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Lunedì, 05 Febbraio 2018 19:43

Traini. "Volevo vendicare Pamela"

L'intenzione iniziale di Luca Traini, nelle dichiarazioni spontanee rese agli investigatori dopo il fermo, era quella di andare in tribunale ad uccidere Innocent Oseghale, il nigeriano in carcere per la morte di Pamela Mastropietro, fatta a pezzi e chiusa in due trolley trovati a Pollenza.

Lo si legge su Adnkronos. "Questo è quello che lui ha detto, il suo intendimento era questo" ha spiegato il procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio. Il 28enne italiano fermato per il raid xenofobo di sabato scorso ha poi cambiato idea e dato vita al raid per le strade di Macerata. Ma la morte di Pamela è la causa scatenante. "Ha detto che, dopo aver sentito alla radio come era stata trattata, ha deciso di doverla vendicare", ha aggiunto il procuratore. All'avvocato Gianluca Giulianelli non risulta che Traini avesse intenzione di uccidere il nigeriano. "Non mi risulta che volesse uccidere in tribunale il nigeriano Oseghale" ha detto all'AdnKronos il legale che ha incontrato il suo assistito nel carcere di Montacuto (Ancona). ''L'ho trovato tranquillo - ha riferito - Non si è ben reso conto di quello che ha fatto. Non ha percepito l'eclatanza e la follia del suo gesto. Sono stato io a sottolineargli che l'accusa è quella di strage con l'aggravante del razzismo''. Riguardo all'unica ragazza tra i sei migranti feriti a colpi di pistola nel raid razzista, "non voleva colpire la donna, non era un suo bersaglio'' ha affermato l'avvocato. ''Voleva sapere il numero preciso dei feriti, visto che in carcere girava la voce che erano tra gli 8 e gli 11.

Gli ho risposto che i feriti erano sei, cinque uomini e una donna. 'Una donna?' Mi ha detto sorpreso. 'Non volevo colpire una donna'''.

Il legale ha confermato che intende chiedere la perizia psichiatrica per il 28enne. Intanto, attraverso le parole del procuratore di Macerata, emerge che Traini avrebbe sparato colpi anche contro altri migranti riusciti a salvarsi. "Ha esploso altri colpi in danno di almeno tre persone, riuscite a sottrarsi ai colpi" ha riferito Giovanni Giorgio. Nelle dichiarazioni spontanee rese agli investigatori, l'uomo avrebbe fatto riferimento alla politica e all'immigrazione. "Ha detto che il suo gesto - ha continuato il procuratore - era finalizzato a condannare una politica che favorisce una così cospicua presenza di immigrati sul nostro territorio". Domani si terrà l'udienza di convalida del fermo.

Trovato Mein Kampf di Hitler

La 'Mein Kampf' di Hitler, un volume sulla storia della Repubblica Sociale e una bandiera nera con la croce celtica appoggiati sul tavolo. E poi ancora, la copertina di 'Gioventù fascista', rivista per ragazzi pubblicata durante il Ventennio e un coltello nero da cucina abbandonato sotto al comodino, accanto a una bacinella bianca. E' questo lo scenario che gli inquirenti si sono trovati di fronte aprendo la porta della camera da letto di Luca Traini, il 28enne che sabato ha sparato all'impazzata dalla sua auto per le strade di Macerata, ferendo 6 immigrati, prima di avvolgersi nel tricolore e gridare 'Viva l'Italia'.

Nel video, diffuso dai carabinieri di Macerata, sono chiaramente visibili alcuni dei simboli della fede politica dell'uomo, votata all'estremismo di destra. A scatenare il folle gesto di Traini sarebbe stato l'omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana il cui cadavere è stato trovato in due valigie nel maceratese. Pamela aveva una storia molto simile a quella di un amore passato del 28enne, una ragazza tossicodipendente e vittima, secondo Traini, di uno spacciatore immigrato.

"Sono stato colpito alla spalla, poi non ricordo più nulla". Wilson Kofi ha 20 anni, viene dal Ghana ed è una delle vittime sopravvissute al raid razzista di Macerata. Colpito da uno dei proiettili di Luca Traini, il ragazzo ha ricordato così, dalla stanza di ospedale ai microfoni di Tv2000, gli attimi di paura durante gli spari. Wilson, in Italia per studiare e lavorare, ha lasciato nel suo Paese i genitori e i due fratelli più piccoli, con la speranza, un giorno, di poterli aiutare inviando del denaro: "Sono arrivato in Italia dalla Libia sopra un gommone. In Libia - racconta a Tv2000 - sono rimasto un anno e 5 mesi. La mia esperienza lì è stata terribile. Ho visto tante cose brutte, persone uccise e vendute, soprattutto gente di colore. Lì le persone sono trattate come animali". A visitare il ragazzo ferito, anche il cappellano della Comunità nigeriana di Macerata, padre Eugenio Offor: "Sono molto contento - ha commentato Wilson - della visita di padre Eugenio. Per me incontrare un sacerdote significa incontrare un uomo di Dio. E in questo momento ho un bisogno enorme di conforto".

Ultima modifica il Lunedì, 05 Febbraio 2018 20:02

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