“A fronte di questo nuovo mondo che sta avanzando con una pervasività talmente ampia e veloce che richiederebbe una vigile consapevolezza da parte di chi avrebbe il dovere di monitorare le dinamiche sociali, continuiamo ad assistere a battaglie politiche di retroguardia, ispirate dall’illusione di poter contrastare la domanda di gioco attraverso lo smantellamento del sistema del gioco pubblico legale. L’avanzata del gioco a distanza ha, infatti cominciato ad assumere dimensioni rilevanti quando, durante la pandemia, è stata inibita integralmente l’offerta sulla rete fisica”. Per Pucci è inevitabile che “questa tendenza continuerà ad aumentare, sia perché è in linea con le nuove preferenze e abitudini sociali ma anche perché il canale fisico si sta fortemente indebolendo per effetto di certe scelte politiche, i cui fautori sono ispirati dall’idea secondo cui, nell’epoca del “metaverso”, si possa comunque contrastare la domanda di gioco spostando i punti di offerta legale di qualche centinaia di metri dai luoghi in cui, si presume, possano gravitare i soggetti vulnerabili (inserendo, tra questi luoghi anche i cimiteri e le stazioni ferroviarie: tanto per far capire di cosa stiamo parlando)”. Inoltre “la domanda di gioco on line, attualmente rivolta al mercato legale, migrerebbe immediatamente verso la giungla dei siti in rete, così privando la platea dei consumatori e lo Stato di quelle forme di tutela garantite dal gioco legale a distanza. Ad ulteriore dimostrazione di quanto sarebbe irragionevole intervenire – conclude Pucci - si segnala che, nonostante l’efficace attività di vigilanza svolta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – la quale ha consentito l’oscuramento, a partire dal 2020, di circa diecimila siti illegali – la rete continua a pullulare di portali illegali i quali non forniscono alcuna delle garanzie finalizzate alla tutela degli interessi pubblici coinvolti, diversamente da ciò che accade sui siti regolarmente autorizzati da ADM”.