco annunciò che i due orfani, di circa 10 mesi, stavano bene.
L'avviso di chiusura indagini arriva dopo che il pm Cerrato ha esaminato la perizia balistica, che ha confermato come l’indagato abbia sparato per uccidere, non per errore o per spaventare l'animale. La perizia attesta che si è trattato di una fucilata intenzionale ed esplosa da una distanza ravvicinata. L'orsa Amarena è stata raggiunta da un colpo di carabina con un proiettile calibro 12 che l'ha colpita a un fianco perforandole un polmone.
"La Procura ha confermato che l'orsa al momento dello sparo era innocua", sottolinea l’Oipa. "Amarena è l’ennesima vittima non solo della pericolosità sociale d’individui, cui pure si concede il porto d’armi, ma anche del clima d’odio nei confronti dei grandi carnivori fomentato in Italia da alcuni esponenti politici. Auspichiamo che si arrivi a una condanna esemplare nei confronti dell’inquisito. Noi ci costituiremo parte civile nel processo".
LeaL chiede pena detentiva
Le indagini sull'uccisione dell'orsa Amarena, simbolo del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), sono state ufficialmente chiuse dopo circa 10 mesi dal fatto. L'orsa è stata uccisa a fucilate nella notte del 31 agosto 2023 nel territorio del Comune di San Benedetto dei Marsi (AQ), fuori dai confini del Parco. Il responsabile è il cittadino italiano Andrea Leombruni, che si era autodenunciato dichiarando di aver sparato all'orsa all'interno del cortile della sua abitazione, dove l'animale con i suoi due cuccioli era probabilmente entrato alla ricerca di cibo. Leombruni è stato accusato e indagato dei reati di uccisione di animali aggravata da crudeltà e spari pericolosi. Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, sottolinea: “Adesso che sono concluse le indagini, ci aspettiamo che per l’orsa Amarena e i suoi cuccioli, che tanto hanno patito la mancanza della madre, ci sia finalmente giustizia. Ricordiamo che la perizia medico-legale aveva stabilito che al momento dello sparo l'orsa non era pericolosa e apprendiamo oggi dalle agenzie che il pm Cerrato conferma che la perizia balistica stabilisce che l’indagato abbia sparato per uccidere. LEAL si augura che per questo reato così grave possa venire applicata una pena detentiva. La nostra associazione ha già dato mandato ai propri legali per costituirci parte civile”.