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Lunedì, 17 Agosto 2026 14:38

Botteghe che chiudono, la punta di un iceberg

Licheri: A rischio anche banche, medici e scuole nelle aree interne abruzzesi

Quasi 11mila artigiani in meno in dieci anni: più di un quarto delle botteghe in Abruzzo ha chiuso i battenti tra il 2015 e il 2025. Più della media nazionale: leggendo l’ultimo report della Cgia di Mestre, l’Abruzzo è infatti al quinto posto per botteghe in via di estinzione, con il 28,3%. Un trend che non si ferma: solo nell’ultimo anno se ne sono perse altre 1.385.

“Le botteghe che abbassano la saracinesca per sempre sono la punta di un iceberg – avverte Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana-AVS, commentando il report della Cgia di Mestre -. Sotto, c’è uno svuotamento sistematico dei servizi nelle aree interne abruzzesi, che sono due terzi dei Comuni della regione”. Dalle elaborazioni di Sinistra Italiana Abruzzo, sulla base di dati Cgia, CNA, Gimbe, Ali, emerge un quadro che è più di un campanello d’allarme. “Mancano le banche: il 61% dei Comuni abruzzesi risulta senza sportello, con quasi 164mila cittadini coinvolti – dice Licheri -. Mancano i medici di famiglia: -20% in cinque anni, terzo calo più alto d’Italia, con altri 237 pensionamenti in arrivo entro il 2028. Rischiano di saltare le classi prime nelle scuole di montagna. E chi resta spesso non riesce nemmeno a spostarsi: nelle aree interne, si assiste a corse ridotte, orari sempre meno compatibili con la vita di studenti e lavoratori pendolari”. Così l’isolamento alimenta lo spopolamento.

“Non sono fenomeni scollegati, ma un unico meccanismo che si autoalimenta – precisa Licheri -: meno botteghe, meno banche, meno medici, meno scuole e meno autobus rendono i paesi meno vivibili. Meno vivibili significa più spopolamento, e più spopolamento viene usato come pretesto per tagliare ancora. Le proiezioni dicono che senza un cambio di rotta, entro il 2045 lo spopolamento nelle aree interne abruzzesi sarà del 12,2%, contro una media regionale dell’8,5%. Non è un destino: è il risultato di scelte politiche, o di scelte politiche mai fatte”.

Per Sinistra Italiana-AVS il nodo è cambiare l’approccio, non rincorrere l’emergenza. “Serve una fiscalità di vantaggio per chi vive, lavora o apre un’attività nei centri minori; un piano regionale che agevoli il sistema di trasporto pubblico nelle aree interne; presidi di prossimità per sanità e credito dove gli sportelli sono spariti, e una programmazione seria sui pensionamenti dei medici invece di scoprirli quando è tardi – conclude Licheri -. Le aree interne non sono un problema da accompagnare verso lo spopolamento: offrono servizi che tengono in piedi l’intera regione, dalla cura del territorio alla produzione agricola e avrebbero anche una potenzialità turistica. Vanno trattate come una priorità, non come un costo. Riteniamo che la Regione debba aprire una cabina di regia dedicata ai servizi essenziali nelle aree interne, tenendo insieme sanità, credito, scuola e trasporti in un’unica strategia, invece di lasciare che ogni settore arretri per conto proprio”.