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Giovedì, 17 Aprile 2025 19:36

Lavare l’ombra, accendere la luce — Il Giovedì Santo come rito di equilibrio interiore

di Carlo di Stanislao

“Non si diventa illuminati immaginando figure di luce, ma diventando consapevoli della propria oscurità.”
Carl Gustav Jung

Nel cuore del Giovedì Santo si compie un gesto che affonda le sue radici non solo nella memoria cristiana, ma nel cuore stesso del cammino umano: Gesù si china, lava i piedi ai suoi discepoli. Non è solo compassione. È una chiave. Un atto iniziatico.

Lavare i piedi è toccare l’ombra dell’altro, e riconoscere la propria. È un gesto alchemico, di trasmutazione. È lo stesso principio che nei testi ermetici guida l’opera al nero — la nigredo — primo passo verso la trasformazione dell’anima.

L’alchimia dell’umano

L’acqua che lava i piedi è simbolo. Come il mercurio degli alchimisti, scende nelle profondità, scioglie, purifica. Ma non basta. Serve il fuoco della coscienza. Serve l’oro spirituale che si ottiene solo attraversando la materia. “Solve et coagula”, dicevano gli antichi: sciogli ciò che sei, e riformati in ciò che potresti essere.

In questo gesto, Gesù è al tempo stesso philosophus e servo, maestro e iniziato. Egli mostra che la via alla luce non è nella fuga dal basso, ma nella sua integrazione. Non nel negare il fango, ma nel portargli la luce.

Il Bafometto e i Templari: l'ombra sacra

I Cavalieri Templari furono accusati di adorare una figura enigmatica: il Bafometto. Non un idolo del male, ma un simbolo potente e scomodo. In esso si fondono il maschile e il femminile, il cielo e la terra, l’angelo e il demone. Un essere androgino, alchemico, ponte tra gli opposti.

Bafometto è l’immagine di ciò che dobbiamo riconoscere per evolvere: l’ombra sacra. Ciò che neghiamo di noi stessi, ciò che temiamo, ciò che è stato escluso. È l’invito a trascendere la dualità, non cancellandola, ma abbracciandola.

Come nel gesto di Gesù: il maestro che si inginocchia, il divino che lava l’umano. L’ombra e la luce che finalmente si toccano, si riconoscono, si perdonano.

Verso un nuovo umano

Il Giovedì Santo, allora, non è una memoria rituale, ma un rito vivente. Un invito a diventare ciò che siamo davvero: esseri in cammino tra cielo e terra, portatori di ombra e portatori di luce. Non santi. Non perfetti. Ma veri.

Non è il tempo di scegliere una parte. È il tempo di incontrarle entrambe.
E, lavando i piedi — simbolicamente, spiritualmente, concretamente — restituire all’altro e a sé stessi la dignità perduta.

Al centro, l’acqua”

di Italo Nostromo

Al centro,
non c’è luce,
non c’è tenebra.
C’è l’acqua.
Lenta.
Che lava i piedi
ma cerca il cuore.

C’è un Dio che si inginocchia
e un uomo che si vergogna.
C’è un maestro che tace
e un discepolo che piange.

Al centro,
non c’è vittoria.
C’è abbandono.

C’è il fango che diventa oro.
C’è l’ombra che chiede di essere vista.
C’è un Bafometto che sorride nell’angolo,
non adorato,
ma capito.

Al centro,
siamo noi.
Sporchi, splendenti,
in cerca di equilibrio. 

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