Mercoledì, 27 Maggio 2026 14:09

Omofobia, dal Tribunale Civile di Pescara sentenza storica

 

Con la sentenza n. 633 del 21 maggio 2026 (pubblicata il 25 maggio), il Tribunale Civile di Pescara in composizione monocratica ha riconosciuto un danno non patrimoniale di oltre 113000 euro nei confronti di Andrea Paci, trentanovenne di Spoltore (Pe) preso di mira dall’antropologa sua concittadina Maria Concetta Nicolai per il suo orientamento sessuale.

La Giudice, dott.ssa Patrizia Medica, ha condannato la convenuta anche al pagamento delle spese legali della parte attrice, quantificate in oltre 14000 euro, e alla rifusione delle spese di mediazione e delle spese di CTU per un ulteriore importo complessivo di circa 6000 euro.

LA VICENDA GIUDIZIARIA

La vittima, dichiaratamente omosessuale, per otto anni è stata bersaglio delle invettive gratuite della sua vicina di casa, per trent’anni Caporedattrice della rivista culturale D’Abruzzo, insegnante in pensione e oggi ultraottantenne, che nel corso del tempo sulla piattaforma Facebook lo aveva definito minorato (politicamente corretto gay), idiota, animale, anche alludendo con tono dispregiativo al suo orientamento sessuale, fino ad augurargli di essere rinchiuso nel ghetto a cui lo avrebbe condannato la sua diversità fisica e mentale.

Dalle denunce per diffamazione a mezzo stampa presentate agli Organi preposti sono scaturiti quattro procedimenti penali, due dei quali conclusi con sentenze di condanna di primo grado irrevocabili, e due ancora sub judice (una sentenza di primo grado appellata e una sentenza di condanna confermata anche in appello, ma ancora non passata in giudicato).

La prima sentenza penale, divenuta irrevocabile, statuiva che il danno non patrimoniale avrebbe dovuto stabilirsi in separata sede. Di qui la presente causa civile che, dopo opportuni accertamenti psicologici e medico-legali tramite CTU, ha definito un danno biologico permanente stimato in via equitativa dalla Giudice in un’invalidità permanente del 16%.

IL DANNO

La CTU è stata affidata dalla Giudice Patrizia Medica a tre professionisti di indubbia competenza: la psicologa Silvia Mastromattei, il medico legale Ildo Polidoro e l’ausiliario psicologo Marco Mancini.

Gli stessi, dopo i colloqui clinici, la testistica e analizzate le note critiche presentate dalla convenuta, hanno accertato una diagnosi di “Disturbo dell’Adattamento con ansia e umore depresso misti, in forma persistente (cronica) di grado Moderato-Grave”, quantificando in un range del 15-18% l’invalidità permanente del sig. Paci, da ricondursi totalmente alle condotte della sig.ra Nicolai, oltre a 240 giorni di invalidità temporanea, per un totale di 113.625 euro.

La Giudice, peraltro, ha evidenziato nella sentenza come “Trattasi di condotte chiaramente finalizzate a denigrare pubblicamente la persona dell’attore, con conseguente grave lesione di valori costituzionalmente tutelati come la reputazione, l’onore e la libertà sessuale”.

La sentenza è stata accolta positivamente dal difensore di fiducia di Andrea Paci, l’Avv. Marina Prosperi del Foro di Bologna, e dalla Consulente Tecnica di Parte, la criminologa e psicologa forense Chiara Ciurlino.

Così l’Avv. Marina Prosperi: "La sentenza di Andrea Paci riconosce il giusto risarcimento rispetto alla campagna di odio social di cui è stato, ed è tutt'ora vittima. Sicuramente l'aspetto economico assume un peso rilevante, stante l'importanza della somma riconosciuta, ma l'elemento più importante è che in ogni giudizio, sia penale che civile, il Tribunale abbia condannato l'atteggiamento omofobo della parte convenuta. La condanna dell'omofobia, così come di ogni atteggiamento discriminatorio, per sesso, razza o religione, costituisce il caposaldo non solo della nostra Costituzione, ma di ogni società civile. Chi li viola, confidando nell'impunità, non solo colpisce la vittima ma l'intero sistema di valori del nostro paese, nato dall’antifascismo ".

La psicologa CTP, dott.ssa Chiara Ciurlino: "La vicenda occorsa ad Andrea Paci ha messo in luce quanto la violenza non abbia un marchio di genere né di età, potendo albergare perfino in una vicina di casa senza alcun legame con la persona offesa; il movente è psichico, la criminogenesi è infatti da individuarsi esclusivamente nell’assetto psicologico dell’autrice, comprovato dalla reiterazione delle condotte per lunghi anni; l’utilizzo del mezzo social ha facilitato la de umanizzazione della vittima, ridotta ad oggetto. Chi subisce questi crimini può arrivare ad autoeliminarsi per interrompere la sofferenza, pertanto la condanna stabilita dal Tribunale di Pescara riflette la gravità, effettiva ma anche potenziale, di simili azioni".

La vittima, Andrea Paci: "Si tratta dell’ennesimo processo che ho affrontato a testa alta per difendere la mia dignità e la mia libertà. Questa sentenza chiarisce un aspetto molto importante, e cioè che l’omofobia fa male e può essere più dolorosa della violenza fisica ".