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Mercoledì, 02 Agosto 2017 19:22

San Vito Chietino, ritocco alle indennità.

“L’amministrazione di San Vito Bene Comune, nel Consiglio comunale svoltosi il 31 luglio scorso, ha approvato la rideterminazione delle indennità degli amministratori elevandole al tetto massimo previsto dalla legge stabilendo i seguenti importi : al Sindaco €2.509,98 al mese; al vice sindaco €972,61; ad ogni assessore €847,12, per una spesa complessiva annua di circa €92.000,00.

 

La maggioranza ha anche respinto la proposta formulata durante il Consiglio comunale dal gruppo consiliare di Nuova Alleanza per San Vito di stabilire una riduzione del 50% tali importi e, ad espressa domanda, il Sindaco, nel confermare la decisione presa, si è limitato a riferire che ogni componente della Giunta comunale sarà libero di scegliere se ridursi o meno l’importo dell’indennità stabilita. Durante il consiglio comunale, tuttavia, nessun assessore o amministratore ha espresso la volontà di percepire importi ridotti rispetto a quanto deliberato. Questa decisione rappresenta un vero e proprio tradimento di quei principi di equità, di solidarietà, di impegno civile, di attenzione alle fasce sociali più disagiate tanto sbandierati in questi anni da San Vito Bene Comune e dal centro sociale Zona 22 di cui questa amministrazione è diretta emanazione. Una scelta vergognosa ed in totale controtendenza rispetto a quella fatta da tanti Sindaci ed amministratori locali che, nella consapevolezza delle enormi difficoltà socio-economiche che si vivono in periodo storico, hanno ridotto al minimo le loro indennità o vi hanno totalmente rinunciato. Come fecero gli amministratori di Nuova Alleanza per San Vito che, fin dall’insediamento nel 2007, le ridusse al minimo (al lordo : €720,00 per il Sindaco, €350,00 per il vice Sindaco, €325,00 ovvero €162,00 per gli assessori a seconda se lavoratori autonomi o dipendenti, per un totale di circa €20.000,00 annui) e le mantenne tali per tutti i 10 anni di amministrazione, dimostrando che ricoprire il ruolo di amministratore della cosa pubblica deve essere essenzialmente un impegno civico e non una occasione per avere una stabilità economica”.