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Mercoledì, 20 Maggio 2026 18:13

Xi accoglie Putin a Pechino: il summit strategico e il timore della legge della giungla

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​"Il mondo è un luogo pericoloso, non a causa di coloro che compiono il male, ma a causa di coloro che guardano senza fare nulla."

— Albert Einstein


​A Pechino, l'incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e l'omologo russo Vladimir Putin ha riacceso i riflettori globali sulla complessa rete di alleanze che sta ridisegnando la geopolitica contemporanea, in un momento storico in cui il rischio di veder crollare l'ordine internazionale a favore di una brutale legge del più forte si fa sempre più concreto.

​Sette minuti dopo le 11, Vladimir Putin è sceso dalla sua vettura di rappresentanza. Ad aspettarlo ai piedi della maestosa scalinata della Grande Sala del Popolo, affacciata sulla storica Piazza Tiananmen, c'era il padrone di casa Xi Jinping. La calorosa stretta di mano tra i due leader ha sancito l'inizio ufficiale di un vertice blindatissimo e cruciale. Il presidente russo ha passato in rassegna la delegazione cinese, seguito a ruota da Xi, che ha ricambiato il saluto stringendo le mani ai delegati di Mosca.

​Il protocollo formale di queste occasioni di Stato — speculare a quello osservato appena una settimana fa durante la visita di Donald Trump — ha previsto il trasferimento dei due leader sul palchetto d'onore allestito di fronte alla Sala del Popolo. Le note solenni dell’inno russo hanno risuonato nella piazza, accompagnate dai tradizionali 21 colpi di cannone a salve. Subito dopo, è stata la volta della Marcia dei Volontari, l’inno nazionale cinese. In un gesto di profonda cortesia diplomatica, la banda dell’esercito di Pechino ha reso omaggio all’ospite suonando "Mezzanotte a Mosca", una delle melodie russe più celebri e amate, ripetendo un rituale già visto due anni fa. La camminata sul lungo tappeto rosso si è svolta di fronte alla guardia militare schierata e a una folla di bambini festanti che sventolavano bandierine cinesi e russe accanto a colorati mazzi di fiori. Si tratta di coreografie collaudate e impeccabili, che la leadership cinese riserva ai capi di Stato di massima rilevanza, volte a proiettare un'immagine di assoluta armonia e potenza coreografica.

​Dietro la facciata dei sorrisi e del rigido cerimoniale diplomatico, tuttavia, si celano dossier economici e strategici di portata continentale. Al centro dei colloqui bilaterali vi è innanzitutto il monumentale accordo per la realizzazione del gasdotto Forza della Siberia 2. Questa infrastruttura rappresenta uno snodo vitale per l'economia di Mosca, fortemente intenzionata a reindirizzare i propri flussi energetici verso l'Asia, e per il fabbisogno industriale di Pechino, sempre a caccia di risorse stabili a prezzi competitivi. Accanto ai contratti commerciali, i due leader hanno affrontato i nodi caldi della stabilità globale. Xi Jinping non ha nascosto la sua profonda preoccupazione per l'attuale frammentazione delle regole multilaterali, avvertendo esplicitamente che senza un ritorno al dialogo e al rispetto reciproco tra le grandi potenze, l'intero pianeta rischia seriamente di ricadere nella legge della giungla, un sistema in cui l'arbitrio e la forza militare sostituiscono il diritto internazionale.

Un'asse economico e strategico in evoluzione

​La portata del vertice di Pechino va ben oltre la pur fondamentale cooperazione energetica. La convergenza tra Russia e Cina si inserisce in una strategia di lungo periodo che mira a bilanciare l'influenza occidentale, offrendo un modello alternativo di governance globale. Dal canto suo, il leader russo ha già rilanciato la palla diplomatica, estendendo a Xi Jinping l'invito ufficiale per una visita di Stato a Mosca il prossimo anno, un invito che sottolinea la volontà di mantenere un canale di comunicazione privilegiato e continuativo.

​Le discussioni sulla Forza della Siberia 2 non sono prive di nodi commerciali complessi, legati soprattutto alla definizione del prezzo del gas e alle quote di finanziamento dell'opera. Tuttavia, la determinazione politica di entrambe le parti sembra voler superare gli ostacoli tecnici. Per la Cina, garantire la sicurezza delle rotte di approvvigionamento via terra significa ridurre la dipendenza dai corridoi marittimi, vulnerabili a eventuali blocchi o tensioni nello Stretto di Malacca o nel Mar Cinese Meridionale. Per la Russia, consolidare il legame con la seconda economia mondiale è una necessità strutturale per garantire la tenuta del proprio sistema industriale e finanziario nel medio e lungo termine.

I riflessi sulla stabilità globale

​Il richiamo di Xi alla necessità di evitare la legge della giungla suona come un monito diretto non solo ai partner della regione, ma anche alle cancellerie occidentali. La Cina intende accreditarsi come un attore responsabile, capace di mediare e di mantenere l'ordine anche in tempi di profonda polarizzazione. La vicinanza temporale tra la visita di Donald Trump e l'arrivo di Vladimir Putin dimostra la delicata postura di Pechino, che tenta di muoversi come un perno tra blocchi contrapposti, salvaguardando i propri interessi economici globali senza però rinnegare l'alleanza strategica "senza limiti" con Mosca.

​Sicurezza energetica: Il completamento delle nuove rotte infrastrutturali punta a ridisegnare la mappa dei flussi di gas in Eurasia.
​Equilibrio politico: L'interazione continua tra Pechino, Mosca e Washington evidenzia un mondo multipolare in cui le regole della diplomazia classica sono costantemente messe alla prova.

Multilateralismo: La retorica cinese insiste sulla transizione verso un sistema internazionale che non sia dominato da singoli blocchi egemonici.

​L'esito di questo incontro e i successivi sviluppi legati ai contratti infrastrutturali definiranno l'andamento delle relazioni euroasiatiche per i prossimi decenni. Mentre la banda militare terminava le sue esecuzioni e i leader si ritiravano nelle sale riservate per i colloqui a porte chiuse, la sensazione diffusa tra gli osservatori a Pechino era quella di assistere a un passaggio cruciale, dove ogni stretta di mano, ogni dichiarazione congiunta e ogni firma sui trattati energetici contribuisce a tracciare la linea di confine tra un nuovo ordine condiviso e il caos geopolitico.

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Maggio 2026 18:19