Martedì, 14 Gennaio 2020 16:59

Prescrizione sì, prescrizione no.

toga

di Enrico Gambacorta

Alcune considerazioni sulla prescrizione o meno dei processi in Italia.

 

Tra i vari compiti che uno stato di diritto dovrebbe svolgere si annoverano quello della difesa dei confini della patria nei confronti dei paesi terzi, quello di stabilire e garantire l'ordine e la sicurezza interna e quello di rendere giustizia. Attualmente, vige il dibattito parlamentare e non, sull'abolizione della prescrizione o meno da far valere nei processi. La prescrizione nei processi fa sì che se dopo un congruo lasso di tempo il processo non arriva a sentenza esso viene chiuso. Cioè finisce senza una condanna o senza un'assoluzione. In questo caso la giustizia viene denegata.

Con l'abolizione della prescrizione la durata del processo, in teoria, potrebbe durare all'infinito. Storicamente si ricorda che un malcapitato sia rimasto nelle patrie galere per ben 30 anni ed alla fine è stato rilasciato con la seguente frase: Lei è innocente per cui viene liberato. "Orribile dictu". "Sunt lacrimae rerum". Anche in questo caso la giustizia è stata denegata poiché la sentenza non è pervenuta in un ragionevole lasso di tempo. Quindi, è venuto meno uno dei compiti fondanti dello Stato. Faccio un riferimento (anche se improprio). Un imprenditore che vede fallita la sua azienda porta i libri in tribunale. Ho affermato quanto sopra, non facendo ricorso al cosiddetto "politically correct " ma usando la logica di Aristotele e l'istruzione che mi ha dato questo grande e bel Paese.

Ultima modifica il Martedì, 14 Gennaio 2020 17:04