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Martedì, 20 Ottobre 2026 16:44

“Anna dei Miracoli” arriva a Orsogna

Anna e Helen, la sfida di un amore che insegna a comunicare


Una prima nazionale intensa ed emozionante inaugura la nuova stagione di prosa del
Teatro Camillo De Nardis di Orsogna, curata da I Guardiani dell’Oca con la
direzione artistica di Zenone Benedetto.
Venerdì 23 ottobre h 21.00 è di scena “Anna dei Miracoli”, la storia vera di Helen
Keller, bambina cieca e sordo-muta e della sua insegnante Anne Sullivan, un racconto
di coraggio, ostinazione e conquista della comunicazione.
Prodotto da Teatro e Società per la Fondazione Lega del Filo d’Oro, lo spettacolo
vede protagonista Mascia Musy, affiancata da Anna Mallamaci, Elisa Lucarelli e
Tommaso Bernabeo, con adattamento e regia di Emanuela Giordano.
La pièce è tratta dall’opera di William Gibson, resa celebre anche dal film The Miracle
Worker, diretto da Arthur Penn nel 1962.
Come si fa a raggiungere qualcuno quando sembra impossibile trovare una strada per
comunicare con lui? Come si può insegnare a una bambina a scoprire il mondo, quando
quel mondo non riesce ancora a farsi conoscere attraverso le parole, i suoni e le
immagini? E, soprattutto, come si può amare davvero qualcuno senza rinunciare a
chiedergli di crescere, di imparare, di andare oltre ciò che sembra possibile?
È da queste domande che prende vita lo spettacolo, la storia di due donne, o meglio di
una donna e una bambina destinate a cambiarsi la vita a vicenda.
Helen Keller è diventata sordocieca quando aveva appena due anni. Non può vedere né
sentire e non dispone degli strumenti per comprendere ciò che accade intorno a lei. La
sua frustrazione esplode in comportamenti che la famiglia fatica a gestire. I genitori le
vogliono bene, ma non sanno come raggiungerla, come stabilire un contatto, come farle
capire che esiste un mondo oltre i suoi bisogni immediati. L’amore, da solo, non basta a
trovare una via d’uscita e senza comunicazione, anche il legame più profondo rischia di
trasformarsi in impotenza.
È in questa casa, attraversata dalla stanchezza e dalla disperazione, che arriva Anna
Sullivan. Anche lei porta con sé una storia difficile, segnata dalla parziale perdita della
vista e dall’abbandono. Non arriva con una soluzione facile, né con una promessa
miracolosa. Arriva con la determinazione di chi non considera una persona
irraggiungibile soltanto perché nessuno è ancora riuscito a comprenderla.
Tra Anna e Helen non nasce subito un rapporto tenero e rassicurante. All’inizio ci sono
resistenza, scontri, ostinazione. Anna deve conquistare uno spazio educativo in una
famiglia abituata a proteggere Helen dalle difficoltà, mentre Helen deve confrontarsi per
la prima volta con qualcuno che non si limita ad assecondarla, ma le chiede di imparare.
È una battaglia quotidiana, fatta di pazienza e fermezza, di tentativi che sembrano fallire
e di piccoli passi che, a chi li osserva da fuori, potrebbero apparire insignificanti.
Eppure, proprio in quella fatica si costruisce il loro legame.
Anna non si arrende alla disabilità di Helen e, soprattutto, non la identifica con essa.
Vede nella bambina una persona capace di apprendere, di comprendere e di conquistare
una propria autonomia. Per riuscire a raggiungerla, cerca un linguaggio diverso, passa
attraverso il contatto, le mani, la ripetizione dei gesti. Le insegna che ogni cosa ha un
nome e che quel nome può diventare una porta aperta sulla realtà. Helen, a sua volta,
costringe Anna a mettere alla prova ogni certezza, a trovare nuove strade e a misurarsi
con la responsabilità di credere nelle possibilità di un’altra persona anche quando i
risultati tardano ad arrivare.
Il momento in cui Helen comincia a comprendere il significato delle parole segna una
svolta che va ben oltre l’apprendimento: è la scoperta che il mondo può essere
conosciuto, che esiste un modo per entrare in relazione con gli altri e che anche lei può
essere protagonista della propria vita. Il miracolo, allora, non è la scomparsa della
disabilità, ma la conquista della comunicazione e della libertà di conoscere.
Ma la storia di Anna e Helen non appartiene soltanto al passato. Continua a parlarci
delle famiglie che affrontano la disabilità di un figlio, del senso d’impotenza che può
accompagnare chi non sa come comunicare e della necessità di non confondere
l’assenza di una risposta con l’assenza di comprensione. Racconta quanto sia difficile
imparare a guardare una persona senza fermarsi ai suoi limiti apparenti e quanto sia
importante trovare il modo di ascoltarla anche quando non può usare i canali abituali
della comunicazione.
“Anna dei Miracoli” è una storia che parla al cuore e che richiama da vicino quella di
Sabina Santilli, fondatrice della Lega del Filo d’Oro, nata proprio in Abruzzo, regione
da cui parte la tournee’ dello spettacolo e precisamente San Benedetto dei Marsi,
diventata sordocieca a sette anni.
Anche Sabina dovette conquistare, passo dopo passo, la possibilità di comunicare e di
vivere in autonomia. Imparò il Braille e il Malossi, sviluppò le proprie capacità e riuscì a
costruire un percorso di indipendenza. Nel 1964 fondò la Lega del Filo d’Oro, dando
vita a un’organizzazione che da oltre sessant’anni è al fianco delle persone sordocieche
e con pluridisabilità psicosensoriale e delle loro famiglie.
Helen e Sabina vissero in epoche e contesti differenti, ma le loro esperienze si
incontrano in un punto essenziale: la convinzione che la sordocecità non cancelli le
potenzialità di una persona e che, con gli strumenti e il sostegno adeguati, sia possibile
conquistare nuove forme di comunicazione, conoscenza e autonomia.
È anche per questo che la Fondazione Lega del Filo d’Oro ha scelto di sostenere lo
spettacolo.
Come sottolinea il Presidente Rossano Bartoli, “la vicenda di Helen Keller e Anne
Sullivan ricorda quanto sia fondamentale credere nelle possibilità di ogni persona e
non arrendersi di fronte alle difficoltà.”
Mascia Musy, che ha fortemente voluto portare questa storia sul palcoscenico, ne mette
in evidenza il significato più universale: “l’amore di chi sceglie di prendersi cura di chi
è considerato più fragile o diverso, non per pietà, ma perché riconosce in quella
persona una dignità e un valore che meritano di essere accompagnati e difesi.”
Dal debutto nel novembre 2019, “Anna dei miracoli” ha superato le cinquanta
rappresentazioni, raggiungendo oltre venti città e attraversando dieci regioni italiane,
fino ad arrivare anche in Svizzera.
Ora la storia di Anna e Helen torna in Abruzzo, dove il suo messaggio trova una
risonanza particolare.
A volte il miracolo più grande non è cambiare il mondo di qualcuno, ma trovare il modo
di raggiungerlo. E avere la pazienza, il coraggio e l’amore necessari per non lasciarlo
solo nel silenzio.

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