Dal Francesco inaugurale di Roberto Molinelli, a quello di Aldo Cazzullo che chiuderà nel Chiostro del Convento di San Francesco, in Tagliacozzo, la XLII edizione del Festival di Mezza Estate, sabato 29 agosto, alle ore 21,15. Numeri altissimi e tanta partecipazione di pubblico per un mese intero di eventi che hanno composto il cartellone firmato dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli e realizzato perfettamente da Luca Ciccimarra
Tra le mura del Convento di San Francesco, in Tagliacozzo, adiacente la chiesa dove riposa Tommaso da Celano, primo biografo del Santo, si è aperta e si chiuderà sabato 29 agosto la XLII edizione del Festival di Mezza Estate, che ha celebrato con diversi eventi internazionali, gli '800 anni dalla scomparsa di Francesco. Un cartellone, questo in cui abbiamo ritrovato il poverello d'Assisi nei luoghi, nella musica, nelle arti che ormai, da oltre quarant'anni invadono gioiosamente questo incantevole e ospitale borgo abruzzese, in agosto. Calerà il sipario, di questo eterogeneo cartellone musicale, che per un intero mese, ha ospitato tutti i generi di musica, progetti originali, il balletto e il teatro, con eventi extra quali la mostra Contemporanea 2026 a Palazzo Ducale e la sezione libri, (curata personalmente dal Sindaco Vincenzo Giovagnorio), firmato dal Direttore Artistico, Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, che ha festeggiato un decennale, importante in tutti i sensi, con grandissimi numeri, grazie alla partecipazione quotidiana del pubblico.
Traguardo importante quello della quarantaduesima edizione, con un cartellone e un format di successo, divenuto tassello privilegiato della programmazione di l'Aquila città della Cultura, grazie alle istituzioni, in primis il Ministero della cultura, la Regione Abruzzo, il Comune di Tagliacozzo, e la sinergia con istituzioni quali la Sinfonica Abruzzese, resident orchestra e l' Accademia musicale di Alto perfezionamento vocale "Daltrocanto" diretta da Donata D'Annunzio Lombardi. Il Festival di Mezza Estate si è confermata una splendida oasi di ozio creativo, costruita con immane lavoro, anzi "Lavorìo del sogno" per dirla con Kant, in tanti anni, per continuare a godere delle ragioni estetiche dettate dalla direzione artistica e generale di Jacopo Sipari e Luca Ciccimarra, nonché dal Sindaco Vincenzo Giovagnorio e dalla sua delegata alla cultura Alessandra Ricci. A chiudere il festival sabato sera alle ore 21,15, nell'abituale Chiostro di San Francesco sarà Aldo Cazzullo.
Lo scrittore, nella sua ricerca e nel suo dire su Francesco, sviluppa un'operazione ermeneutica e storiografica che si inserisce nel solco dei suoi precedenti lavori dedicati alla genesi dell'identità culturale italiana, proponendo una lettura di san Francesco d'Assisi non soltanto quale figura cardine del cristianesimo occidentale, ma come autentico pilastro fondativo dell'etnos e della sensibilità nazionale. Attraverso un'analisi che intreccia la narrazione biografica con le fonti medievali — a partire dai testi di Tommaso da Celano, tumulato proprio in Tagliacozzo e Bonaventura da Bagnoregio, fino alle esegesi storiografiche di Jacques Le Goff e Chiara Frugoni —, Cazzullo decostruisce l'iconografia tradizionale del santo per restituirne la complessità storica, umana e rivoluzionaria. La tesi di fondo dell'autore individua nel Poverello di Assisi il "primo italiano" per una pluralità di ragioni linguistiche, artistiche, antropologiche e filosofiche: sul piano letterario, il Cantico delle Creature rappresenta il momento in cui il volgare umbro assurge a dignità poetica e sacra, posizionandosi come il primo vero testo della letteratura italiana, ben prima della sistematizzazione dantesca; sul piano estetico e performativo, le intuizioni francescane, come l'ideazione del presepe di Greccio o le sue prediche itineranti intrise di teatralità, musica e gesto, innescano una rivoluzione figurativa che troverà in Giotto la sua massima espressione, trasformando la pittura bizantina rigida e bidimensionale in una rappresentazione del paesaggio, della natura e dell'umanità emotivamente partecipe; infine, sul piano sociale e filosofico, Francesco pone le basi dell'umanesimo italiano attraverso la riaffermazione della dignità individuale, la rivalutazione del lavoro, il rifiuto delle logiche d'accumulazione capitalistica nascenti nei Comuni e una visionaria sensibilità ecologica centrata sull'armonia tra l'uomo e la creazione. Cazzullo non mancherà di evidenziare le contraddizioni e le tensioni storiche vissute dal francescanesimo, in particolare la tendenza delle gerarchie ecclesiastiche coeve ad "addomesticare" l'impatto dirompente della scelta pauperistica del santo, trasformando un messaggio di rottura radicato nella terra in un culto trascendente e innocuo. Sviluppando, poi, continui parallelismi tra la crisi socio-politica del XIII secolo e le fratture della contemporaneità, segnata da disuguaglianze economiche stridenti, conflitti bellici e degradazione ambientale, l'opera di Cazzullo si configura in ultima analisi come una riflessione etica sulla modernità, indicando nell'eredità di Francesco d'Assisi non un relitto del passato, bensì una matrice valoriale viva e imprescindibile per comprendere la struttura profonda della civiltà italiana.