S&P taglia la stima del Pil italiano all'1,3% per quest'anno (da 1,5% precedente) e mantiene l'1,2% per il 2019. Lo si legge in un report dell'agenzia, secondo cui "l'incertezza sulle politiche e il commercio porterà probabilmente a una crescita più lenta degli investimenti". Secondo S&P "la politica interna è il principale rischio", pesa in particolare "l'incertezza sulla volontà del governo di proseguire nel consolidamento fiscale".
S&P ha anche abbassato al 2,1% la stima di crescita per l'Eurozona e 1,7% nel il 2019, avvertendo dei rischi posti dalle da un'escalation delle tensioni sul commercio globale e di un negoziato senza soluzione su Brexit.
Non ci sono buone notizie sulla crescita. L'indice 'spia' sull'andamento economico "evidenzia una nuova decelerazione, consolidando uno scenario di contenimento dei ritmi di crescita". Così l'Istat nell'ultima nota mensile. "In Italia prosegue la fase di debolezza dell'attività manifatturiera, accompagnata dal calo degli ordinativi e delle esportazioni", spiega. Invece "il mercato del lavoro si rafforza". Quanto all'inflazione, "torna ad aumentare, mantenendosi comunque su ritmi inferiori a quelli dell'area euro".
Intanto ieri il ministro Tria ha ribadito la linea di governo per questo anno.
Il reddito di cittadinanza e il taglio delle tasse procederanno "di pari passo" perchè "sono necessari a cambiare il sistema e supportare la crescita economica". Lo afferma il ministro dell'Economia Giovanni Tria in un'intervista a Bloomberg riferendosi alla llegge finanziaria del 2019. "Una maggiore crescita economica - spiega - deve venire dalla graduale attuazione del programma di governo". Per Tria questo "richiede di agire sia sulla composizione delle entrate fiscali che sulla spesa. La nostra discontinuità rispetto al precedente governo non sarà sul livello del deficit ma piuttosto sul mix di politiche".
Il ministro ha ribadito, come già detto in Parlamento, che non ci saranno manovre correttive quest'anno, che potrà chiudersi entro le stime di deficit (1,6% del Pil) e debito (130,8) scritte dal precedente governo. Il deficit per il 2019 "potrebbe essere più alto" rispetto all'obiettivo dello 0,9% del Def del governo Gentiloni.
Tria ha quindi riaffermato come "nessuno voglia uscire dall'euro" e che "non sarebbe giustificabile", visti i numeri e le stime, un eventuale downgrade delle agenzie di rating.