Viste le battaglie che ho combattuto contro il progetto della “grande Pescara” e le iniziative anche estreme che ho intrapreso, sia da Consigliere Comunale che da cittadino, come l’incatenarmi pubblicamente per richiamare l’attenzione, vi comunicherò il giorno, l’ora e il percorso di questa simbolica marcia, durante il percorso darò informazioni attraverso un volantinaggio, su quello che non è stato detto prima del referendum, affinché i cuori di chi come noi non accettano di essere cancellati e degradati possano seguire questo sentiero di speranza e riscatto.
"Proprio per questo, in un sano sforzo di legalità e giustizia sociale, ci prepariamo a scendere in piazza per far sentire la voce di quella maggioranza contraria a questo abominio che, ingannata ai tempi del referendum, solo ora ha preso coscienza di ciò che rischiano di perdere." Gabriele Di Stefano, ex Consigliere Comunale di Montesilvano, candidato Lega nelle ultime elezioni.
In un comunicato ribadisce la sua opinione, "Montesilvano non vuole diventare la periferia degradata di una città tentacolare allo sbando, non vuole veder ingrassare i già grassi spacciatori di cemento, asfalto e mattoni, non vuole un futuro di paura, assenza di sicurezza e crimini per i loro figli."
Per Di Stefano "La Grande Pescara, l’annientamento per fini lobbystici e di politica malsana, di realtà indipendenti e spiritualmente intatte non può morire e replicare ciò che Pescara fece ai danni di Castel a Mare Adriatico agli inizi dello scorso secolo."
"L’emergenza sanitaria in corso non consente, per buon senso e norme di portare una gran folla in strada, per questo, in modo simbolico, rappresentativo e metaforico, sarò io solo in marcia, a testimonianza di quella Montesilvano che non si piega ai referendum farsa, alle dinamiche dei lobbysti locali e di una politica che sopravvive grazie all’inganno. Nel 1927 per permettere a Pescara di diventare provincia, ingannando i residenti di Castellammare Adriatico, fusero i comuni, favorendo i primi a scapito dei secondi che furono letteralmente cancellati dalla storia; i cittadini di Montesilvano e Spoltore ciò l’hanno percepito?"
Prosegue, "Perché il referendum questa pagina di storia, abilmente, non lo riportava, e gli 'ignari' cittadini, all’ora come oggi, pagano il prezzo della loro ingenuità e superficialità. Pescara, oggi come nel 1927, è l’unica che vedrebbe accrescere il suo prestigio, fagocitando risorse e territori che con fatica hanno amministrato altri, tra l’altro mantenendo il nome “Pescara” e allo stesso modo di allora tra gli scopi nascosti c’è quella di strappare il capoluogo di Regione a l’Aquila: che anche gli aquilani, che tanto hanno già sofferto, si uniscano a noi per impedire questo abominio. Ogni popolo abbia la sua terra ed ogni terra il suo popolo, smettiamo di ingannare menti semplici con promesse di vantaggi economici inesistenti, perché la malsana fusione porterà solo degrado e disagi come avviene oggi in ogni metropoli."
Conclude."Montesilvano e Spoltore nel futuro, continuando ai ritmi attuali, possono crescere e raggiungere livelli d’eccellenza, sia funzionale che economica: perché cedere questa indiscussa risorsa al comune di Pescara?"