Mercoledì, 17 Settembre 2025 18:21

Miss Italia e il tramonto dei concorsi di bellezza: tra nostalgia, polemiche e nuovi orizzonti

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"La bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino." – Oscar Wilde

Miss Italia: due parole che evocano passerelle luminose, sorrisi perfetti e sogni di gloria. Per decenni il concorso ha rappresentato un rito collettivo, un appuntamento capace di catalizzare milioni di spettatori davanti alla televisione. Oggi, però, ci si interroga se quella che fu un’istituzione italiana abbia ancora senso di esistere in un mondo profondamente cambiato, dove la bellezza non è più codificata da un palco e una corona, ma da like, follower e filtri social.

L’epopea di Miss Italia: memoria di un Paese
Nato nel 1939 come “5000 lire per un sorriso”, Miss Italia ha attraversato il Novecento raccontando i gusti estetici e culturali del Paese. Dalle dive del cinema neorealista fino alle showgirl della televisione commerciale, il concorso ha lanciato carriere illustri: da Sophia Loren, che vinse il titolo di Miss Eleganza, a Gina Lollobrigida, passando per Anna Valle, Miriam Leone, Martina Colombari e tante altre.

Miss Italia era, per molti italiani, lo specchio delle aspirazioni femminili: il palcoscenico da cui una ragazza di provincia poteva sognare la ribalta, la promessa di un futuro diverso, la consacrazione di un fascino nazionale. Negli anni ’80 e ’90 la finale era un evento mediatico, in grado di competere con il Festival di Sanremo in termini di ascolti e rilevanza.

Oggi, però, ciò che un tempo era simbolo di modernità e opportunità appare come un reperto museale. La società che guardava con occhi incantati le ragazze in passerella non esiste più, e la televisione generalista non ha più il monopolio dell’immaginario.

Il concorso nel 2025: crisi di identità
L’ultima edizione, trasmessa su un canale minore del digitale terrestre, ha evidenziato tutte le fragilità del format. Nel tentativo di mostrarsi al passo con i tempi, Miss Italia ha inserito prove di talento – canto, ballo, lipsync – trasformandosi in una sorta di talent show raffazzonato. Ma così facendo ha perso l’essenza che lo distingueva: la celebrazione della bellezza tout court.

La direttrice Patrizia Mirigliani, erede della gestione paterna, ha più volte ribadito che “Miss Italia non deve morire”. Tuttavia, difendere il concorso oggi significa confrontarsi con contraddizioni enormi. L’apertura apparente al cambiamento nasconde resistenze profonde. L’esclusione delle donne transgender, il divieto alle partecipanti con un profilo su OnlyFans e la pretesa di incarnare ancora un modello di femminilità tradizionalista mostrano una distanza enorme tra Miss Italia e la società che pretende di rappresentare.

In più, l’assenza di rilevanza mediatica rende il concorso un fenomeno marginale. Oggi un influencer con qualche milione di follower su TikTok ha più potere mediatico della vincitrice della fascia. Miss Italia sopravvive quasi più per inerzia che per reale impatto culturale.

La bellezza ai tempi dei social: un nuovo concorso invisibile
La vera rivoluzione non è avvenuta sul palco di Salsomaggiore o Jesolo, ma sugli schermi degli smartphone. Instagram e TikTok hanno democratizzato la ribalta: chiunque può diventare icona di bellezza senza passare da un concorso.

La “gara” non si gioca più tra aspiranti reginette ma tra influencer, creator e modelli digitali. L’algoritmo sostituisce la giuria, i like rimpiazzano gli applausi, i commenti sono i nuovi titoli di giornale. Non è un caso che molte ex concorrenti abbiano trovato maggiore visibilità sui social che non attraverso la fascia conquistata in passerella.

In questo scenario, Miss Italia sembra un format statico, incapace di comprendere che la bellezza, oggi, non si misura soltanto con un metro di altezza o con una taglia di jeans, ma con la capacità di raccontare se stessi in maniera autentica, di saper usare le piattaforme digitali e di sapersi imporre come personalità, non solo come immagine.

Le contraddizioni dell’“eterno femminile”
Un nodo cruciale è quello del rapporto tra bellezza e valori morali. Da un lato si afferma che Miss Italia sia un concorso estetico, dall’altro si introducono criteri “etici” che discriminano. Questa incoerenza mina la credibilità dell’evento.

Se il concorso è davvero una celebrazione della bellezza, perché escludere chi sceglie di esprimersi attraverso piattaforme come OnlyFans? Perché negare la possibilità di partecipare a donne transgender? La bellezza, per definizione, non appartiene a una categoria fissa né a un modello univoco.

Le battaglie femministe hanno mostrato quanto sia riduttivo racchiudere la complessità dell’identità femminile in un canone estetico tradizionale. Continuare a proporre Miss Italia come “sogno di tutte le ragazze” rischia di sembrare non solo anacronistico, ma addirittura offensivo nei confronti delle nuove generazioni, che vivono la propria corporeità in maniera più fluida, libera e personale.

Il paradosso della memoria: abolire o trasformare?
C’è chi sostiene che Miss Italia dovrebbe essere semplicemente archiviato come un reperto del passato, al pari delle prime edizioni di “Canzonissima” o di altre trasmissioni ormai datate. Eppure, abolirlo significherebbe cancellare un pezzo di storia popolare italiana.

Forse la soluzione non è farlo morire, ma trasformarlo radicalmente. Non più concorso di bellezza tradizionale, ma festival delle identità estetiche, spazio di narrazione e valorizzazione delle diversità. Una vetrina, insomma, che non celebri la perfezione plastica, ma la varietà e l’autenticità dei corpi e dei volti.

Un futuro possibile: Miss Italia come specchio del cambiamento
Per sopravvivere, Miss Italia dovrebbe accettare una rivoluzione culturale. Aprirsi a persone transgender, non binarie e a chiunque voglia partecipare, senza preclusioni. Premiare non solo l’aspetto fisico, ma anche l’autenticità, il coraggio, la capacità di raccontare la propria storia. Integrare il voto del pubblico sui social, trasformando il concorso in un evento transmediale.

Bisognerebbe anche abbandonare definitivamente ogni moralismo, rinunciando a censurare le scelte personali delle concorrenti, dalle carriere artistiche alle piattaforme usate per esprimersi. La corona e la fascia, se vogliono avere ancora senso, dovrebbero diventare simboli di responsabilità culturale, come ambasciatrici di temi sociali, ecologici o umanitari.

Un simile cambiamento non significherebbe snaturare Miss Italia, ma riportarlo alla sua vocazione originaria: dare visibilità a chi non ce l’ha, offrire un trampolino di lancio. Solo che oggi, invece di misurare un girovita, servirebbe misurare la capacità di incidere sulla società con intelligenza e sensibilità.

Tra nostalgia e disincanto
C’è chi ricorda ancora con emozione le edizioni condotte da Enzo Mirigliani, la magia della diretta Rai, le serate d’estate in cui tutta Italia tifava per una ragazza della propria regione. Era un momento di coesione, di leggerezza collettiva, un rito nazional-popolare.

Oggi la nostalgia spinge molti a difendere Miss Italia come se fosse un pezzo d’identità nazionale. Ma la società non è più quella degli anni ’80, né quella degli anni 2000. Continuare a proporre lo stesso format senza aggiornamenti rischia di trasformare quella nostalgia in caricatura.

Conclusione: la bellezza che resiste
Miss Italia non deve necessariamente morire, ma deve smettere di illudersi di poter sopravvivere immutata. Come ogni istituzione culturale, se vuole restare viva deve riflettere i tempi, e i tempi chiedono pluralità, libertà, inclusione.

La bellezza, oggi, non è più un privilegio di poche reginette incoronate. È un linguaggio diffuso, condiviso, mutevole. È la possibilità, per ognuno, di raccontarsi e di essere riconosciuto. Forse Miss Italia non sarà mai più quello che è stato, ma potrà ancora dire qualcosa se accetterà di farsi specchio del presente invece che monumento del passato.

E se davvero, come scriveva Wilde, la bellezza regna per diritto divino, allora nessun concorso potrà mai imbrigliarla. Ma potrà, al massimo, celebrarne le infinite forme.